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Tuesday, October 24, 2023

L’Aie: “Entro il 2030 una nuova macchina su 5 sarà elettrica. E il declino di gas e petrolio arriverà prima d… - la Repubblica

ROMA – Entro il 2030, la domanda di petrolio, gas naturale e carbone raggiungerà il suo picco massimo, per iniziare successivamente a scendere. Allo stessa data, la crescita delle rinnovabili, delle auto a batteria e dell’elettrificazione di energia e trasporti sarà stata molto più veloce delle previsioni più ottimistiche. E tutto questo sulla base delle politiche attuali. Figuriamoci se ci dovesse essere una ulteriore accelerazione degli investimenti.
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Monday, October 23, 2023

Gedi, definitiva la cessione di sei quotidiani del Nordest alla cordata guidata da Enrico Marchi (Finint) - Il Fatto Quotidiano

La rivoluzione nel mondo dell’editoria del Nordest si è compiuta, almeno da un punto di vista degli assetti societari. Quanto influirà sull’informazione è ancora presto per dirlo. Bisogna attendere che i nuovi proprietari comincino a dar corso, a partire dal prossimo 1° novembre, al piano industriale che presenteranno il 26 ottobre ai comitati di redazione delle sei testate che lasciano il gruppo Gedi per entrare a far parte della nuova società Nord-Est Multimedia spa (Nem). In realtà, con la sottoscrizione dell’accordo definitivo, sono due le operazioni che si compiono. Da una parte la creazione di un polo editoriale regionale concorrente diretto del gruppo Caltagirone, editore de Il Gazzettino di Venezia, Il Messaggero di Roma e Il Mattino di Napoli. Dall’altra il completamento della dismissione dei quotidiani locali che facevano parte dello storico gruppo EspressoCaracciolo, che ha contribuito a fare la storia dell’informazione in Italia prima della vendita alla famiglia Elkann, proprietaria di Gedi.

I numeri dell’operazione – La cessione riguarda quattro quotidiani veneti e due friulani: Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia e Mestre, Il Corriere delle Alpi di Belluno, Il Messaggero Veneto di Udine e Il Piccolo di Trieste, oltre alla testata online Nordest Economia. Interessati, quindi, sia il capoluogo veneto che quello friulano, oltre alla ricca e strategica provincia padovana. L’affare era già stato concluso a marzo, ma ha dovuto attendere qualche mese per essere perfezionato, anche per consentire a Enrico Marchi. presidente della banca d’affari Finint di Conegliano Veneto e regista dell’intera operazione, di completare la ricerca di azionisti, imprenditori e istituti di credito disposti a lanciarsi nell’avventura. A passare di mano, per un prezzo di 38 milioni di euro, è un piccolo impero di carta da circa settantamila copie diffuse ogni giorno: si tratta di quotidiani provinciali radicati nel territorio, e con una sezione di notizie nazionali già realizzate in buona parte in sinergia. Nello specifico, Il Piccolo diffonde circa 14mila copie, Il Messaggero Veneto 28mila, Il Mattino di Padova 12mila, La Tribuna settemila, La Nuova cinquemila e Il Corriere delle Alpi quattromila copie. I redattori occupati nel complesso sono poco meno di settanta. Il nuovo gruppo, come anticipato dal fattoquotidiano.it modificherà l’attuale organizzazione e avrà la sede centrale a Venezia, in un palazzo che si trova accanto alla Stazione ferroviaria di Santa Lucia.

I nuovi padroni – Banca Finint è il cuore e la cassaforte della nuova impresa. Si tratta di una banca d’affari che ha 62 uffici territoriali, occupa 550 persone, si avvale di 193 consulenti finanziari e gestisce dieci miliardi di euro di attivi. L’istituto controlla gli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona: gli interessi non saranno solo editoriali, ma legati anche alla compagine sociale, soprattutto alla “filosofia” di Marchi, che vorrebbe dare maggiore visibilità e peso politico a un’area trainante dell’economia italiana. I nuovi editori, quindi, guardano non tanto al potere leghista (che governa le due regioni con Luca Zaia e Massimiliano Fedriga), quando al sistema economico e finanziario più ampio, con solidi riferimenti in Confindustria. Per capirlo basta leggere l’elenco dei sottoscrittori di Nem, partecipata non solo da Finint, ma da “numerose delle principali famiglie imprenditoriali di Veneto e Friuli-Venezia Giulia”, come cita un comunicato del gruppo. Con una precisazione: “Il disegno d’impresa, a partire dall’acquisizione delle sei testate Gedi a Nord-Est, consiste nella costruzione di un gruppo multimediale attivo anche nel campo televisivo, radiofonico, digitale, degli eventi”. Oltre le righe, il riferimento è alle emittenti TeleChiara e TvA Vicenza, che sono nel portafoglio dell’Associazione industriali di Vicenza.

