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Thursday, July 27, 2023

Prezzi dei carburanti ancora in rialzo, benzina ai massimi da un anno. Il ministero: “Vigiliamo” - Il Fatto Quotidiano

A ridosso del grande esodo estivo i prezzi di benzina e gasolio tornano a surriscaldarsi. Le ultime rilevazioni registrano un nuovo giro di rialzi: la benzina in modalità self service supera quota 1,88 euro al litro, ai massimi da un anno fa, quando era in vigore lo sconto sull’accisa di 30 centesimi al litro. Il gasolio è a 1,73 euro/litro, ai massimi dallo scorso aprile. Eni ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Per Q8 si registra un rialzo di un centesimo al litro. La benzina al servito in autostrada è a 2,2 euro. Nell’ultimo mese il costo di un barile di petrolio è salito di oltre il 10% passando da 72 a 83 dollari. Dallo scorso gennaioil governo Meloni ha azzerato gli sconti fiscali sui carburanti che erano stati introdotti dal precedente Esecutivo.

Per i carburanti “le dinamiche alla pompa sono coerenti con quanto si osserva nei mercati internazionali, su cui peraltro anche negli ultimi giorni ci sono accelerazioni delle quotazioni. Nonostante dall’inizio del 2023 il prezzo industriale di benzina e gasolio, al netto della tassazione, in Italia sia stabilmente più basso di Spagna, Germania e Francia, le recenti tensioni rendono necessarie la massima attenzione e la prosecuzione del monitoraggio dei prezzi nelle varie fasi della filiera, per verificare l’assenza di fenomeni speculativi nelle settimane di massima concentrazione degli spostamenti”, fa sapere il ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Assoutenti ricorda che dal prossimo 1 agosto scatterà l’obbligo per i distributori di indicare i prezzi medi regionali dei carburanti, attraverso un cartellone che dovrà essere esposto in modo ben visibile all’interno dell’area di rifornimento, pena una sanzione da 200 a 2000 euro per i trasgressori. Una novità che rischia tuttavia di trasformarsi in una falsa partenza, con i benzinai che denunciano ritardi nella consegna degli appositi tabelloni da parte delle compagnie petrolifere.

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Wall Street, l'andamento nella seduta del 27 luglio 2023 - SoldiOnline.it

america_2I principali indici azionari statunitensi hanno terminato la giornata in territorio negativo, dopo le decisioni di politica monetaria della BCE e del dato migliore delle attese del Pil statunitense nel 2° trimestre 2023.

Il Dow Jones ha perso lo 0,67% a 35.283 punti, mentre l’S&P500 ha chiuso in ribasso dello 0,64% a 4.537 punti. Performance negativa anche per il Nasdaq (-0,55% a 14.050 punti).

Giornata decisamente positiva per META Platforms (+4,4% a 311,71 dollari), dopo la diffusione dei risultati finanziari del 2° trimestre 2023.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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Borsa: Europa e Wall Street euforiche con Bce e pil Usa - QUOTIDIANO NAZIONALE

Listini azionari in spolvero sulle due sponde dell'Atlantico dopo che la Bce ha aperto a una possibile pausa nel rialzo dei tassi, allineandosi alla Fed, e il pil Usa del secondo trimestre è cresciuto del 2,4%, battendo le attese del mercato e rafforzando lo scenario di un atterraggio morbido dell'economia a stelle e strisce.

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Milano e Parigi avanzano del 2%, Francoforte dell'1,6% e Madrid dell'1,1% mentre Londra sale dello 0,4%. A New York il Nasdaq guadagna l'1,2%, l'S&P 500 lo 0,7% e il Dow Jones lo 0,1%. La mano morbida di Christine Lagarde fa calare i rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona, con quello del Btp che scende di quasi cinque punti al 4,047% mentre lo spread con il Bund tedesco si restringe a 160 punti base. Debole l'euro, che oscilla a ridosso della quota di 1,1 con il dollaro (-0,8%). A Piazza Affari vola Stm (+8%), che decolla con tutto il comparto dei microchip, davanti a Moncler (+6,8%), Stellantis (+4,8%), Prysmian (+4,6%), Diasorin (+4,5%), Amplifon (+4,3%), Azimut (+4%) e Mediobanca (+3,7%), che tra ieri ed oggi hanno presentato trimestrali apprezzate dal mercato. Fiacche invece le banche, che vedono avvicinarsi il picco degli extraprofitti generati dalla stretta monetaria e che non vedranno più remunerate dalla Bce le riserve obbligatorie depositate a Francoforte: Bper cede l'1,3%, Mps lo 0,9%, Banco Bpm lo 0,4% e Unicredit lo 0,2%.

