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Monday, May 2, 2022

Mercato auto -33% ad aprile sul 2021. Il 2022 verso livello degli anni ’60 - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

Si allarga il gap dei volumi di auto immatricolate rispetto alla fase pre Covid e nel mese di aprile il numero delle nuove autovetture è rimasto sotto la soglia psicologica delle 100mila unità, «livello che in tempi normali soltanto in agosto non viene raggiunto» come rileva il Centro Studi Promotor. Il mese scorso le immatricolazioni sono state 97.339 con un calo del 32,98% su aprile 2021 e del 44,4% sullo stesso periodo del 2019. Disastroso anche il bilancio del primo quadrimestre con un crollo del 26,5% sul primo quadrimestre 2021 e del 38,9% sullo stesso periodo del 2019.

Proiettando il risultato dei primi mesi dell’anno sull’intero periodo - sottolinea Gian Primo Quagliano responsabile del Centro Studi Promotor - si arriva a una previsione pari a un milione e 117.044 unità, un livello da anni '60 del secolo scorso.L’introduzione della nuova famiglia di incentivi voluta dal Governo Draghi su base triennale non è ancora pienamente operativa e dunque la tendenza alla contrazione dei volumi iniziata mesi fa si è andata sempre più aggravando.

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Le cause del crollo

Tra le cause che hanno portato a questa disastrosa situazione, sottolinea il Centro Studi Promotor, ci sono le difficoltà strutturali nella fornitura di materiale elettrico alle filiere, le incertezze del mercato legate alla pandemia e le ripercussioni della crisi tra Russia e Ucraina su prezzi delle materie prime e contrazione del Pil. È di queste ultime settimane poi l’ulteriore aggravarsi delle forniture per il nuovo lockdown in Cina, fattore che potrebbe ritardare il ritorno alla normalità per la produzione di microchip stimato e atteso nella seconda metà di quest’anno.

Pochissime eccezioni

Tutte in terreno negative le case produttrici di automobili con pochissime eccezioni come ad esempio Ds per il Gruppo Stellantis, che cresce sia nel mese che nel quadrimestre, Dacia per il Gruppo Renault che riesce a mantenere il segno più da inizio anno e Dr che triplica i volumi da inizio anno. Anche Honda fa registrare una buona tenuta sul mese (+61%) e da inizio anno. Per il resto, al netto del segno più di Tesla ad aprile su volumi ridottissimi, non si salva nessun brand automobilistico.

Sul terreno dei sostegni al mercato però, fa notare Quagliano, «si stanno verificando errori, inefficienze e ritardi intollerabili». In particolare, alcuni mesi fa autorevolissimi esponenti di Governo hanno annunciato l’adozione di incentivi per sostenere gli acquisti di auto. Il risultato immediato è stato il rinvio di decisioni di acquisto già mature per la semplice ragione che nessuno acquista oggi a 100 quello che pensa di poter acquistare domani a 95.

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Si amplia ancora lo spread (190), rendimenti dei Btp decennali al 2,86% - Il Fatto Quotidiano

Chiude di nuovo in rialzo lo spread, il differenziale di rendimento tra un titolo di Stato decennale italiano e l’equivalente tedesco, che sfiora ormai i 190 punti. Un Btp a 10 anni paga oggi il 2,86%, lo o,08% in più di ieri. Soprattutto quasi lo 0,8% in più di un mese fa e l’1,9% in più di un anno fa. I rendimenti sono saliti oggi in tutta la zona euro ma nessun rialzo ha avuto l’ampiezza di quello italiano. I titoli tedeschi hanno segnato un incremento di 3 punti base (lo 0,03%), così come quelli francesi e greci. Per la Spagna e il Portogallo il rialzo è stato di 4 punti. Un bund tedesco, preso come termine di riferimento nel calcolo dei differenziali in quanto considerato un asset teoricamente a rischio zero, paga oggi lo 0,96% in rialzo dell’1,1% rispetto ad un anno fa quando i tassi erano negativi.

