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Tuesday, May 3, 2022

Benzina, cambia tutto alla pompa: i nuovi prezzi, quanto si paga ora - Liberoquotidiano.it

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Continua la battaglia al caro-energia: il taglio alle accise su benzina e diesel si allungherà fino all'8 luglio e includerà anche il metano. Lo ha deciso il governo nel Consiglio dei ministri che si è riunito oggi intorno a mezzogiorno. Nel pomeriggio invece l'esecutivo prenderà in esame un nuovo pacchetto di interventi a sostegno dell'economia, una serie di aiuti per le imprese e le famiglie alle prese con i rincari e le conseguenze della crisi in Ucraina.

Ciò che è certo è lo "sconto" su benzina, diesel e Gpl. Un provvedimento importante, visto che proprio oggi - lunedì 2 maggio - scadevano i precedenti interventi. Sul metano, in particolare, l'accisa va a zero e l'Iva viene ridotta al 5%. La misura - come spiega Repubblica - prevede uno sconto di 25 centesimi sulle accise relative a diesel e benzina e di 8,5 centesimi su quelle relative al Gpl. Ma se si considera che l'Iva viene calcolata sul prezzo formato da accise e materia prima industriale, il beneficio complessivo per i contribuenti è calcolato in 30,5 centesimi al litro su diesel e benzina e 10,4 centesimi per il Gpl.

Tra le ipotesi prese in considerazione negli ultimi giorni, c'era anche quella di un fondo destinato alle aziende dei trasporti locali, che potesse permettere loro di incentivare gli abbonamenti ai mezzi di trasporto come tram e bus attraverso degli sconti. Nella bozza circolata prima del Cdm, però, non sarebbe stato inserito questo intervento.

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Stellantis acquisisce Share Now, società di car sharing di Mercedes e Bmw - Il Sole 24 ORE

2' di lettura

Il gruppo Stellantis si rafforza nel car sharing con l’acquisizione di Share Now, joint venture Mercedes-Benz e Bmw. La società tedesca con sede a Berlino, nata dalla fusione di Car2go e Drive Now, aggiunge 14 nuove città europee ai sette centri di mobilità di Free2move negli Stati Uniti e in Europa e migliora le competenze tecnologiche. Free2move, brand di Stellantis del car sharing, è già un attore chiave nel mercato della mobilità con una flotta di oltre 450mila auto che offre servizi di noleggio e abbonamento, 500mila posti auto e una rete di 250mila stazioni di ricarica.

Più di 3,4 milioni di nuovi clienti

Free2move aggiungerà più di 3,4 milioni di clienti agli attuali 2 milioni di utenti. «L’integrazione del forte posizionamento di Share Now nelle principali città europee permetterà ai nostri clienti di avere accesso a una più ampia gamma di servizi per soddisfare le loro diverse esigenze di mobilità», spiega Brigitte Courtehoux, ceo di Free2move. «È altrettanto importante che questa acquisizione acceleri la nostra crescita in termini di profitto. Ora siamo più vicini a raggiungere il nostro obiettivo di espandere la presenza di Free2move in tutto il mondo, arrivando a 15 milioni di utenti attivi entro il 2030».

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Il precedente di Opel Rent

Free2move ha recentemente annunciato l’acquisizione di Opel Rent, accelerando la strategia di crescita in Germania e Austria e spingendo la transizione da noleggio a fornitore di mobilità. Nel frattempo, ha accelerato la sua espansione del car sharing negli Stati Uniti, con il servizio ora disponibile a Washington, Portland, Oregon, Denver, Colorado, Columbus Ohio e Austin, Texas. Free2move gestisce anche il car sharing in Europa (Parigi e Madrid). Il piano Dare Forward 2030 prevede di far crescere i propri servizi per la mobilità fino a ricavi netti di 2,8 miliardi di euro con un primo passo di 700 milioni di euro nel 2025.

