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Monday, December 26, 2022

Pfas, ora sono i big dell'industria a non volerli più utilizzare per evitare cause legali costose - Il Fatto Quotidiano

“Questo è l’inizio della fine dei Pfas, gli ‘inquinanti eterni’”, annuncia Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, commentando la decisione presa da uno dei colossi industriali statunitensi. Sarà che temono danni ai bilanci dovuti alle richieste di risarcimento, ma i maggiori produttori e utilizzatori mondiali dei Pfas cominciano a preoccuparsi e a fare marcia indietro. Il colosso industriale statunitense 3M Company, uno dei primi utilizzatori delle sostanze perfluoroalchiliche in una svariata serie di prodotti, ha confermato di aver disposto l’abbandono della produzione entro il 2025. Ne fa un ampio uso, visto che produce nastri adesivi, carta (i Post-It), abrasivi, pellicole, dispositivi di protezione individuale, materiali elettrici, circuiti elettronici. I Pfas rendono il materiale resistente ai grassi e all’acqua, ma si tratta di sostanze chimiche che, una volta assorbite dall’organismo, non sono più eliminabili, diventando causa di patologie, come l’infertilità o i tumori. A spaventare le multinazionali sono le cause che possono essere avviate dai cittadini per ottenere il risarcimento dei danni o dagli enti pubblici per imporre le bonifiche che hanno costi altissimi.

Visto che sono utilizzati dagli anni Cinquanta, i Pfas hanno già causato danni enormi alla salute e all’ambiente. Negli Usa i precedenti riguardano soprattutto la DuPont, sconfitta in alcune cause legali molto onerose, condotte dall’avvocato Robert Bilott in West Virginia. Adesso sono gli investitori stessi a chiedere l’abbandono definitivo dei Pfas, promuovendo una transizione verso un’industria chimica più sostenibile, per non vedere compromessi i loro capitali. Basti pensare che una cordata di investitori che gestisce circa 8mila miliardi di dollari in asset societari, ha chiesto in modo formale a 54 aziende di porre fine all’utilizzo dei Pfas. Dando l’annuncio della marcia indietro, 3M ha spiegato che le sue vendite annuali di Pfas sono di circa 1,3 miliardi di dollari, equivalenti al 3,7 per cento dei ricavi del gruppo nel 2021, che supera i 35 miliardi di dollari. Si tratta, quindi, di una percentuale minoritaria e rinunciarvi viene indicato dai vertici del gruppo come “l’opportunità per uno sviluppo diverso e più sostenibile”.

Anche l’amministrazione Biden e l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente stanno studiando il divieto di utilizzo per alcune sostanze chimiche pericolose. Il gruppo DuPont ha affermato che sta già limitando l’uso delle sostanze alle “applicazioni industriali essenziali” e collabora con i clienti per cercare alternative. Le sostanze perfluoroalchiliche in Veneto, a partire dalla società Miteni di Trissino (Vicenza), hanno causato il colossale inquinamento della falda idrica nelle province di Vicenza, Padova e Verona, con una grave contaminazione degli acquedotti e danni non ancora completamente quantificati per la salute di decine di migliaia di persone. Mentre è in corso il processo per avvelenamento di acque e disastro innominato con 13 imputati già proprietari o amministratori della Miteni, si sta concludendo lo smantellamento degli impianti, che verranno portati in India. Sono infatti stati ceduti nel 2019 dalla curatela fallimentare per 4,6 milioni di euro alla holding Viva Live Sciences Private Limited, che intende ricostruire la fabbrica a Mumbai.

Una buona notizia per il Veneto, che potrebbe preludere all’avvio delle bonifiche, soprattutto se il processo si dovesse concludere con la condanna della Miteni. Conoscendo i meccanismi economici transnazionali, Giuseppe Ungherese tradisce però una certa preoccupazione: “Ci auguriamo che il trasferimento in India dei macchinari non sia il preludio all’apertura di un nuovo stabilimento specializzato nella produzione di Pfas. Com’è noto, spostare la produzione da una nazione all’altra non risolve i problemi, piuttosto potrebbe amplificare la contaminazione globale visto che queste sostanze una volta immesse in natura possono diffondersi ovunque”. Da tempo Greenpeace è impegnata assieme a organizzazioni internazionali per impedire l’utilizzo dei Pfas. “È necessario bandire la produzione globale e l’utilizzo di queste sostanze, su cui speriamo l’Europa possa fare da apripista” conclude. È attesa per la seconda metà di gennaio la proposta europea per la restrizione del suo utilizzo, mentre due comitati scientifici europei dovrebbero pubblicare nel primo trimestre del 2023 le loro valutazioni su possibili restrizioni dei Pfas nelle schiume antincendio.