A spingere i rendimenti sono il contesto inflazionistico e le prospettive di una stratta monetaria da parte della Banca centrale europea. Se i tassi dovessero salire i titoli di nuova emissione verrebbero piazzati sul mercato con interessi più alti. Questo fa si che i titoli in circolazione, per allinearsi, vengano scambiati a prezzi inferiori. Gli interessi che offrono sono infatti fissi in valore assoluti ma espressi come percentuale rispetto al valore del titolo. Se protratto, l’incremento dei tassi è destinato a rendere più pesante per le casse pubbliche il servizio del debito pubblico, ossia l’ammontare degli interessi che ogni anno vengono pagati sui titoli di stato in circolazione. Grazie alle condizioni particolarmente favorevoli la spesa italiani per interessi si era ridotta negli ultimi anni da 75 a meno di 60 miliardi di euro. Aiuta le finanze pubbliche la ripresa dell’inflazione che beneficia tutti i debitori. Le somme da restituire perdono infatti più rapidamente il loro valore reale.

L’altro grande fenomeno che sta caratterizzando i mercati è il progressivo rafforzamento del dollaro. Da inizio anno la valuta statunitense si è rafforzata di circa il 12% sull’euro acquistando valore anche nei confronti di yen e sterlina. Per comprare un euro servono oggi 1,05 dollari, prima dell’inizio dell’invasione russa erano 1,13. A sostenere il dollaro sono anche le prospettive di un’imminente rialzo dei tassi statunitensi, atteso già mercoledì prossimo. Alcuni operatori considerano possibile il raggiungimento a breve termine di una piena parità euro-dollaro. La moneta Usa è utilizzata nel 65% degli scambi globali, seguita dall’euro che copre una quota del 20%.

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Istat: record occupazione marzo a 59,9%,+804mila in un anno - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

A marzo gli occupati aumentano di 81mila unità su febbraio e di 804mila su marzo 2021. Lo rileva l’Istat sottolineando che il tasso di occupazione sale al 59,9% (+0,3 punti) al livello record dall’inizio delle serie storiche (2004). Confrontando il primo trimestre 2022 con quello precedente si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 133mila occupati in più. Gli occupati tornano sopra i 23 milioni a 23.040.000. Rispetto a febbraio ci sono 103mila dipendenti permanenti in più.

A marzo 2022, spiega l’ente statistico, prosegue la crescita dell’occupazione e il numero di occupati torna a superare i 23 milioni. L’aumento osservato rispetto all’inizio dell’anno, pari a quasi 170 mila occupati, si concentra soprattutto tra i dipendenti. Rispetto a marzo 2021, la crescita del numero di occupati è pari a 800 mila unità, in oltre la metà dei casi riguarda i dipendenti a termine, la cui stima raggiunge i 3 milioni 150 mila, il valore più alto dal 1977. Il tasso di occupazione si attesta al 59,9% (record dall’inizio delle serie storiche), quello di disoccupazione all'8,3%, tornando ai livelli del 2010, e il tasso di inattività, al 34,5%, scende ai livelli pre pandemia Covid.

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Record occupati a termine, ma boom posti fissi

Gli occupati dipendenti a termine a marzo salgono a quota 3.159.000, il livello più alto dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Si registra un aumento di 19mila unità rispetto a febbraio e di 430mila unità su marzo 2021. I dipendenti permanenti sono 14,9 milioni con un aumento di 103mila unità su febbraio e di 312mila su marzo 2021. I lavoratori indipendenti a marzo diminuiscono di 41mila unità su febbraio e aumentano di 62mila unità su marzo 2022 fissandosi a quota 4.977.000. Nel complesso i dipendenti salgono a quota 18 milioni 63mila con un aumento di 121mila unità su febbraio e di 742mila su marzo 2021. Gli occupati salgono a 23 milioni 40mila con un aumento di 81mila unità su febbraio e di 804mila su marzo 2021.