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Partita Iva, obbligo di fattura elettronica per il regime forfettario: ecco cosa sapere - Corriere della Sera

Si parte il 1° luglio

Il 13 aprile scorso, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per rafforzare l’attuazione del Pnrr. All’interno vi erano anche alcune misure fiscali, tra cui quella relativa alla fattura elettronica che, dopo il via libera a fine 2021 da parte dell’Ue, si appresta a diventare obbligatoria anche per le partite Iva in regime forfettario. La pubblicazione del decreto legge 36/2022 nella Gazzetta Ufficiale di sabato 30 aprile, ha stabilito il giorno di partenza: 1° luglio 2022. Ma la novità non riguarda proprio tutti i «forfettari». La norma infatti è stata depotenziata rispetto a quanto previsto inizialmente (ovvero l’obbligatorietà della fattura elettronica a tutte le partite Iva soggette alla flat tax): è stato infatti previsto un tetto - 25 mila euro - al di sotto del quale scatta l’esonero.
Vediamo allora quali sono i dubbi più frequenti per chi, in regime forfettario, da questa estate dovrà approcciarsi alla fatturazione elettronica.

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Borse rimbalzano con occhi sulla Fed. BTp decennale a top da 2019, Bund sopra 1% - Il Sole 24 ORE

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Dopo la soglia di metà giornata, le Borse europee proseguono in rialzo, pur se sotto i massimi delle ore precedenti, con i future sugli indici di Wall Street che hanno girato in rosso. Così, all'indomani di una seduta in calo, segnata in mattinata da un "flash crash" poi riassorbito, gli occhi restano puntati sulle banche centrali e soprattutto sulla Federal Reserve, che il 4 maggio dovrebbe annunciare il maggior rialzo dei tassi dal 2000 con un ritocco di 50 punti base. Intanto, la Banca centrale australiana ha annunciato un aumento dei tassi maggiore del previsto (25 punti base allo 0,35%, contro attese di 15 punti base) promettendo ulteriori rialzi del costo del denaro nei prossimi mesi. Anche la Bank of England si riunirà in settimana e gli investitori sono concentrati a capire se l'inasprimento delle condizioni monetarie per controllare l'inflazione peserà sulla ripresa economica.

Mentre procedono di buon passo i bancari, gli energetici e le auto, sono tutti in rialzo il FTSE MIB di Milano, che torna sopra quota 24.000 punti, il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l'AEX di Amsterdam e l'IBEX 35 di Madrid. Resta più indietro il FT-SE 100 di Londra, nonostante il sostegno del colosso Bp (+2,6%) dopo gli utili record, appesantita dai minerari.Resta alta la pressione sull'obbligazionario, con i rendimenti dei Treasury decennali Usa che restano al 3%, quelli sul Bund tedesco sopra l'1% e quelli sul BTp al 2,89%.

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Resta alta l'attenzione sul fronte delle guerra e delle sanzioni: la Commissione europea dovrebbe proporre un nuovo round di restrizioni contro la Russia, che sarà poi discusso mercoledì. Nel sesto pacchetto la riduzione progressiva dell'import di petrolio russo e nuove sanzioni per le banche russe, come ha confermato anche l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, Josep Borrell. Sull'azionario, prosegue la stagione delle trimestrali con il colosso dell'oil Bp che ha registrato utili record da 10 anni, al netto però di svalutazioni in Russia per 25,5 miliardi di dollari.

Future Wall Street piatti aspettando la Fed

I future indicano un'apertura piatta a Wall Street, dopo la positiva seduta della vigilia. Intanto, inizia la riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve; la conclusione della riunione e le decisioni dei banchieri sono attese mercoledì. Non mancano gli analisti che temono che la Fed, a giugno e luglio, possa procedere con un rialzo di 75 punti base. Molti investitori temono che la linea aggressiva della Fed sul rialzo dei tassi d'interesse per contrastare l'inflazione possa portare a una recessione. Gli indici sono reduci da quattro mesi terribili: tra gennaio e aprile, lo S&P 500 ha perso il 13,3%, registrando il peggior inizio d'anno dal 1939; il Nasdaq Composite, reduce dal peggiore mese dal 2008, ha ceduto il 21,2%, il peggior inizio d'anno dalla sua creazione, avvenuta nel 1971.

A Milano scatta Campari, bene St e Tenaris

Balzo di Davide Campari dopo i numeri migliori delle attese (utile di gruppo prima delle imposte +65,1% e vendite nette +34,4%) e la guidance confermata di margine ebit stabile sulle vendite nette nel 2022 a livello organico, fornita a fine febbraio prima dell'invasione russa dell'Ucraina. Tra le banche al via la svalutazione degli asset russi di Unicredit, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore. Da seguire anche Stellantis che ha annunciato l'acquisto di Share Now e dopo il crollo del 41% delle vendite di aprile. Bene anche Ferrari e Iveco Group. Inoltre, il Governo ha annunciato un aumento della tassa sugli extraprofitti dal 10% al 25% per le società energetiche: poco mosse comunque Enel, Iren, A2a. Accelerano Tenaris, Prysmian, Stmicroelectronics e Diasorin.

