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Monday, January 29, 2024

Amazon rinuncia ad iRobot, che crolla a Wall Street - Il Sole 24 ORE

2' di lettura

Nei giorni scorsi i primi dubbi. Adesso, invece, la notizia è ufficiale: è saltato l’accordo raggiunto un nell’estate del 2022, e Amazon ha annunciato di rinunciare all’acquisizione di iRobot, società che produce i robot per le pulizie domestica Roomba.

In un comunicato, le due società americane hanno reso noto che «non ci sono possibilità di un’approvazione da parte delle autorità» dell’accordo siglato circa un anno e emzzo fa. Da qui la decisione di fare un passo indietro. Passo indietro che costa tantissimo, in termini di valore di Borsa, ad iRobot, che ha infatti immediatamente annunciato di voler tagliare il 31% della sua forza lavoro (circa 350 persone) e che il presidente e amministratore delegato, Colin Angle, lascia la società con effetto immediato.

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Misure che non hanno fermato l’emorragia sul titolo della società di Bedford (Massachusetts), che in apertura ha perso subito il 15%. Un crollo che - sommato a quelli già avvenuti nei giorni scorsi dopo i primi rumors di una trattativa in bilico - diventa di oltre il 63%, portando le azioni di iRobot da 37 a 14 dollari. Meno di tre settimane fa, Amazon non aveva rispettato la scadenza per offrire risposte all’Unione Europea, che aveva condotto un’indagine, sul pericolo di un danno per la concorrenza nel mercato dei robot aspirapolvere. Il titolo di Amazon, nel premercato, guadagna lo 0,4%.

Come dicevamo l’accordo fra Amazon e iRobot è dell’agosto 2022. Le due società siglarono un deal da 1,7 miliardi di dollari. E l’idea del gigante dell’eCommerce era chiara: arricchire il suo portafoglio di dispositivi intelligenti, che comprende l’assistente vocale Alexa, termostati, dispositivi di sicurezza e display.

A un anno e mezzo di distanza, però, i regolatori hanno acceso i fari su questa operazione, ponendo dubbi importanti: le possibilità che questa acquisizione di rivali più piccoli possa portare poche aziende ad avere accesso a grandi quantità di dati dei clienti e a controllare il mercato. Le indagini, alla fine, hanno convinto Amazon a mollare la presa sulla società dei Roomba, dando vita a quello che - di fatto - è il secondo blocco normativo a operazioni in ambito tech a distanza di poche settimane. Una sorta di “vittoria” europea.

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Saturday, January 27, 2024

Cos'è il nuovo Btp Valore in arrivo il 26 febbraio 2024, come funziona e a chi conviene comprarlo - Fanpage.it

Il ministero dell’Economia ha annunciato che dal 26 febbraio al 1 marzo 2024 saranno messi in vendita dei nuovi Btp Valore, titoli di Stato della durata di sei anni. L’intenzione del governo è di rivolgersi soprattutto ai piccoli risparmiatori.

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Dopo due emissioni – una a giugno e una a ottobre dello scorso anno – anche nel 2024 tornerà il Btp Valore. Il ministero dell'Economia, infatti, ha annunciato che dal 26 febbraio, fino alle ore 13 del 1 marzo 2024, ci sarà una nuova vendita dei titoli di Stato, che avranno alcune differenze rispetto al passato. Innanzitutto, la durata: i nuovi Btp Valore dureranno sei anni, invece di quattro o cinque come in passato, e quindi resteranno validi fino al 2030. In più, il ‘premio di fedeltà' (cioè la somma pagata a chi si tiene i titoli per tutto il tempo, senza rivenderli) sarà dello 0,7%, leggermente più alta che in passato. L'idea del governo è di rivolgere questi Btp ai piccoli risparmiatori che siano disponibili a investire nel debito italiano.

Cos'è il Btp Valore e come funziona

Come detto i Btp Valore sono titoli di Stato, cioè titoli finanziari con cui una persona può ‘fare un prestito' allo Stato, e questo in cambio si impegna a restituirgli quella somma con gli interessi nel corso degli anni. La durata complessiva del titolo è di sei anni, dal 2024 al 2030.