Disoccupazione scende a marzo all’8,3%

Il tasso di disoccupazione a marzo scende all’8,3% con un calo di 0,2 punti su febbraio e di 1,8 punti su marzo 2021, tornando ai livelli del 2010. L’Istat sottolinea che le persone senza lavoro nel mese erano 2milioni 74mila con una riduzione di 48mila unità su febbraio e di 412mila su marzo 2021.

In calo gli inattivi

Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce (-0,6%, pari a -72mila unità) per gli uomini, le donne e per tutte le classi di età. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti).

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Libretti postali chiusi anche se ci sono soldi: il provvedimento in arrivo in estate - Giornale di Sicilia

Poste Italiane sta predisponendo la chiusura automatica di tutti i libretti postali dormienti con o senza soldi. Chi ha un libretto postale è già stato informato ma i tempi sono brevi: la scadenza è fissata per il prossimo 21 giugno.

Libretti postali che verranno chiusi

Si tratta di tanti libretti postali aperti e sui quali non è mai stata fatta nessuna operazione. In gergo, si chiamano “dormienti” e quindi disattivabili. Fino al 21 giugno, è in corso la chiusura di tutti i libretti postali sui quali non è stata fatta nessuna azione negli ultimi 10 anni. Aperti e mai usati, è proprio questa la definizione di “libretto postale dormiente”. Ovviamente non vi rientrano quelli sottoposti a procedimenti o blocchi operativi che ne impediscano la movimentazione delle somme.

Libretti postali, come sapere se verranno chiusi

Per chi non ricorda di avere un libretto postale o per chi non ricorda se ha fatto movimenti sul proprio libretto aperto anni e anni fa, può consultare il sito di Poste Italiane, dove è presenta la lista dei libretti in fase di chiusura oppure rivolgersi al proprio ufficio postale di riferimento.

Libretti postali, come recuperare le somme

La chiusura dei libretti postali non comporta la perdita dei fondi al loro interno, infatti è bene sapere che sarà possibile rivendicare il loro contenuto in qualsiasi momento. Il libretto verrà spostato in un Fondo Consap del ministero dell’Economia. "I saldi dei Libretti dormienti vengono trasferiti al Fondo gestito da Consap istituito ai sensi dell’art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005 e disciplinato dal Regolamento di cui al D.P.R. 22 giugno 2007 n. 116".

Libretto postale, quando verrà disattivato

Se si scopre di avere un libretto dormiente ci si può recare presso un ufficio postale entro il 20 ottobre 2022, e fare delle operazioni attraverso il libretto per impedirne la chiusura. Il termine ultimo è ancora il 21 giugno 2022, ma la sua disattivazione avverrà proprio a fine ottobre. Dopo tale data, se Poste Italiane non avrà ricevuto disposizioni, i libretti dormienti e le somme depositate saranno trasferite all’interno del Fondo gestito da Consap.

Libretti postali chiusi, ma non solo

Verranno chiusi anche conti correnti, assegni circolari, libretti nominativi, libretti al portatore, certificati di deposito nominativi, certificati di deposito al portatore, fondi di investimenti, sempre con la stessa disposizione.

© Riproduzione riservata

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Il "flash crash", poi il panico: Borse scandinave sotto attacco - ilGiornale.it

Il breve momento di crollo delle borse europee di oggi è, allo stato attuale delle cose, senza spiegazione che non sia quella dello scaricamento di una situazione di tensione e nervosismo sui mercati a causa di un motivo scatenante imprevedibile, probabilmente un errore umano. Sono state le Borse scandinave le più colpite da quello che i trader definiscono il "flash crash": attorno alle 10, improvvisamente, sono precipitate in profondo rosso tutte le piazze europee, che hanno poi recuperato (in parte) dopo pochi minuti. Durante il breve attimo di panico sui mercati, l'indice azionario di riferimento di Stoccolma, ad un certo punto è sceso dell'8%.