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Monday, May 2, 2022

Mercato auto -33% ad aprile sul 2021. Il 2022 verso livello degli anni ’60 - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

Si allarga il gap dei volumi di auto immatricolate rispetto alla fase pre Covid e nel mese di aprile il numero delle nuove autovetture è rimasto sotto la soglia psicologica delle 100mila unità, «livello che in tempi normali soltanto in agosto non viene raggiunto» come rileva il Centro Studi Promotor. Il mese scorso le immatricolazioni sono state 97.339 con un calo del 32,98% su aprile 2021 e del 44,4% sullo stesso periodo del 2019. Disastroso anche il bilancio del primo quadrimestre con un crollo del 26,5% sul primo quadrimestre 2021 e del 38,9% sullo stesso periodo del 2019.

Proiettando il risultato dei primi mesi dell’anno sull’intero periodo - sottolinea Gian Primo Quagliano responsabile del Centro Studi Promotor - si arriva a una previsione pari a un milione e 117.044 unità, un livello da anni '60 del secolo scorso.L’introduzione della nuova famiglia di incentivi voluta dal Governo Draghi su base triennale non è ancora pienamente operativa e dunque la tendenza alla contrazione dei volumi iniziata mesi fa si è andata sempre più aggravando.

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Le cause del crollo

Tra le cause che hanno portato a questa disastrosa situazione, sottolinea il Centro Studi Promotor, ci sono le difficoltà strutturali nella fornitura di materiale elettrico alle filiere, le incertezze del mercato legate alla pandemia e le ripercussioni della crisi tra Russia e Ucraina su prezzi delle materie prime e contrazione del Pil. È di queste ultime settimane poi l’ulteriore aggravarsi delle forniture per il nuovo lockdown in Cina, fattore che potrebbe ritardare il ritorno alla normalità per la produzione di microchip stimato e atteso nella seconda metà di quest’anno.

Pochissime eccezioni

Tutte in terreno negative le case produttrici di automobili con pochissime eccezioni come ad esempio Ds per il Gruppo Stellantis, che cresce sia nel mese che nel quadrimestre, Dacia per il Gruppo Renault che riesce a mantenere il segno più da inizio anno e Dr che triplica i volumi da inizio anno. Anche Honda fa registrare una buona tenuta sul mese (+61%) e da inizio anno. Per il resto, al netto del segno più di Tesla ad aprile su volumi ridottissimi, non si salva nessun brand automobilistico.

Sul terreno dei sostegni al mercato però, fa notare Quagliano, «si stanno verificando errori, inefficienze e ritardi intollerabili». In particolare, alcuni mesi fa autorevolissimi esponenti di Governo hanno annunciato l’adozione di incentivi per sostenere gli acquisti di auto. Il risultato immediato è stato il rinvio di decisioni di acquisto già mature per la semplice ragione che nessuno acquista oggi a 100 quello che pensa di poter acquistare domani a 95.

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Si amplia ancora lo spread (190), rendimenti dei Btp decennali al 2,86% - Il Fatto Quotidiano

Chiude di nuovo in rialzo lo spread, il differenziale di rendimento tra un titolo di Stato decennale italiano e l’equivalente tedesco, che sfiora ormai i 190 punti. Un Btp a 10 anni paga oggi il 2,86%, lo o,08% in più di ieri. Soprattutto quasi lo 0,8% in più di un mese fa e l’1,9% in più di un anno fa. I rendimenti sono saliti oggi in tutta la zona euro ma nessun rialzo ha avuto l’ampiezza di quello italiano. I titoli tedeschi hanno segnato un incremento di 3 punti base (lo 0,03%), così come quelli francesi e greci. Per la Spagna e il Portogallo il rialzo è stato di 4 punti. Un bund tedesco, preso come termine di riferimento nel calcolo dei differenziali in quanto considerato un asset teoricamente a rischio zero, paga oggi lo 0,96% in rialzo dell’1,1% rispetto ad un anno fa quando i tassi erano negativi.