Al momento non è ancora nota l'informazione più importante, cioè quanto varranno effettivamente questi interessi. I tassi minimi garantiti, infatti, saranno comunicati venerdì 23 febbraio, poco prima che parta la vendita. Questi saranno il minimo sotto cui lo Stato non può andare, mentre quando si chiuderà la vendita il ministero annuncerà i tassi finali, cioè che quelli che saranno effettivamente pagati: potrebbero essere più alti dei minimi garantiti, oppure identici.

Chiunque compri i Btp Valore può poi decidere di rivenderli (tutti o solo una parte) al prezzo di mercato, eventualmente guadagnandoci se il prezzo si è alzato. Se non lo fa, però, il ministero dell'Economia ha previsto un ‘premio di fedeltà‘ pari allo 0,7% del valore complessivo, che sarà pagato al termine dei sei anni a chi ha sempre tenuto i titoli. Nelle emissioni dello scorso anno, questo premio era dello 0,5%.

I pagamenti legati ai Btp Valore, le cosiddette cedole, saranno erogati ogni tre mesi, con rendimenti prefissati e crescenti nel tempo. Chi vuole acquistare Btp Valore potrà partire da un minimo di mille euro, anche tramite il proprio home banking se questo è abilitato alle funzioni di trading online. In alternativa, ci si potrà rivolgere alla propria banca o all'ufficio postale dove si ha il conto corrente. Le rendite del Btp Valore avranno una tassazione agevolata, pari al 12,5%.

A chi conviene comprare i nuovi titoli 2024

I Btp Valore potranno essere acquistati solamente dai piccoli risparmiatori e affini, cioè dal cosiddetto mercato ‘retail'. Come avvenuto l'anno scorso, l'obiettivo è di coinvolgere le famiglie italiane che hanno dei risparmi da parte e hanno intenzione di investirli.

Come spiegato a Fanpage.it dall'economista Ugo Pomante, lo scopo per chi compra i Btp Valore può essere quello di "investire nell'unica forma di investimento che è in grado di garantire un rendimento pressoché certo. Chi compra un titolo a tasso fisso lo fa perché vuole avere un rendimento sostanzialmente certo. Sa che non deve temere ‘sorprese' circa una forte variazione del rendimento incassato". In generale comunque i BtP Valore sono solo una delle opzioni per chi ha interesse a investire: "Le regola fondamentale, che è l'essenza stessa dell'investimento, è diversificare. Se uno rinuncia a diversificare vuol dire che non sta neanche investendo, ma sta facendo gioco d'azzardo".

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Rimborsi e compensazioni senza visto di conformità con il concordato preventivo biennale - Informazione Fiscale

Ai titolari di partita IVA che aderiranno al concordato preventivo biennale nel 2024 si applicheranno i benefici premiali ISA: rimborsi e compensazioni senza visto di conformità, entro le nuove soglie previste dall’anno in corso, si affiancano allo stop agli accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate

Concordato preventivo biennale, rimborsi e compensazioni senza visto di conformità fino alla soglia di 70.000 euro per l’IVA e di 50.000 euro per le imposte dirette e l’IRAP.

I vantaggi previsti per chi aderirà al patto con il Fisco non si limitano allo stop agli accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il testo del decreto legislativo approvato in Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2024 conferma che, in caso di adesione al concordato preventivo biennale, saranno applicati i benefici premiali ISA.
Una regola che si basa sul nuovo rapporto fiduciario che si instaurerà tra contribuenti e Fisco e che si intreccia con le novità previste dal decreto sulla semplificazione degli adempimenti tributari.

Rimborsi e compensazioni senza visto di conformità con il concordato preventivo biennale

Il concordato preventivo biennale punta a dare il via a una nuova stagione di collaborazione tra partite IVA e Fisco, costruendo un rapporto fondato su “reciproco affidamento e trasparenza”.

Queste alcune delle indicazioni contenute nella relazione illustrativa al testo del decreto legislativo approvato in Consiglio dei Ministri il 24 gennaio 2024, che delinea condizioni, requisiti e vantaggi dell’adesione al concordato preventivo.