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Wednesday, July 26, 2023

La Fed alza i tassi fra il 5,25% e il 5,50%, ai massimi da 22 anni - Corriere della Sera

Come aveva previsto il mercato la Federal Reserve ha alzato i tassi dello 0,25% spingendo il costo del denaro in una forchetta fra il 5,25% e il 5,50%, ai massimi dal 2001. Dopo la due giorni di riunioni il Fomc della Fed ha scelto di varare l’undicesimo rialzo da marzo 2022, perché la guerra contro l’inflazione non è ancora vinta. E oggi la Bce potrebbe replicare l’aumento in Europa. «Valuteremo riunione dopo riunione», ha detto il presidente della Fed Jerome Powell che ha sottolineato come ci sia ancora incertezza sulla curva dei prezzi Molto dipenderà anche dai dati sul Pil Usa del trimestre e quelli sull’inflazione Pce, quella che depura i prezzi da componenti volatili come energia e alimentari, il più prezioso per le decisioni Fed che verranno divulgati giovedì 27 luglio. Troppo presto quindi per capire se nella riunione Fed del 19 e 20 settembre darà seguito ai rialzi o meno.

Inflazione al 2%, un cammino ancora lungo

La Fed è impegnata a riportare l’inflazione del 2%: «la stabilità dei prezzi è necessaria per consentire all’economia di funzionare per tutti e soprattutto per un mercato del lavoro forte», ha detto Powell, sottolineando che la Banca centrale adotterà un approccio dipendente dai dati per i futuri rialzi. «Il processo per riportare l’inflazione al 2% è ancora lungo», ha sottolineato Powell. «Siamo pronti a rivedere» la strategia nel caso in cui dovessero emergere rischi che potrebbero impedire di centrare gli obiettivi della stabilità dei prezzi e della massima occupazione, ha comunicato il Fomc. Gli analisti ritengono che ci sono circa il 50% di possibilità che la Fed alzi il costo del denaro anche in settembre. Cruciale sarà il consueto appuntamento di Jackson Hole, in Wyoming, alla fine di agosto per capire le intenzioni di Powell. Che ieri ha insistito sul fatto che «la politica monetaria non è evidentemente stata abbastanza restrittiva per un tempo necessario. Dobbiamo mantenere i tassi alti per diverso tempo».

Nessuna recessione quest’anno negli Usa

«Abbiamo fatto molta strada ma l’inflazione si è ripetutamente dimostrata più resiliente del previsto»: la Fed può permettersi di essere paziente e risoluta ma «non taglierà i tassi quest’anno, non penso», ha aggiunto il presidente della Fed che manda anche un segnale rassicurante: gli economisti della banca centrale americana «non prevedono più una recessione» alla fine dell’anno negli Stati Uniti, principalmente a causa della «resilienza dell’economia» finora.

Le decisioni della Bce

La nuova stretta della Fed precede l’attesa riunione della Bce che potrebbe alzare nuovamente i tassi indicando però una possibile pausa in settembre, visto che l’inflazione sta calando con decisione. La presidente Christine Lagarde ha avviato il suo ciclo di rialzi nel luglio 2022, quattro mesi dopo gli Usa, e la Bce si è mantenuta su posizioni da falco fino a poche settimane fa. Da giugno qualcosa è cambiato: il dibattitto tra falchi e colombe si è riacceso, e molti membri del board chiedono di guardare all’inflazione nominale, che sta scendendo, e non a quella di fondo, che è ancora persistente. In alcuni Paesi, come la Spagna ad esempio, l’inflazione è già tornata sotto il 2%, e il timore è che nuovi rialzi penalizzino inutilmente l’economia. Lagarde dovrà fare una sintesi tra le richieste delle colombe, che vorrebbero una pausa a settembre, e i falchi che vorrebbero proseguire. Ma questi ultimi sono sempre meno: anche il rigido governatore della banca centrale olandese, Klaas Knot, su settembre non vuole fare previsioni perché tutto è possibile, pausa compresa. A favore dello stop ai rialzi giocano i segnali non buoni che arrivano dall’economia dell’Eurozona. Gli indici Pmi a luglio sono ancora tutti sotto le stime: il manifatturiero scende a 42,7 punti dai 43,5 previsti, e calano anche i servizi, a 51,1 dai 51,5 degli analisti.