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Saturday, December 24, 2022

Antitrust, aperta istruttoria sul caro-voli per la Sicilia nei confronti di Ryanair, Wizz Air, EasyJet e Ita - Il Fatto Quotidiano

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria sul caro-voli nei confronti di alcune compagnie aeree per stabilire se abbiano distorto la concorrenza, aumentando i prezzi dei biglietti aerei sulle tratte di collegamento tra le principali città italiane (Roma, Bologna, Torino e Milano) e la Sicilia durante le festività natalizie. Le indagini si rivolgono a Ryanair, Wizz Air, EasyJet e Ita.

A diffondere la notizie è Codacons Sicilia che, lo scorso 13 dicembre, aveva presentato un esposto, ritenendo che “le eventuali distorsioni di prezzo risulterebbero particolarmente gravi, soprattutto nell’attuale fase di crisi, di difficoltà per i consumatori e di riduzione del potere d’acquisto delle famiglie”. Per l’Antitrust – ha spiegato Codacons Sicilia – la segnalazione risulta ”meritevole di ulteriori approfondimenti, al fine di accertare la sussistenza di possibili distorsioni del corretto funzionamento dei meccanismi concorrenziali, in violazione dell’articolo 101 TFUE”.

EasyJet, in una nota, ha spiegato di essere a conoscenza dell’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e che “respinge fermamente queste contestazioni, confermando di aver sempre operato in conformità alle leggi e ai regolamenti in materia”. La compagnia, inoltre, ha spiegato che: “collaborerà in piena trasparenza con le autorità al fine di dimostrare di aver sempre agito in modo lecito nel rispetto delle regole della concorrenza e nel migliore interesse dei consumatori.”

Sulla questione, è intervenuta anche Assoutenti, condividendo la decisione dell’Antitrust: “Proprio qualche giorno fa avevamo denunciato come un volo per la Sicilia in occasione delle feste di Natale arrivasse a costare più di un viaggio intercontinentale, realizzando una stangata a danno dei cittadini che rientrano sull’isola per trascorrere le feste”, ha spiegato il presidente Furio Truzzi.

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Friday, December 23, 2022

Tim, l'apertura di Vivendi: “Grazie al governo, clima sereno e costruttivo” - La Stampa

MILANO. Sono segnali di distensione quelli che arrivano da Vivendi, primo socio di Tim con il 23,75%, all’indomani del terzo round del tavolo che, al ministero delle Imprese e del made in Italy, vede il confronto tra i grandi soci dell’ex monopolista e il governo per dare vita a una «rete nazionale» e dare un futuro al gruppo stretto dalla morsa dei debiti e di una concorrenza senza quartiere. Arnaud de Puyfontaine, ad del gruppo francese, dichiara di essere «grato a questo Governo ed in particolar modo al Mimit e al ministro Urso, e agli altri dicasteri competenti, per aver creato le condizioni e un clima sereno e costruttivo che accompagna il lavoro dei tavoli tra governo e azionisti di maggioranza di Tim, con l'obbiettivo di trovare una soluzione condivisa che risponda agli obiettivi di Governo e che soddisfi tutti gli stakeholders nell'interesse del Paese».

Il manager francese «ritiene che questo clima sia propedeutico per considerare altri investimenti in Italia che possano suggellare la partnership tra Italia e Francia». Già al termine dei colloqui di giovedì, i partecipanti avevano fatto filtrare la soddisfazione per i passi in avanti compiuti, nel considerare una soluzione che permetta di dividere la rete, destinata a tornare nell’alveo del controllo pubblico, dai servizi, in cui invece il gruppo francese appare essere interessato a crescere. Al centro del dibattito di queste ore c’è proprio il modo per rendere sostenibile la futura società di servizi in termini di debito (in parte da abbattere attraverso la vendita di alcuni asset a cominciare da Sparkle, caricando poi buona parte di quanto rimane sulla società di rete) e di personale, anche attraverso incentivi governativi e la riqualificazione degli addetti.