La sospensione degli accertamenti previsti dall’articolo 39 del DPR n. 600/1973 per il periodo oggetto di concordato è quindi solo una delle disposizioni di favore previste, alla quale si affianca l’applicazione generalizzata dei benefici premiali ISA.

Si tratta delle agevolazioni previste dal comma 11, articolo 9-bis del decreto legge n. 50/2017, graduate in relazione ai diversi gradi di affidabilità fiscale conseguenti all’applicazione degli Indici.

Le più rilevanti consistono nell’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA e dei crediti relativi alle imposte dirette e all’IRAP, in parallelo all’esonero previsto per i rimborsi dell’imposta sul valore aggiunto.

Chi accederà al concordato preventivo biennale, accettando entro il 15 ottobre 2024 la proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, verrà inoltre escluso dall’applicazione della disciplina delle società non operative, sarà escluso dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici e beneficerà dell’anticipo di un anno dei termini di decadenza per le attività di accertamento, relativamente ai redditi di impresa e lavoro autonomo oggetto di accordo con il Fisco.

Si attende in ogni caso la pubblicazione del testo del decreto legislativo in Gazzetta Ufficiale per una disamina più accurata dei benefici previsti.

Rimborsi e compensazioni senza visto di conformità, le nuove soglie 2024 potenziano i vantaggi del concordato preventivo biennale

L’attuazione per gradi della riforma fiscale impone di rimettere insieme i pezzi per valutare gli effettivi impatti che potrà avere per l’anno in corso.

Così è guardando proprio ai vantaggi previsti in caso di adesione al concordato preventivo biennale e oltre alle novità previste dal decreto licenziato dal Governo il 24 gennaio bisogna tener presenti le regole già in vigore previste dal decreto legislativo n. 1/2024.

Il testo del provvedimento in materia di semplificazione degli adempimenti tributari potenzia i benefici premiali ISA, intervenendo sui limiti previsti per l’esonero dall’apposizione del visto di conformità.

Sul fronte dei crediti IVA, l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per le compensazioni passa dalla soglia di 50.000 euro al nuovo limite massimo di 70.000 euro, stesso valore previsto per l’esonero sul fronte dei rimborsi.

Compensazioni senza bollino del professionista entro la soglia di 50.000 euro, rispetto ai 20.000 euro previsti fino allo scorso anno, per quel che riguarda invece le imposte sui redditi e l’IRAP.

Novità che si applicheranno quindi anche a chi aderirà al concordato preventivo biennale, che se da un lato perde il vincolo del punteggio ISA pari a 8 ai fini dell’accesso, dall’altro riprende dagli Indici di affidabilità fiscale il pacchetto completo dei benefici premiali.

Il Fisco punta tutto sul nuovo patto che verrà proposto alle partite IVA, concedendo alla generalità degli aderenti benefici fino ad oggi riservati solo ai più meritevoli.

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L'allarme di Assoutenti: con la crisi nel Mar Rosso ci sarà una stangata sugli automobilisti italiani - Tiscali

TiscaliNews   

allarme Assoutenti: con crisi Mar Rosso stangata sugli automobilisti italiani

Carenza pezzi di ricambio con un boom di furti e il rischio di una stangata sui costi delle polizze Rc auto. E' uno degli impatti sui cittadini provocati in dalla crisi in atto nel Mar Rosso secondo quanto denuncia Assoutenti in seguito alle valutazioni di Federcarrozzieri. Per l'associazione dei consumatori l'aumento delle tariffe potrebbe essere del 5% con una maggiore spesa da 635 milioni di euro per assicurati.

"I ritardi nelle consegne della componentistica per le auto e dei pezzi di ricambio legati alle difficoltà nei traporti nell'area del Mar Rosso determinano a danno dei consumatori non solo aumenti diretti, ma anche rincari indiretti - spiega il presidente di Federcarrozzieri Gabriele Melluso - La carenza di componenti e ricambi sul mercato, infatti, da un lato rischia di causare un incremento dei costi delle riparazioni delle auto incidentate, dall'altro un aumento di furti di autovetture nelle città italiane, che possono riguardare anche solo singoli pezzi delle macchine, come già avvenuto nel 2022 a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e della conseguente crisi dell'automotive.