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L’Fmi boccia flat tax, condoni e aumento del tetto al contante - Il Fatto Quotidiano

L’ennesimo appello a una “tempestiva ed efficace attuazione del Pnrr“, la stroncatura di flat tax e condoni, il riconoscimento del ruolo del Superbonus nella ripresa post Covid seguito però dalla sua bocciatura perché “inefficiente e regressivo“, un avvertimento sugli effetti che il declino demografico rischia di avere sul pil se non aumenterà l’immigrazione, compensando la fuga dei giovani dal Paese. Il rapporto annuale del Fondo monetario internazionale sull’Italia mette in fila come al solito luci e ombre, partendo dalla “resilienza” dell’economia rispetto agli effetti della guerra in Ucraina ma arrivando alla conclusione che ora si entra in una fase più lenta e “i rischi al ribasso” dominano le prospettive.

Il prodotto e l’occupazione hanno conosciuto un rimbalzo robusto nel 2021 e anche nel 2022 nonostante i più alti prezzi dell’energia, nota lo staff, anche grazie ai “generosi incentivi che hanno spinto gli investimenti privati, soprattutto nelle costruzioni”. Il riferimento è al Superbonus, che tuttavia ha contribuito a un deficit elevato ed “è inefficiente perché sussidia alcuni investimenti che ci sarebbero stati comunque, è regressivo perché richiede la proprietà di un immobile e l’accesso non è condizionato alla prova dei mezzi e ha determinato solo un lieve calo delle emissioni“.

Commentando i contenuti della legge di Bilancio e della delega fiscale, il Fmi aggiunge che “una flat tax sul reddito potrebbe avere delle implicazioni avverse e portare a una significativo calo delle entrate e dell’equità. Continuare a rafforzare la compliance fiscale è necessario, aumentare la soglia delle transazioni cash e introdurre sanatorie sui debiti fiscali non è d’aiuto”. All’Italia serve “allargare la base imponibile e aumentare equità ed efficienza” visto che oggi il cuneo fiscale sul lavoro è “molto alto” così come l‘evasione fiscale, pari a circa 100 miliardi, osservano gli esperti di Washington. “Negli ultimi anni sono state introdotte misure per rafforzare il sistema fiscale e ridurre l’evasione”, osserva il Fmi, che definisce “solidi” gli obiettivi della proposta riforma del fisco anche se “non è chiaro” se le proposte del governo sono la strada “più efficiente ed efficace per centrarli”. Sulle pensioni la spesa italiana è superiore alla media europea e l’età di uscita effettiva è inferiore a quella legale, per cui il Fondo suggerisce di evitare “nuove uscite anticipate”.

Per combattere gli effetti negativi del declino demografico sul pil serve una strategia coerente per aumentare significativamente la produttività. Per questo “sono essenziali riforme e investimenti per aumentare la produttività e ammodernare l’economia”. All’allentamento delle pressioni demografiche potrebbe contribuire anche l’”invertire la direzione della migrazione“. Per combattere la sfida demografica, affrontare il tema della bassa fertilità ha un valore ma politiche in questo senso richiedono decenni per avere effetto, afferma il Fmi sottolineando che la battaglia può essere giocata offrendo lavori di qualità e con investimenti pubblici efficienti che possono essere un catalizzatore per una crescita economica sostenibile. “Accelerare la transizione digitale è urgente per il successo economico dell’Italia in un mondo sempre più computerizzato”, mette in evidenza il Fondo indicando nell’innovazione un altro “elemento vitale per la crescita economica”. L’Italia ha un “grande potenziale di recupero per superare il freno della demografia ma sono necessari cambiamenti fondamentali”.