Il prossimo appuntamento sarà dopo Natale, il 29 di dicembre. Anche se appare improbabile al momento che una soluzione definitiva venga trovata in quella sede, è possibile che il governo possa a sua volta emettere un comunicato per mettere dei punti fermi sullo stato dell’arte e indicare una via per approdare, nei primi mesi del 2023, a un’operazione di mercato che metta al sicuro il gruppo e la rete, considerata strategica dal governo Meloni, anche ai fini della sicurezza nazionale.

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Cade il castello Ftx: la compagna di Bankman-Fried e il supertecnico Wang ammettono la truffa - Il Sole 24 ORE

3' di lettura

Il cerchio si stringe negli Stati Uniti sull’ex re delle cryptovalute Sam Bankman-Fried, sui suoi più stretti collaboratori e sull’intero settore delle valute digitali sospettato d’esser diventato terreno fertile per giganteschi “schemi Ponzi” ai danni di piccoli e grandi investitori.

Due luogotenenti del giovane fondatore dell’exchange Ftx proprio ieri passato ai domiciliari dopo una cauzione da 250 milioni, Caroline Ellison che dirigeva la collegata società di trading e hedge fund Alameda Research, e Gary Wang, co-fondatore e chief technology officer di Ftx ed ex compagno di studi di Bankman-Fried all’Mit, si sono entrambi dichiarati colpevoli di reati penali di truffa. Di più: la procura federale di New York ha fatto sapere che stanno cooperando attivamente con le indagini per far luce sul crack dell’impero multimiliardario costruito dal trentenne imprenditore Bankman-Fried sulle divise virtuali.

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Ellison ha 28 anni ed era ceo di Alameda dal 2021; Wang 29 e si era unito a Bankman-Fried fin dagli inizi dell'avventura cripto nel 2019. La cooperazione di Ellison e Wang è considerata vitale dai magistrati per perseguire l’intero caso e le sue ramificazioni. I molteplici reati di truffa, associazione a delinquere e riciclaggio dei quali i due ex dirigenti si sono adesso dichiarati colpevoli comportano potenziali pene carcerarie rispettivamente di 110 anni e 50 anni, oltre a multe per milioni di dollari.

Prima della cauzione Bankman-Fried si trovava in carcere negli Stati Uniti dopo aver accettato senza resistenze l’estradizione dalle Bahamas, dove viveva in super-attico proprio assieme a Ellison, a lui legata da relazioni sentimentali, e a Wang. La truffa che lo vede protagonista, secondo quanto delineato dalle autorità, ha visto ingenti fondi di clienti illecitamente sottratti a Ftx per essere indirizzati a favore di Bankman-Fried, del suo hedge Alameda, di rischiose scommesse su altri asset, di acquisti di lussuosi immobili e di donazioni a politici. Le perdite legate allo scandalo sono state finora stimate in oltre sette miliardi di dollari, facendo del caso una delle più grandi truffe finanziarie nella storia di Wall Street; Ftx all’apice del suo successo aveva raggiunto valutazioni massime di 32 miliardi.

Bankman-Fried, Ellison e Wang sono stati nelle ultime ore anche denunciati, in sede civile, dalle autorità di regolamentazione americane, la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission. La Sec, tra l’altro, ha evidenziato una trama durata tre anni per la manipolazione del prezzo di Ftt, il security token di Ftx, dietro istruzioni di Bankman-Fried, compiuta attraverso operazioni di acquisto di vaste quantità di Ftt sul mercato. Questi valori gonfiati hanno permesso a Ftx di usare i token a garanzia di prestiti, diretti poi a Alameda e finiti in tasca a Bankman-Fried. Tutto mentre i vertici del gruppo assicuravano che la società era invece sicura, aveva sofisticate strategie di gestione del rischio e per la protezione dei clienti.