Ciò comporterà inevitabilmente una escalation dei costi in capo alle compagnie di assicurazioni che saranno scaricati sui consumatori attraverso un incremento delle tariffe Rc auto, già rincarate a fine 2023 del +7,8% su base annua". "Un eventuale aumento del +5% dei prezzi delle polizze come impatto della crisi del Mar Rosso, darebbe vita ad una stangata da complessivi 635 milioni di euro solo sulla categoria degli automobilisti e solo a titolo di maggiore spesa sull'Rc auto" - conclude Melluso. 

TiscaliNews   

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Friday, January 26, 2024

Sei anni e due rendimenti: ecco il nuovo BTp Valore in offerta dal 26 febbraio - Il Sole 24 ORE

2' di lettura

Sarà in offerta dal 26 febbraio al 1° marzo la nuova edizione del BTp Valore, che inaugura il ricco programma 2024 del Tesoro destinato al mercato retail. Il titolo, alla sua terza prova dopo il doppio pieno realizzato a giugno e ottobre dello scorso anno, allunga la propria durata rispetto ai precedenti, ma non troppo. Il BTp offerto sarà a sei anni, cadenzato dal meccanismo step up consueto in questo prodotto, che alza il tasso con il passare del tempo: anche in questo caso, come nei precedenti, il calendario sarà diviso in due, con il tasso che si irrobustisce a partire dal quarto anno.

La durata
Il quadro dei rendimenti è completato dal nuovo premio fedeltà, che in linea con la nuova durata si alza rispetto al passato e arriva al 7 per mille. I sei anni, si diceva, disegnano l’arco più lungo percorso fin qui dal BTp Valore, che nelle sue prime due prove aveva offerto una durata rispettivamente di 4 e 5 anni. Ma questo ampliamento è la conseguenza ovvia della discesa dei tassi nelle ultime settimane, che permette di mantenere rendimenti interessanti ma non troppo pesanti per i conti pubblici anche con scadenze un po’ più lontane.

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I precedenti
Anzi, in rapporto a questo fattore la scelta sembra caduta su un calendario ancora contenuto. Il confronto, inevitabile, è con i numeri da record totalizzati dai due BTp Valore del 2023, che in totale hanno raccolto 35,38 miliardi divisi in poco meno di 1,3 milioni di contratti irrobustendo parecchio il nuovo “popolo dei BTp” generato dall’addio alla lunga epoca dei tassi piatti. Ma naturalmente il nuovo titolo non va visto come un unicum, perché è solo il primo passo di un programma che già nelle Linee guida di dicembre sulla gestione del debito pubblico 2024 è stato prospettato fitto di appuntamenti, in un calendario che dovrebbe fra le altre cose vedere anche il ritorno dei BTp Italia.

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Elon Musk contrasta le auto elettriche cinesi - Virgilio

Elon Musk suona la carica e lancia un allarme preoccupante per il settore automotive occidentale. I pericoli vengono da oriente, precisamente dalla Cina che sta galoppando velocemente per arrivare in testa alla piramide e, dopo di che, dominare tutta la scena globale. Solitamente le previsioni dell’esuberante patron di Tesla si avverano, vedremo se anche stavolta avrà ragione. Sicuramente, per la filiera italiana e, più in generale, europea non sarebbe propriamente un vantaggio. Vedremo.

Musk ha battezzato i competitors cinesi come coloro che hanno una crescita migliore di tutti gli altri, definendoli addirittura come i “più competitivi al mondo“. Quali sono però i rischi effettivi che vengono corsi da Tesla e da tutti gli altri marchi del mondo occidentale? Il magnate americano avverte in modo esplicito: “Se non saranno imposte barriere commerciali, demoliranno la maggior parte delle case automobilistiche” a livello globale.

