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Thursday, January 5, 2023

Benzina e diesel a 2 euro, i prezzi salgono ancora anche se il petrolio scende - Corriere della Sera

Il costo dei carburanti sulla rete italiana non arresta la corsa nonostante il crollo delle quotazioni dei prodotti raffinati. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana anche stamattina è stato rilevato un rialzo sui listini dei prezzi consigliati, mentre sulle medie nazionali dei prezzi praticati alla pompa si riversano gli aumenti rilevati ieri.

Dopo il diesel, ora tocca alla benzina “servita” avvicinarsi ai 2 euro al litro. Questa mattina Tamoil ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di un cent quelli del gasolio. Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 15 mila impianti: benzina self service a 1,810 euro/litro (+4 millesimi, compagnie 1,813, pompe bianche 1,805), gasolio a 1,872 euro/litro (+4, compagnie 1,874, pompe bianche 1,867). Benzina servito a 1,949 euro/litro (+3, compagnie 1,992, pompe bianche 1,865), diesel a 2,011 euro/litro (+3, compagnie 2,054, pompe bianche 1,925). Gpl servito a 0,792 euro/litro (+4, compagnie 0,803, pompe bianche 0,778), metano servito a 2,384 euro/kg (-48, compagnie 2,425, pompe bianche 2,352), Gnl 2,532 euro/kg (+43, compagnie 2,559 euro/kg, pompe bianche 2,513 euro/kg).

«Il prezzo di benzina e diesel sopra i due euro al litro vuol dire che c’è speculazione, e di fronte a una situazione di questo tipo il governo interverrà. Così il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto sul quotidiano La Stampa. «Con i livelli attuali di prezzo del gas e del petrolio — afferma Pichetto — io credo che un eventuale sforamento dei 2 euro sarebbe solo speculazione. E comunque, se il prezzo dei carburanti dovesse tornare a crescere in modo stabile e significativo, il governo è pronto a intervenire».

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Wednesday, January 4, 2023

Ita verso la privatizzazione: cosa può succedere ora - ilGiornale.it

Ita Airways va verso la privatizzazione. Il decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e risalente al 22 febbraio apre la strada al ritorno in mani private della compagnia di bandiera erede di Alitalia. La mossa apre a una riflessione sul futuro industriale di un gruppo che è sempre più appetibile sul mercato. E, anzi, forse ora più che mai può contribuire a fare emergere risultati per le casse dello Stato senza gravare ulteriormente sui suoi costi. Ita, partita come un'incognita, dopo un anno di gestione dell'ad Lezzerini è decisamente risanata e strutturata. Il primo semestre 2022 ha fatto registrare un Ebitda di -260 milioni per gli oneri del risanamento, ma la compagnia si aspetta un secondo semestre con risultati migliori, se non addirittura il ritorno all'utile.

In quest'ottica il governo Meloni non intende mettere Ita sul mercato a qualsiasi condizione e vuole dare priorità a quegli investitori che già in tempi non sospetti avevano mostrato interesse per la compagnia di bandiera. Non sarà una privatizzazione a tutto campo né sarà una vendita integrale, almeno in un primo momento. L'obiettivo è cercare partner industriali di peso. Tra le favorite della corsa, per tale motivo, emerge Lufthansa. La quale ha il vantaggio di essere meno bruciata della cordata AirFrance-Klm e di godere dell'immagine di compagnia attenta ai bilanci e con cui Ita potrebbe essere maggiormente complementare senza scivolare al ruolo di partner di serie B.

Lufthansa nelle scorse settimane ha prospettato l'ingresso nel 40% del capitale di Ita. Questo era stimato dal fondo Certares a 950 milioni di euro durante le trattative esclusive della tarda era Draghi in cui si prospettava un acquisto totale delle quote. Oggi la valutazione sarà sicuramente inferiore e stimabile tra i 450 e i 500 milioni di euro in caso di acquisto di quote solo parziale. Lufthansa parte da questa base di prezzo e dunque la sua offerta sarebbe quantificabile in 200 milioni di euro. Per l'Italia ad oggi questa strategia consentirebbe di rimandare la vendita di parte residua delle quote a quando Ita sarà ancora più appetibile e dunque ulteriormente valorizzabile. Cercando inoltre partner industriali di peso. Lufthansa, come controparte per la quota di minoranza, avrà di fatto un ruolo privilegiato nel management. Il decreto per la vendita di Ita cita espressamente il "preminente coinvolgimento nella gestione della compagnia aerea offerente" anche per quote di minoranza.

In quest'ottica ciò che può accedere è da un lato la fine degli esborsi notevoli del governo per l'ex Alitalia, dall'altro il rischio di perdere un gioiello tornato più lucido che in passato per una quota di risorse decisamente subottimale. La scelta ideale sarebbe in quest'ottica il rilancio di un disegno che veda anche un socio italiano affiancato a Lufthansa. La compagnia di bandiera tedesca assiste alla partita rifiutando alleanze con attori come Ferrovie dello Stato, la cui Alta Velocità è vista come concorrenziale.