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Il pil Usa sale, Wall Street scende. Nasdaq giù di oltre il 2%, a picco Tesla (- 9%) - Il Fatto Quotidiano

Nel terzo trimestre del 2022 l’economia statunitense è cresciuta più delle attese. Il prodotto interno lordo è salito del 3,2% contro una prima stima del 2,9%. Il dato è positivo ma dà margine alla banca centrale statunitense per insistere con la sua stretta monetaria a contrasto dell’inflazione. Lo scorso 14 dicembre la Federal Reserve ha alzato i tassi dello 0,5% lo scorso portandoli tra il 4,25 e il 4,5%, il valore più alto dal 2007. Ma con un’economia in salute e un’inflazione che seppur in frenata rimane al 7,1%, a fronte di un livello giudicato ottimale del 2%, potrebbero indurre la Fed a decidere rialzi più consistenti nei mesi a venire. Di fronte ad una crescita asfittica la banca centrale sarebbe indotta invece a frenare sui tassi che più sono alti più riducono l’inflazione ma penalizzano l’attività economica. Tassi più elevati mettono in difficoltà anche i mercati poiché la quantità di denaro in circolazione, compresa quella da investire in azioni, si contrae e i profitti delle aziende quotate tendono a diminuire.

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Di fronte a questa prospettiva gli indici di Wall Street hanno iniziato a perdere terreno, l’S&P500 ha perso del 1,4% con il 98% delle aziende presenti sul listino in rosso, il Nasdaq ha perso il 2,2%. Tra i titoli più penalizzati c’è di nuovo Tesla, in discesa del 9%. Da quando Elon Musk ha comprato Twitter le azioni della casa automobilistica hanno più che dimezzato il loro valore. Intorno alla parità il bitcoin in zona 16.700 dollari. La giornata è stata negativa anche per le borse europee seppur con cali meno accesi. Francoforte ha perso l’1,3%, Parigi lo 0,9%, Milano l’1,2%. Londra ha chiuso in ribasso dello 0,3%.

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Tuesday, December 20, 2022

Lufthansa al governo: "Troppe cause contro Ita, pagherete voi". E ora la compagnia assumerà anche chi è in li… - la Repubblica

ROMA - C'è un macigno sulla strada della vendita di Ita Airways a Lufthansa. La compagnia tedesca è spaventata dalle 1.147 cause di lavoro che pendono sulla testa di Ita. Sono le cause che, tra Roma e Milano, hanno intentato i dipendenti di Alitalia in cassa integrazione. 

Queste persone sostengono che Ita non è una società nuova. Al contrario, opererebbe in continuità con l'ormai estinta Alitalia. Per questo chiedono di essere assunti dal neonato vettore tricolore (Ita, appunto).

Durante la trattativa con il ministero dell'Economia - che vende Ita - Lufthansa è stata chiara e diretta. Chiede che lo Stato accantoni - cioè metta da parte - decine e decine di milioni per risarcire i dipendenti di Alitalia che dovessero vincere le cause in uno dei tre gradi di giudizio.

La richiesta di Lufthansa allarma il ministero dell'Economia che ha imposto a Ita un drastico cambio nelle relazioni sindacali. Negli ultimi incontri con i sindacati, i manager della compagnia aerea si sono mostrati molto più concilianti.

Le sigle di base

Ita depone le armi non soltanto verso Cgil, Cisl e Uil (con cui aveva già un rapporto sereno). Stavolta l'apertura investe anche i sindacati di base, come Cub e Usb. E, nel nuovo clima, Ita prende una  posizione importante.

Lascia intendere ai sindacati che anche persone in causa contro Ita potranno essere assunte nel 2023, quando il vettore recluterà oltre 1200 persone tra comandanti, piloti e assistenti di volo. Cadrà, così, la pregiudiziale che finora era in campo. Finora non veniva assunto in Ita chi era in lite giudiziaria.

L'obiettivo di Ita è molto chiaro: punta a ridurre in modo significativo il numero delle cause, dunque il contenzioso, in modo da rassicurare il compratore Lufthansa. Se le cause di lavoro saranno ridimensionate, anche l'eventuale accantonamento dello Stato - che i tedeschi chiedono - sarà più basso nell'importo.

"Cessione entro il 20 gennaio"

Ovviamente le udienze in Tribunale continuano, sulle cause di lavoro. La scorsa settimana, durante un'udienza, i legali di Ita hanno chiesto al giudice un rinvio dell'udienza al 2 marzo 2023. Nel motivare la richiesta di rinvio, i legali di Ita hanno spiegato che la vendita della compagnia avrebbe subìto una forte accelerazione entro il 20 gennaio 2023.