La Cina nel mirino di Musk

Il dito di Elon Musk è puntato soprattutto verso un interlocutore, Byd, il colosso che annovera persino Warren Buffett fra i suoi azionisti e che ha tolto a Tesla la corona di regina del globale nel campo delle macchine alla spina. I commenti di Musk non rimarranno soltanto nell’etere, sono destinati a risuonare furiosamente anche nella campagna presidenziale in corso negli USA. Il presidente in carica, Joe Biden, sarebbe determinato a non permettere alla Cina di controllare il mercato delle auto elettriche. Donald Trump, principale antagonista alla Casa bianca e leader dei repubblicani, oltre ad aver criticato le elettriche poco tempo fa, è arrivato a proporre dazi del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti e a revocare lo status della Cina di uno dei Paesi favoriti dagli Stati Uniti per gli scambi commerciali.

Non ci sono opportunità ovvie per una partnership con un rivale cinese“, ha aggiunto Musk, sottolineando tuttavia che Tesla è aperta a fornire ai rivali cinesi l’utilizzo della sue rete di caricatori e la concessione in licenza di altre importanti tecnologie.

Tesla combatte sul mercato

Per aumentare la domanda e contrastare la furiosa concorrenza, il miliardario si è tuffato nell’ultimo anno in un taglio radicale dei prezzi che ha ridotto, non di poco, i margini di Tesla e fatto arrabbiare gli investitori. Il quarto trimestre si è concluso con un utile netto più che raddoppiato a 7,9 miliardi di dollari ma soltanto tramite una tantum fiscale, mentre i ricavi sono risultati più bassi delle attese degli analisti, nonostante la Model Y sia diventata l’auto più venduta del pianeta.

Risultati che non conquistano e che penalizzano Tesla soprattutto a Wall Street, dove gli osservatori non sono rimasti impressionati neanche dall’annuncio sull’avvio della produzione a metà del 2025 nell’impianto situato in Texas di un’auto elettrica low cost, chiamata Redwood. I titoli infatti sono crollati fino a perdere quasi il 10% gettando un’ombra sulla marcia al rialzo quasi senza sosta delle magnifiche sette, le big tecnologiche che stanno spingendo i listini americani. Nel mostrare i conti del trimestre Musk ha elaborato la sua richiesta di far entrare in Tesla una maggiore presenza di intelligenza artificiale, senza dover essere costretto ad andare in altri lidi.

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Dal Mar Rosso la nuova crisi dei prezzi in Italia: 95 milioni di danni al giorno - Today.it

Lo stretto di Bab el-Mandeb è la porta che da sud conduce al Canale di Suez e al Mar Mediterraneo. Si trova all'imbocco del Mar Rosso e per importanza è il terzo "chokepoint" globale, una strozzatura diventata l'unico punto di transito per le navi provenienti da tutto il mondo. La guerra tra Israele e Hamas è arrivata sin qui, proprio dove passa il 12 per cento del commercio globale e il 16 per cento dei beni importati in Italia. Gli attacchi degli Houthi provenienti dallo Yemen e sostenuti dall'Iran hanno preso di mira le navi "legate a Israele" che superano lo stretto, stravolgendo uno degli snodi fondamentali del commercio mondiale e causando la reazione militare di Stati Uniti e Regno Unito. 

Mappa della rotta alternativa al Canale di Suez, intorno al Capo di Buona Speranza

Se le navi vogliono arrivare nel Mediterraneo evitando Suez non hanno scelta: devono circumnavigare l'Africa dal Capo di Buona Speranza, con tempi che vanno dai 10 ai 15 giorni di navigazione in più e costi maggiori, come mostrano i dati e le testimonianze raccolte da Today.it nel settore delle spedizioni via mare. L'effetto sui principali porti italiani si vede già, le conseguenze peggiori sui prezzi sono all'orizzonte e potrebbero riportare Italia ed Europa indietro nel tempo, alle incertezze economiche causate dall'invasione russa dell'Ucraina e a una nuova inflazione.