A spingere i rendimenti sono il contesto inflazionistico e le prospettive di una stratta monetaria da parte della Banca centrale europea. Se i tassi dovessero salire i titoli di nuova emissione verrebbero piazzati sul mercato con interessi più alti. Questo fa si che i titoli in circolazione, per allinearsi, vengano scambiati a prezzi inferiori. Gli interessi che offrono sono infatti fissi in valore assoluti ma espressi come percentuale rispetto al valore del titolo. Se protratto, l’incremento dei tassi è destinato a rendere più pesante per le casse pubbliche il servizio del debito pubblico, ossia l’ammontare degli interessi che ogni anno vengono pagati sui titoli di stato in circolazione. Grazie alle condizioni particolarmente favorevoli la spesa italiani per interessi si era ridotta negli ultimi anni da 75 a meno di 60 miliardi di euro. Aiuta le finanze pubbliche la ripresa dell’inflazione che beneficia tutti i debitori. Le somme da restituire perdono infatti più rapidamente il loro valore reale.

L’altro grande fenomeno che sta caratterizzando i mercati è il progressivo rafforzamento del dollaro. Da inizio anno la valuta statunitense si è rafforzata di circa il 12% sull’euro acquistando valore anche nei confronti di yen e sterlina. Per comprare un euro servono oggi 1,05 dollari, prima dell’inizio dell’invasione russa erano 1,13. A sostenere il dollaro sono anche le prospettive di un’imminente rialzo dei tassi statunitensi, atteso già mercoledì prossimo. Alcuni operatori considerano possibile il raggiungimento a breve termine di una piena parità euro-dollaro. La moneta Usa è utilizzata nel 65% degli scambi globali, seguita dall’euro che copre una quota del 20%.

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Istat: record occupazione marzo a 59,9%,+804mila in un anno - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

A marzo gli occupati aumentano di 81mila unità su febbraio e di 804mila su marzo 2021. Lo rileva l’Istat sottolineando che il tasso di occupazione sale al 59,9% (+0,3 punti) al livello record dall’inizio delle serie storiche (2004). Confrontando il primo trimestre 2022 con quello precedente si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 133mila occupati in più. Gli occupati tornano sopra i 23 milioni a 23.040.000. Rispetto a febbraio ci sono 103mila dipendenti permanenti in più.

A marzo 2022, spiega l’ente statistico, prosegue la crescita dell’occupazione e il numero di occupati torna a superare i 23 milioni. L’aumento osservato rispetto all’inizio dell’anno, pari a quasi 170 mila occupati, si concentra soprattutto tra i dipendenti. Rispetto a marzo 2021, la crescita del numero di occupati è pari a 800 mila unità, in oltre la metà dei casi riguarda i dipendenti a termine, la cui stima raggiunge i 3 milioni 150 mila, il valore più alto dal 1977. Il tasso di occupazione si attesta al 59,9% (record dall’inizio delle serie storiche), quello di disoccupazione all'8,3%, tornando ai livelli del 2010, e il tasso di inattività, al 34,5%, scende ai livelli pre pandemia Covid.

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Record occupati a termine, ma boom posti fissi

Gli occupati dipendenti a termine a marzo salgono a quota 3.159.000, il livello più alto dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Si registra un aumento di 19mila unità rispetto a febbraio e di 430mila unità su marzo 2021. I dipendenti permanenti sono 14,9 milioni con un aumento di 103mila unità su febbraio e di 312mila su marzo 2021. I lavoratori indipendenti a marzo diminuiscono di 41mila unità su febbraio e aumentano di 62mila unità su marzo 2022 fissandosi a quota 4.977.000. Nel complesso i dipendenti salgono a quota 18 milioni 63mila con un aumento di 121mila unità su febbraio e di 742mila su marzo 2021. Gli occupati salgono a 23 milioni 40mila con un aumento di 81mila unità su febbraio e di 804mila su marzo 2021.

Disoccupazione scende a marzo all’8,3%

Il tasso di disoccupazione a marzo scende all’8,3% con un calo di 0,2 punti su febbraio e di 1,8 punti su marzo 2021, tornando ai livelli del 2010. L’Istat sottolinea che le persone senza lavoro nel mese erano 2milioni 74mila con una riduzione di 48mila unità su febbraio e di 412mila su marzo 2021.

In calo gli inattivi

Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce (-0,6%, pari a -72mila unità) per gli uomini, le donne e per tutte le classi di età. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti).

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