La prossima mossa da attendersi, in ogni caso, sarà la formalizzazione della trattativa esclusiva tra il MEF, azionista di Ita, e Lufthansa per la quota di minoranza. Primo passo necessario per aprire un reale discorso sul tema. Il patto coi Tedeschi si prospetta meno sfavorevole per Ita rispetto a quello potenziale con francesi e olandesi, che restano alla finestra e potrebbero tornare alla carica se Lufthansa non si concretizzasse. Per il Paese il vero problema sarà capire se ha senso continuare a avere una compagnia di bandiera e scegliere il bivio tra la conquista di possibili dividendi sicuri dagli utili di un'Ita risanata, ma di fatto a guida tedesca, o incassare il premio di realizzo della privatizzazione totale dopo la prima cessione di quote di minoranza. Bivio che il governo Draghi non ha affrontato e a cui Giorgia Meloni si trova ora davanti: bisognerà riflettere sul senso di avere ancora oggi una compagnia di bandiera come volano di sviluppo economico e industriale per il Paese. Ma decidere in fretta. E l'apertura a soci esterni formalizzata a condizioni di mercato precise è sicuramente un primo passo.

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Tuesday, January 3, 2023

Rc auto, nel 2023 più salata per 815mila automobilisti: ecco per chi scattano i rincari - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

Non solo l’aumento del prezzo dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise dall’inizio dell’anno. E non solo il rincaro del 2% dei pedaggi sulle arterie di competenza di Autostrade per l’Italia, anche questo dal primo gennaio, con l’aggiunta di un altro 1,34% solo dal primo luglio 2023. Secondo l’osservatorio Facile.it, l’anno che è da poco iniziato porterà una sorpresa amara per circa 815.000 automobilisti.

Si tratta degli assicurati che, a causa di un incidente con colpa dichiarato nel corso dello scorso anno, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo del premio Rc auto. Secondo l’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 720mila preventivi raccolti su Facile.it a dicembre 2022 – il numero di automobilisti colpiti dai rincari è in crescita del 2% rispetto allo scorso anno.

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Notizie negative anche per gli automobilisti “virtuosi” dal momento che, negli ultimi 12 mesi, le tariffe delle polizze auto sono tornate a crescere; secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 458,06 euro, vale a dire il 7,23% in più rispetto a dicembre 2021.

Liguria, Lazio e Piemonte prime nella classifica dei rincari Rc auto

Se a livello nazionale la percentuale di automobilisti che hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,51%, guardando al campione su base regionale emergono differenze significative. Analizzando la graduatoria al primo posto c’è ancora una volta la Liguria; nella regione il 3,32% dei guidatori vedrà aumentare il costo dell’Rc auto. Seguono gli automobilisti di Lazio (3,05) e Piemonte (3,02%). Le percentuali più basse, di contro, sono state rilevate in Calabria (1,52%), Basilicata (1,87%) e Molise (2,02%).

L’identikit dell’automobilista che deve fronteggiare l’aumento dei costi

Se si analizza la platea di chi vedrà scattare gli aumenti, viene fuori che fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,32%, valore più basso rispetto a quella rilevato tra le donne (2,84%). Guardando alle fasce anagrafiche, invece, emerge che in assoluto hanno denunciato il minor numero di incidenti con colpa sono risultati essere gli automobilisti nella fascia 19-21 anni; tra di loro la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a causa di un sinistro con colpa è pari appena all’1,74%; seguono i 25-34enni (2,23%). Il valore più alto, invece, si registra tra gli over 65 (3,10%). Considerando, infine, la professione dell’assicurato emerge che gli agenti di commercio sono risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,16%) che farà scattare un aumento della polizza. Seguono i pensionati (3,04%) e i liberi professionisti (2,73%).

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Ft: Italia Paese dell'Eurozona più a rischio quando la Bce alzerà i tassi - Il Sole 24 ORE

1' di lettura

Nove economisti su dieci interpellati dal Financial Times affermano che l’Italia è il Paese dell’Eurozona che si ritroverà più esposto a una crisi del debito quando nei prossimi mesi la Banca Centrale Europea alzerà i tassi d’interesse e acquisterà meno obbligazioni. Lo rivela un sondaggio pubblicato in prima pagina dal quotidiano economico-finanziario britannico, secondo cui Roma è il Paese del gruppo euro «più a rischio di un sell-off non correlato nei suoi mercati dei titoli di Stato». Il deficit italiano, secondo Ft, dovrebbe scendere dal 5,6% del Pil nel 2022 al 4,5% nel 2023 e al 3% l’anno successivo.

Ma il debito pubblico italiano rimane uno dei più alti in Europa, a poco più del 145% del prodotto interno lordo. La scorsa settimana il rendimento del bond decennale ha superato il 4,6%, quasi il quadruplo del livello di un anno fa e 2,1 punti percentuali sopra il rendimento equivalente dei titoli tedeschi. La premier italiana Giorgia Meloni ha espresso sconcerto per la volontà della Bce di continuare ad aumentare i tassi nonostante i rischi per la crescita e la stabilità finanziaria.