Gli Houthi mandano in crisi il Mar Rosso: è già peggio del Covid

L'impatto negativo della crisi nel Mar Rosso sul commercio globale ha già superato quello della pandemia. Ha fatto di peggio solo la "Ever Given", la gigantesca nave mercantile che ha bloccato il Canale di Suez per sei giorni nel marzo 2021. A parte questa eccezione, "la crisi del Mar Rosso è il singolo evento più grande, addirittura più grande dell'impatto iniziale della pandemia", sostiene Alan Murphy, amministratore delegato di Sea-Intelligence, una delle principali società di consulenza nel settore della logistica marittima.

Secondo i dati aggiornati della piattaforma Portwatch del Fondo monetario internazionale elaborati da Today.it, il traffico navale nel Canale di Suez a gennaio 2024 è diminuito di oltre il 37 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e del 52 per cento nello Stretto di Bab el-Mandeb. Al contrario, la rotta alternativa intorno al Capo di Buona Speranza che circumnaviga l'Africa è cresciuta del 70 per cento. Il crollo del traffico delle navi mercantili nel Mar Rosso, a favore della rotta alternativa, è evidente nel grafico sotto.

Grafico sul crollo delle rotte navali per Suez coinvolte nella Crisi nel Mar Rosso

Un esempio: il 21 gennaio 2024 sono passate 46 navi dal Canale di Suez. Nello stesso giorno del 2023 erano 73. Stati Uniti e Regno Unito, con il sostegno di Australia, Bahrein, Canada, Paesi Bassi e Nuova Zelanda, hanno messo a segno diversi attacchi militari contro gli Houthi, in Yemen. Ma le navi commerciali continuano a essere prese di mira dai ribelli. Anche l'Italia sarà presente nel Mar Rosso con una missione navale europea. Secondo gli ultimi dati rilevati dalla multinazionale della logistica Kuehne + Nagel, 215 navi tuttora in viaggio con 2,7 milioni di container sono già state costrette a cambiare rotta. 

I timori del settore marittimo, Maersk: "Costi aumentati del 50 per cento"

Maersk è un'azienda danese tra le più importanti al mondo. Contattata da Today.it, la società ha risposto che i costi delle spedizioni, per la rotta alternativa a Suez intorno all'Africa, sono aumentati del 50 per cento a causa di un viaggio lungo oltre 6 mila chilometri in più, equivalenti a 3280 miglia nautiche (nella mappa qui sotto). 

Esempio della rotta intorno al Capo di Buona Speranza, più lunga di quella per il Canale di Suez

Nel suo ultimo aggiornamento, Maersk definisce la situazione nel Mar Rosso "estremamente instabile e tutte le informazioni disponibili confermano che il rischio per la sicurezza rimane a un livello significativo". Le preoccupazioni nel settore abbondano: secondo un sondaggio condotto da Freightos, piattaforma digitale di prenotazione merci nelle spedizioni internazionali, la maggior parte degli importatori per le piccole e medie imprese è preoccupata per l'impatto della crisi sulle rotte commerciali e dei conseguenti aumenti di costo. 

Assarmatori e Federagenti: "Temiamo durata della crisi e Capodanno cinese"

In Italia il settore è cauto sulle previsioni e guarda alle prossime settimane, soprattutto alle conseguenze del Capodanno cinese. Come ogni anno (lo si vede dai pallini rossi nel grafico qui sotto), i festeggiamenti in Cina diminuiranno il numero di container disponibili in circolazione proprio mentre la domanda aumenta, visto che i container restano impegnati più a lungo per le nuove rotte. Così, i costi delle spedizioni possono solo aumentare.

Grafico sul numero di container in circolazione durante crisi del Mar Rosso e Capodanno cinese

"Navighiamo a vista e un'emergenza con le caratteristiche di quella in atto rende impossibile qualsiasi previsione, anche sul breve termine - dice a Today.it Stefano Messina, presidente di Assarmatori -. Allo stato attuale l'impatto economico dovuto all'escalation della tensione nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz ha prodotto per il sistema-Italia effetti contenuti: i prezzi del petrolio e del gas sono stabili e la stessa considerazione vale per le materie prime e per i noli, sia quelli relativi ai carichi secchi sia per i trasporti di carichi liquidi. Si segnalano incrementi delle rate di nolo per il trasporto containerizzato, in particolare per l'import dall'Estremo Oriente. Se questa crisi dovesse protrarsi, allora i problemi potrebbero essere decisamente più rilevanti".