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Stellantis, Tavares: “Le norme Euro 7 mettono a rischio la nuova Panda” - La Gazzetta dello Sport

Commentando i brillanti risultati finanziari, l’amministratore delegato prevede una lotta aperta con i marchi cinesi, redditività migliore di quella di Tesla, ma anche gli effetti delle nuove regole sulle emissioni

Gianluigi Giannetti 

Un passaggio che non riguarda la singola azienda, ma la sostenibilità dell’industria automobilistica di fronte alla concorrenza cinese e alle performance sempre più brillanti sul piano delle vendite di un nome come Tesla. Commentando i risultati finanziari del gruppo Stellantis nel primo semestre 2023, con un utile netto a quota 10,9 miliardi di euro (+37%) e ricavi pari a 98,4 miliardi di euro (+12%), l’amministratore delegato Carlos Tavares incontra la stampa facendo passare un messaggio piuttosto chiaro. Ogni costruttore tradizionale può affrontare la transizione cambiando senza stravolgere, senza dover spaccare a metà la propria azienda con divisioni dedicate specificatamente all’elettrico. “La redditività di Tesla è scesa alla fine del primo semestre è al 10,5%, mentre un anno fa era sopra il 17%. Ora sono meno redditizi di noi che abbiamo un margine al 14,4%”. Tavares tiene per Stellantis al ruolo di “Anti Tesla”, e non è casuale l’annuncio in contemporanea della nascita di una nuova joint venture per che amplierà in modo significativo l’accesso all’auto elettrica in Nord America. Stellantis insieme a Bmw Group, General Motors, Honda, Hyundai, Kia e Mercedes-Benz Group svilupperanno nei prossimi anni una nuova rete di ricarica ad alta potenza con almeno 30.000 punti di ricarica destinata potenzialmente a milioni di clienti.

tempo scaduto

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“L'offensiva cinese ha raggiunto l'Europa. Noi, dal canto nostro, combatteremo. Sono molto curioso di vedere cosa succede e Stellantis è un racing team. Gareggeremo forte e vedremo". Guardando ad orizzonti più vicini, Carlos Tavares non ha molti dubbi nella sua analisi che riguarda il gran numero di marchi automobilistici orientali che stanno sbarcando sul mercato del Vecchio Continente: “Il tempo per azioni protezionistiche è scaduto, oggi non ho nulla da raccomandare all'Europa, ho già detto tutto quello che dovevo dire anni fa. È meglio mettere la nostra energia nel combattere il nemico invece di convincere chi non vuole ascoltare. C'è solo una cosa che non possiamo permetterci, ed è essere statici". L’accenno è evidentemente alle ipotesi di dazi doganali alle auto cinesi in vendita in Europa, come ventilate nelle scorse settimane da più fonti, ma che l’amministratore delegato di Stellantis ritiene ormai inutili, come del resto gli allarmi degli scorsi mesi : "La situazione sui semiconduttori sta tornando completamente alla normalità. La produzione di chip è regolare. Nel primo semestre è aumentata dell'11% rispetto allo scorso anno". La competitività che ancora manca nel periodo di convivenza tra l’auto tradizionale e l’auto elettrica, va evidentemente trovata altrove.

Panda contro Euro 7

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Il governo deve agire sulle dimensioni del mercato sostenendo l'acquisto di veicoli a basse emissioni da parte della classe media e non deve mettere regole che ostacolano la mobilità privata come quelle che impediscono l'accesso delle auto nei centri urbani. Non si può essere autofobici se vogliamo raggiungere l'obiettivo, non è una questione solo italiana”. Tavares riprende ancora una volta i temi di critica alle normative europee in via di approvazione e all’impatto sociale che comportano: “Bisogna inoltre combattere norme come l'Euro 7 che hanno un impatto marginale in termini ambientali, ma rischiano di uccidere modelli iconici come la Panda". Ovvero la protagonista del mercato italiano pronta all’arrivo di un nuovo modello nel prossimo anno, con la possibilità che venga realizzato anche a Pomigliano d’Arco: "Produrremo la nuova Fiat Panda in più stabilimenti, non in uno solo, e sarà una vettura iconica del lifestyle italiano”.