Copenhagen è invece caduta dell'8,3% ed Helsinki del 7,9%. In risposta a questo momento di caos i mercati europei sono a loro volta arretrati facendo segnare agli indici, che già erano in calo di circa lo 0,8%, perdite variabili tra il 2 e il 4%, per poi riportarsi sui livelli precedenti. Sulla borsa milanese il crollo ha portato l'indice Ftse Mib a cedere quasi 900 punti, accusando una perdita del 3,8%. A Francoforte si è toccato il -2,1%, a Parigi -3,4%, a Madrid il -2,4%, ad Amsterdam -4%. Ora tutti questi listini hanno riassorbito i danni, ma lo spaesamento resta.

In un primo momento si pensava che l'origine del crollo dipendesse dalla Borsa di Oslo ma Euronext Oslo ha spiegato di star esaminando le cause del crollo che al momento risultano inspiegabili.

Nessuna notizia appare, in quest'ottica, tale da giustificare un tracollo di questo tipo. Negli stessi minuti venivano infatti diffusi i dati dell'indice Pmi manifatturiero di aprile in alcuni paesi europei, con un andamento contrastato, non definitivo nelle sue indicazioni. Senza però tracolli tali da scatenare uno schianto o una fase di panico. Più probabile che in questa occasione il crollo sia stato causato da un errore nell'immissione di un ordine, in questo caso su diversi titoli europei, tanto da colpire un po' tutti i listini.

Non si tratterebbe del primo caso nella storia. Il più celebre flash crash è stato quello dell'indice Dow Jones, della borsa valori di New York, avvenuto tra le 14:42 e le 15:07 ora locale del 6 maggio 2010. Quel giorno, in una fase segnata da grande nervosismo per la crisi del debito greca e i postumi della Grande Recessione, senza alcuna provocazione Wall Street lasciò sul terreno il 10% in pochi minuti. Wall Street vide sparire 700 miliardi di dollari per poi rimbalzare di un robusto 7% non sufficiente a ricomporre le perdite. Come riporta Vita, sembra che la causa possa essere legata a "un trader della Citigroup" che avrebbe "passato un ordine di vendita su un complicato prodotto finanziario che includeva il titolo Procter & Gamble digitando "b" di billion (miliardi) anziché "m" di million (milioni) e mandando in tilt l'intero sistema. Panico sui mercati di tutto il mondo con ordini di vendita progressivi. Procter & Gamble arrivava a perdere il 40% mentre altri titoli come Accenture quasi il 100%, recuperando poi il valore iniziale prima della chiusura".

L'errore del trader avrebbe poi alimentato previsioni errate e operazioni spericolate degli algoritmi di trading ad alta frequenza (high frequency trading) su cui si muove la borsa mondiale. L'Hft è basato su algoritmi molto raffinati che basano su determinati parametro di prezzi o di andamento la decisione di procedere a vendite o acquisti massicci. Dunque un errore nell'impostazione dell'input può generare un effetto-cascata prima della correzione. All'Europa, in questo caso, è andata bene perché qualunque sia stata la causa, e l'errore umano è il più probabile, lo schianto è stato mattutino e lontano dalla chiusura. Ma in una fase nervosa, dopo un mese di calo delle borse, Usa in testa, anche un singolo granello di sabbia può mettere in difficoltà l'intero ingranaggio della finanza. In tempi difficili, un piccolo bug è dunque in grado di piegare, anche solo temporaneamente, un intero sistema. Mostrandone tutta la vulnerabilità agli imprevisti e agli "effetti farfalla" che possono trasformare, potenzialmente, un errore di digitazione in un disastro economico. Un'ulteriore testimonianza di quanto la digitalizzazione, se pensata senza un'ottica di controllo umano sui processi, non necessariamente migliori la capacità operativa degli attori economici.

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Sunday, May 1, 2022

Buffett crede in Wall Street: ecco dove ha investito 51 miliardi nel primo trimestre - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

3' di lettura

Negli ultimi due anni, Warren Buffett sembrava aver perso appetito per il mercato azionario. Il primo trimestre del 2022 ribalta, drasticamente, la tendenza. La Berkshire Hathaway, la conglomerata dell’Oracolo di Omaha, è tornata sulla scena con l’acquisto di azioni per oltre 51 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2022.