Il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, ha definito la situazione "ancora troppo incerta e fluida per formulare previsioni o definire analisi sull'andamento dei prezzi finali della merce. Di certo cominciano a muoversi pericolosamente indicatori relativi al rincaro delle materie prime e dei prodotti energetici. I prodotti al consumo e quelli riservati alla grande distribuzione potrebbero subire un effetto domino, a causa dell'imminente Capodanno cinese che blocca per settimane l'attività in Cina. E per l'allungamento delle rotte e il costante riassestamento dei tempi di spedizione e consegna potranno subire impatti crescenti, sia in termini di indisponibilità di talune categorie di merce, sia in termini di aumento dei prezzi".

I porti italiani soffrono: spedire da Shanghai a Genova costa 4 volte di più

L'impatto della crisi nel Mar Rosso è già evidente nei porti italiani. Secondo i dati della piattaforma Portwatch elaborati da Today.it, nei primi sei porti nazionali (Venezia, Trieste, Genova, Gioia Tauro, Augusta e Livorno) rispetto al mese di novembre il traffico è diminuito, con punte di oltre il 20 per cento. Come si vede dal grafico sotto, il picco è stato toccato a fine dicembre, con circa il 21 per cento di navi in meno rispetto al mese precedente. 

Grafico sugli effetti della crisi nel Mar Rosso nei porti italiani

A gennaio 2024 c'è stata una graduale ripresa, ma il numero di navi è ancora dell'11 per cento inferiore. Perché ci sono meno navi nei porti italiani? Perché quelle che dovevano arrivare tramite il Canale di Suez sono in ritardo, a causa del giro più lungo intorno all'Africa. E il tempo in più che le navi passano in mare comporta nuovi e maggiori costi per le spedizioni.

Gli ultimi dati forniti dalla società di analisi Drewry dicono che per trasportare un container tipo da Shanghai a Genova, il costo è aumentato di oltre quattro volte, da 1.400 a 6.365 dollari. Quella ligure è diventata la rotta europea più costosa: di conseguenza, i porti europei del Nord potrebbero diventare più attrattivi di quelli italiani, timore già espresso da diversi esponenti del settore.

Grafico che mostra l'aumento del costo per spedire un container da Shanghai a Genova

I prezzi salgono, di nuovo: 95 milioni di euro al giorno di danni

Secondo stime di Bankitalia,  il trasporto navale attraverso il Mar Rosso riguarda più le importazioni italiane, circa il 16 per cento del totale, che le esportazioni. Su questa rotta transita una larga parte degli acquisti dalla Cina e altre merci arrivano dalle economie dell'Asia orientale o dai paesi del Golfo Persico esportatori di gas e petrolio.

Tra i settori più interessati c'è la moda: un terzo delle importazioni italiane della filiera arriva dal Mar Rosso, ma le quantità sono elevate anche per i prodotti metalmeccanici, che costituiscono quasi il 30 per cento dei volumi delle importazioni italiane. Alcune regioni sono più esposte di altre: per Confartigianato, il valore più alto di prodotti trasportati attraverso il Mar Rosso è quello della Lombardia, pari a 12,9 miliardi di euro, seguita da Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.

Il danno c'è già: secondo i calcoli di Confartigianato, negli ultimi 3 mesi l'Italia ha perso 3,3 miliardi di euro per mancate o ritardate esportazioni e 5,5 miliardi per il mancato approvvigionamento di prodotti manifatturieri. Una perdita totale di quasi 9 miliardi: fanno oltre 95 milioni di euro ogni giorno.

Ora c'è il timore che tutto ricada sui consumatori. Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, ha calcolato che uno shock simile potrebbe far crescere i prezzi in Italia e in Europa dell'1,8 per cento. Tutto dipenderà dalla durata della crisi e dall'eventuale reazione della Bce: un grosso, nuovo, elemento di incertezza per il 2024.

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