Un'ultima novità riguarda proprio le dipendenti e i dipendenti della ex Alitalia. Queste persone stanno ricevendo solo la cassa integrazione di base. Invece non incassano l'assegno integrativo che è finanziato dal Fondo speciale per il trasporto aereo. Il mancato versamento va da fine settembre a dicembre 2022.

Il nodo della cassa

Il problema, lentamente, sembra avviato a soluzione. I commissari di Alitalia, società fallita e ora in amministrazione straordinaria, vogliono garantire loro una prima parte dell'assegno integrativo. Coprirà il periodo che va dal 22 settembre al 31 ottobre. Questa prima parte dell'assegno sarà versato - promettono i commissari - con la busta paga di dicembre 2022.

La seconda parte dell'assegno - che coprirà novembre e dicembre 2022 - resta sospesa. Forse la legge di Bilancio conterrà una norma per assicurare l'esborso. Nel caso la norma non arrivi, di nuovo potrebbe essere Alitalia a farsi carico della spesa.

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Case green, quali sono e come funziona il bonus per gli acquisti - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

3' di lettura

Per favorire la ripresa del mercato immobiliare, uno degli emendamenti presentati dal governo prevede la detrazione del 50% dell'importo corrisposto per l'Iva per gli acquisti di unità immobiliari a destinazione residenziale ad alta efficienza energetica (in classe A e B) effettuati entro il 31 dicembre 2023 direttamente dalle imprese costruttrici.

La detrazione è pari al 50 per cento dell’imposta dovuta sul corrispettivo d’acquisto ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi

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Classi e risparmio energetico

Le classi di efficienza energetica degli edifici sono un importante parametro che serve per valutare, soprattutto in fase di acquisto di un immobile, i consumi energetici. Non solo utile ma anche obbligatorio, l'attestato di prestazione energetica è stato introdotto con il Decreto Legislativo 192/2005 e dai successivi interventi giunti a completamento con il Decreto Ministeriale 162/2015. Tramite questa certificazione, ad ogni edificio viene attribuita una classe, ovvero un punteggio misurato secondo precisi parametri strutturali e funzionali, per valutare quanto un edificio sia, per così dire, attento al risparmio energetico. Le classi attualmente sono 10 e vanno dalla classe A4 (massimo risparmio) alla classe G (minimo risparmio). L'APE può essere rilasciato unicamente da un tecnico abilitato, chiamato certificatore energetico.

Come si misurano i consumi energetici

La classe energetica in sé non misura quanto l'edificio consuma, ma valuta la “bontà” dell'immobile dal punto di vista termico e di efficienza energetica.Il calcolo più preciso è quello relativo ai volumi dei consumi energetici dell'abitazione, ossia l'energia totale consumata in un anno dall'edificio per metro quadro di superficie (“kWh/m2 anno”). Questo valore, anch'esso indicato nell'APE, viene espresso con la simbologia utilizzata a livello europeo “EPgl” (Global Energy Performance - Indice di prestazione energetica globale non rinnovabile).

Classe A4, A3, A2, A1: impatto quasi nullo

La classe A4 ricopre il vertice più alto della classifica: rappresenta il massimo risultato raggiungibile quando si costruisce ad esempio in bioedilizia. I consumi si attestano attorno ad un valore uguale o inferiore a 0,40 EPgl. Ciò vuol dire avere un impatto energetico quasi pari a zero e senza sprechi. Abitazioni in classe A4 possiedono un isolamento termico ad altissima efficienza con una perfetta coibentazione, un impianto di riscaldamento ed eventualmente anche di raffreddamento all'avanguardia, abbinati all'utilizzo di fonti rinnovabili, anche più d'una contemporaneamente.Con variazioni minime sulle fasce di consumo, abbiamo altre tre classi A, che presentano progressivamente consumi più elevati della classe A4, ma comunque molto ridotti. A livello di comfort abitativo le differenze sono davvero impercettibili. La classe A3 ha consumi compresi tra 0,40 e 0,60 EPgl; la classe A2 tra 0,60 e 0,80; infine la classe A1 tra 0,80 e 1,00.

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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...