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Stellantis, Tavares: «Un milione di veicoli in Italia, presto accordo con il governo. Ue non sia autofobica» - Corriere della Sera

Stellantis e il governo italiano sono vicini a chiudere un accordo sull’auto. «Entro poche settimane sono convinto troveremo un’intesa sul piano per raggiungere l’obiettivo di produrre un milione di veicoli all’anno nel Paese», ha anticipato l’amministratore delegato del gruppo, Carlos Tavares, nel corso di una conferenza stampa. Poiché fra auto e furgoni il gruppo nato dalla fusione fra Fiat-Chrysler e Peugeot ha fabbricato in Italia circa 685 mila unità nel 2022, la sua produzione dovrebbe aumentare di circa un terzo, impresa non facile in un mercato ancora lontano dai numeri pre-pandemia e minacciato dalla concorrenza cinese. «Credo che la soglia del milione sia raggiungibile, ma l’equazione ha due termini: la nostra quota di mercato in Italia e la dimensione del mercato domestico», ha avvertito il manager portoghese.

Ricavi per quasi 100 miliardi

Sotto il primo profilo, Tavares ha ostentato fiducia, rinfrancata dai risultati record ottenuti da Stellantis nei primi sei mesi dell’anno: 98,4 miliardi di ricavi (+12%) e quasi 11 miliardi di utile (+37%). «Abbiamo la capacità produttiva per arrivare a un milione di auto in Italia e stiamo costruendo i vantaggi competitivi necessari ad accrescere la nostra quota di mercato mantenendo un’elevata redditività», ha rimarcato. «Il nostro margine di profitto nel primo semestre è stato superiore a quello di Tesla (14,1 contro 10,2%) e le nostre vendite mondiali di auto elettriche sono cresciute del 24% a 169 mila unità: dobbiamo fare ancora meglio, ma abbiamo tutte le risorse e le competenze necessarie per accelerare nello sviluppo dei software e nell’elettrificazione della flotta».

I rischi per la Panda

La preoccupazione di Tavares riguarda invece il secondo termine dell’equazione del milione di auto, la dimensione del mercato domestico. «Non siamo in grado di influenzare la quantità di immatricolazioni, è compito dei governi sostenere la domanda e garantire la libertà della mobilità». Secondo il manager, l’Unione europea non si è mossa sinora in questa direzione. «Se si vuole proteggere la produzione nazionale, non si può essere autofobici, imponendo per esempio restrizioni alla circolazione nelle grandi città», ha avvertito, ribadendo la richiesta al governo italiano di bloccare l’applicazione dei nuovi standard di emissione Euro 7 per i veicoli diesel e benzina. «Sono regolamenti molto costosi per i costruttori ma con un beneficio marginale per l’ambiente: rischiano di uccidere la Panda, una vettura molto importante per il sistema industriali italiano».

Gli incentivi alla domanda

L’accordo fra Stellantis e governo dovrebbe però vertere soprattutto sugli incentivi alla domanda di auto elettriche e a basse emissioni. «In Italia e in Germania si è visto che, non appena vengono ritirati i sussidi, il mercato collassa», ha ricordato. «Occorre consentire alla classe media l’acquisto di vetture a prezzi accessibili, altrimenti non sarà possibile incrementare i volumi degli impianti nazionali». Sul punto Tavares ha sottolineato che la discussione con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è costruttiva. Non è da escludere che il piano per l’auto possa contemplare una qualche forma di privilegio nell’accesso agli incentivi alla produzione sul territorio europeo, secondo un modello già sperimentato dall’Inflation Reduction Act americano.

La concorrenza cinese

La concorrenza cinese sta del resto diventando più incalzante. «I costruttori cinesi incontrano problemi di crescita nel mercato domestico e stanno quindi puntando sulle esportazioni per saturare la capacità produttiva», ha avvertito Tavares. «L’Unione europea ha deciso di approvare un regolamento che è ideale per l’industria dell’auto cinese che sull’elettrico ha un vantaggio di costo del 25% rispetto ai concorrenti occidentali». Questo significa che le case orientali sono in grado di vendere a un prezzo inferiore, movente tuttora determinante nelle scelte d’acquisto dei consumatori. Anche perché l’Ue non ha adottato dazi sulle importazioni dalla Cina. «Avevo avvertito del pericolo già sei anni fa, ma non mi hanno ascoltato: ora gli Stati europei sono preoccupati per la produzione nazionale, ma è troppo tardi per adottare contromisure», ha concluso Tavares. «Questa concorrenza sui prezzi metterà in crisi alcune case occidentali, sarà una selezione darwiniana: noi siamo una scuderia da corsa, siamo competitivi, profittevoli e pronti a combattere».

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