Le operazioni vanno dal settore assicurativo a quello del gaming, fino a una robusta crescita dell’esposizione sull’industria petrolifera. Buffett, parlando a Omaha per il meeting annuale degli azionisti, ha descritto i mercati come una «sala giochi» e ribadito la sua ostilità agli investimenti più speculativi («Sono osceni»). Al tempo stesso, ha detto, la volatilità sui listini gli ha permesso di scovare business sottovalutati e rimettersi in moto con operazioni di grossa taglia, attingendo a una cassa che sfiorava i 150 miliardi di dollari a fine 2021.

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Da HP a Chevron, il boom di acquisizioni dell’«Oracolo»

La lista delle operazioni concluse nel primo trimestre include un deal da 11,6 miliardi di dollari per accaparrarsi il gruppo assicurativo Alleghany e pesanti operazioni di acquisto su azioni del gruppo petrolifero Occidental Petroleum (oggi Berkshire detiene il 14% della società, per un valore di oltre 7 miliardi di dollari) e il colosso dei computer HP: Buffett, un tempo ostile al settore tecnologico, ha aumentato la quota nel gruppo all’11%, per un valore pari a 4,4 miliardi al primo maggio 2022.

Sempre energia e tech fanno da sfondo ad altre due maxi-operazioni nei primi mesi dell’anno. Sul primo fronte, Berkshire ha accresciuto massicciamente la sua quota azionaria nel colosso petrolifero Chevron, passando da una quota pari a 4,5 miliardi di dollari a fine 2021 a 25,9 miliardi di dollari a fine marzo 2021. Oggi il valore è lievitato a oltre 27 miliardi di dollari, per una quota che incide sul 7,7% del portafoglio del gruppo e fa rientrare Chevron fra le prime quattro partecipazioni della holding insieme ad Apple (143 miliardi, pari al 40,5% del portafoglio del gruppo), Bank of America (36,8 miliardi, il 10,4%) e American Express (26,4 miliardi, il 7,5%) . Sul secondo, quello del tech, Buffett ha messo le mani su milioni di azioni di Activision Blizzard, azienda di videogame nel mirino di Microsoft. L’interesse di Berkshire per Activision è iniziato prima che il colosso di Redmond avviasse la sua acquisizione. Ora Buffett ne controlla una quota del 9,5%, per un valore di oltre 5 miliardi che lo rende primo azionista della società.

Berkshire Hathaway ha chiuso il 2021 con profitti in ascesa e una cassa record di 147,6 miliardi di dollari, oggi scesa a “solo” 106,2 miliardi di dollari dopo la febbre di acquisizioni dei primi mesi dell’anno. I buoni risultati del gruppo e la solidità delle sue riserve cash si erano misurati, fino a qualche mese fa, con il vuoto di operazioni e annunci di peso sul versante delle acquisizioni. A quanto scrive il Wall Street Journal, gli entusiasmi di Buffett si sarebbero risvegliati con la lettura di due report che lo hanno indotto a investire prima su Alleghany e poi su Occidental Petroleum. Nel caso dell’azienda petrolifera, Buffett si è convinto all’acquisto di milioni di azioni dopo aver appreso dalla nota di un analista che il titolo del gruppo veleggiava su valori più bassi rispetto ai suoi picchi nel 2011.

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Fisco: quanto guadagna lo Stato dagli errori nelle dichiarazione dei redditi? - I-Dome.com

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  1. Fisco: quanto guadagna lo Stato dagli errori nelle dichiarazione dei redditi?  I-Dome.com
  2. Il Fisco incassa 5,2 miliardi di euro con gli errori nelle dichiarazioni dei redditi  Il Sole 24 ORE
  3. Errori e omissioni nella Dichiarazione dei Redditi: cosa fare?  I-Dome.com
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Fisco: quanto guadagna lo Stato dagli errori nelle dichiarazione dei redditi? - I-Dome.com
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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...