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Monday, January 2, 2023

Mercato Auto Italia febbraio 2023: dati vendite - Quattroruote.it - Quattroruote

La top 10. Nella classifica dei modelli più popolari svetta sempre la Fiat Panda con 8.649 unità, mentre la seconda posizione è occupata dalla Jeep Renegade (3.388) e la terza dalla Toyota Yaris (2.799). Seguono, nell’ordine, la Lancia Ypsilon (2.590), la Dacia Sandero (2.479), la Volkswagen T-Cross (2.332), la Toyota Yaris Cross (2.128), la Renault Clio (2.032), la Renault Captur (1.910) e la Citroën C3 (1.855).

La frenata delle ricaricabili. Sul fronte delle alimentazioni, i dati forniti dall'Unrae mostrano ancora una volta una battuta d'arresto per le auto alla spina (ibride plug-in ed elettriche pure), a dimostrazione della scarsa efficacia degli incentivi nel sostenere le nuove forme di mobilità. Nel complesso, l’aggregato delle ricaricabili (Phev ed Ev) perde il 15,7% rispetto a dicembre 2021 e vede la penetrazione scendere dal 13,4% al 9,4%. In particolare, le elettriche pure (4.598) calano del 25,9% e dal 7% al 4,3% del mercato, mentre le ibride plug-in scendono del 4,6% (5.473) e passano dal 6,4% al 5,1%. Continua, invece, la crescita delle ibride non ricaricabili: sono 37.022, il 38,3% in più, e la loro quota sale dal 30,1% al 34,6%. All'interno di tale segmento, le full hybrid sono 10.987 (+27,7%, per una quota dal 9,7% al 10,3%), mentre le mild si attestano su 26.035 unità (+43,4% e penetrazione in crescita dal 20,4% al 24,3%). Tra le motorizzazioni tradizionali, le diesel salgono del 20,2% (21.928) e vedono una quota stabile al 20,5%. Le auto a benzina, con un +17,7% e 27.282 immatricolazioni, passano dal 26,1% al 25,5%.

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Sunday, January 1, 2023

Georgieva (Fmi): 2023 sarà anno duro per maggior parte economia mondiale - Il Sole 24 ORE

1' di lettura

“Per la maggior parte dell’economia mondiale, questo sarà un anno duro, più duro di quello che ci lasciamo alle spalle. Come mai? Perché le tre grandi economie, Usa, Ue, Cina, stanno tutte rallentando contemporaneamente. Gli Stati Uniti sono i più resilienti. Gli Stati Uniti potrebbero evitare la recessione”. Così la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, durante un’intervista alla Cbs. Negli Usa “vediamo che il mercato del lavoro rimane abbastanza forte. Questa è, tuttavia, una benedizione a metà perché se il mercato del lavoro è molto forte, la Fed potrebbe dover mantenere le strette sui più a lungo per far scendere l’inflazione”, precisa.

Per quanto riguarda l’Unione europea, “è colpita molta duramente dalla guerra in Ucraina. L’anno prossimo metà Unione europea sarà in recessione. La Cina rallenterà ulteriormente quest’anno. Il prossimo anno sarà difficile per la Cina. E questo si traduce in tendenze negative a livello globale. Quando guardiamo ai mercati emergenti nelle economie in via di sviluppo, lì il quadro è ancora più fosco. Come mai? Perché oltre a tutto il resto, vengono colpiti dagli alti tassi di interesse e dall’apprezzamento del dollaro”, sottolinea Georgieva.

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Nel suo ultimo World Economic Outlook pubblicato ad aprile 2022, il Fondo monetario internazionale prevedeva una crescita globale del 3,6% nel 2022 e nel 2023, al ribasso rispetto al 4,4% e del 3,8% del report di gennaio dello stesso anno.

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Tutte le nuove auto in arrivo nel 2023 - La Gazzetta dello Sport

Saranno 1,4 milioni le vetture vendute in Italia nel 2023 secondo le stime dell'Unrae, Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, con una crescita lieve sostenuta dal bisogno di citycar dal basso prezzo e dalla tendenza a premiare le ibride, che potranno arrivare oltre il 36% del totale. Ma la voglia di fascino resta, e i prossimi 12 mesi saranno all'insegna dell'elettrificazione, con il debutto della probabile Alfa Romeo 33 Stradale e dell’erede della Lamborghini Aventador. Entrambe saranno chiamate a difendere la categoria delle super sportive in un mercato sempre più dominato dagli Sport utility urbani. Si rinnovano Toyota C-HR, Hyundai Kona e Dacia Duster, con la nuova Lexus RZ 450e elettrica accompagnata da modelli di più ampia diffusione come Jeep Avenger o l’attesissimo Fiat B-Suv. In alto, Audi si rinnova Q8 e-tron e aspetta Q6 e-tron, con la concorrenza ad emissioni zero chiamata Maserati Grecale Folgore. Le elettriche da città? Glamour come Renault 5 o nuova Mini. Scopriamole insieme.

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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...