I nomi – Hanno aderito alla sottoscrizione di quote le seguenti società private o famiglie imprenditoriali: Alessandro Banzato (Acciaierie Venete), Giampietro Benedetti (Danieli Group), famiglia Carraro (Carraro Group), famiglia Curti (Bluenergy), Angelo Mandato (Bioman), famiglia Nalini (Carel Group), Carlo Pizzocaro (Fidia farmaceutici), famiglia Canella (supermercati Alì), Federico De Stefani (Sit), famiglia Zanatta (Tecnica Group), famiglia Cattaruzza (Ocean Group) e famiglia Samer (Samer Group). In alcuni casi ci troviamo di fronte ad autentici colossi imprenditoriali, con interessi in tutto il mondo. C’è poi la parte confindustriale associativa e bancaria. La prima è garantita dall’entrata di VideoMedia (Confindustria Vicenza), Confindustria e Ance (l’Associazione dei costruttori edili) di Udine. Ci sono poi due fondazioni bancarie: Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e CariVerona, che ha recentemente messo la testa nel mondo editoriale anche in Athesis, società editrice de “l’Arena di Verona”, “il Giornale di Vicenza”, “Brescia Oggi” e “la Gazzetta di Mantova”. Si profila, quindi, un sistema ancora fluido, che potrebbe avere approdi più ambiziosi, come Vicenza e Verona, così da saldare tutte le realtà produttive più ricche del Nordest.

Gedi completa la dismissione dei locali – La cessione dei quotidiani nordestini porta a compimento anche un altro processo, quello del progressivo abbandono delle testate locali da parte del gruppo Gedi, controllato dalla holding Exor della famiglia Elkann. Nel 2020 Gedi ha acquisito da Carlo De Benedetti le testate dell’ex gruppo Espresso, compreso il network di giornali nazionali e quotidiani locali creato nel 1983 e affidato alla controllata Finegil. Negli scorsi anni sono già state vendute storiche testate come Il Centro di Pescara, Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Ferrara, La Nuova Sardegna e La Gazzetta di Mantova. Cedendo a Nem i sei quotidiani veneti e friuliano-giuliani, Gedi recide in modo definitivo le radici profonde del gruppo editoriale: pensare che il primo numero del Mattino di Padova uscì il 28 marzo 1978, per iniziativa di Giorgio Mondadori, in una città sconvolta dal terrorismo di Autonomia Operaia, mentre sia Il Piccolo di Trieste che Il Messaggero di Udine furono venduti dal gruppo Melzi al gruppo Caracciolo (poi diventato Gruppo Espresso) nel lontano 1998.

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Bonus 100 euro 2024, novità sul trattamento integrativo ma non cambia la platea dei beneficiari - Informazione Fiscale

Bonus 100 euro anche nel 2024, ma per il riconoscimento del trattamento integrativo arrivano nuove regole di calcolo. Le novità, previste per raccordare la misura alle nuove aliquote IRPEF e detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, modificano le regole per determinare l'imposta lorda e conseguentemente il diritto all'erogazione delle somme in busta paga. Confermata la platea dei beneficiari

Il bonus di 100 euro per i redditi fino a 15.000 euro sarà riconosciuto anche nel 2024, ma con nuove regole per il calcolo dei requisiti d’accesso.

Parte del disegno di riforma dell’IRPEF, che nel 2024 sarà strutturata su tre aliquote per effetto dell’accorpamento dei primi due livelli di tassazione, è anche la revisione delle regole relative al trattamento integrativo.

Avranno diritto al bonus di 100 euro in busta paga, pari in totale a 1.200 euro, i lavoratori dipendenti la cui imposta lorda sia di importo superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, ma da queste dovrà essere sottratto un importo pari a 75 euro.

Una modifica necessaria alla luce del ritocco alla no tax area che non cambia la platea dei soggetti beneficiari, ma bisognerà tenere a mente le novità ai fini della gestione delle procedure operative di erogazione del bonus in busta paga.

Per ricevere via email gli aggiornamenti gratuiti di Informazione Fiscale in materia di ultime novità su agevolazioni fiscali e del lavoro, lettrici e lettori interessati possono iscriversi gratuitamente alla nostra newsletter, un aggiornamento gratuito al giorno via email dal lunedì alla domenica alle 13.00

Bonus 100 euro 2024, nuove regole per il trattamento integrativo IRPEF

Nel primo decreto legge attuativo della riforma fiscale trovano spazio diverse novità relative all’IRPEF.

Accanto all’accorpamento delle prime due aliquote, con l’applicazione della percentuale di tassazione del 23 per cento fino a 28.000 euro di reddito, viene rimodulato l’importo delle detrazioni per lavoro dipendente.

L’importo viene equiparato a quello già ad oggi riconosciuto ai pensionati, pari a 1.955 euro, con un conseguente rialzo della no tax area a 8.500 euro.

Novità che si affiancano alla conseguente revisione delle regole per il riconoscimento del bonus di 100 euro al mese riconosciuto in busta paga, ossia il trattamento integrativo che ha preso il posto del meglio noto bonus Renzi.

È nella bozza del decreto IRPEF, non ancora disponibile in versione ufficiale, che vengono delineate le novità previste per i lavoratori dipendenti. I tre commi dell’articolo 1 in materia di revisione della disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche stabiliscono le novità previste per il 2024.

Ad essere ridisegnate sono le regole previste dall’articolo 11 del TUIR in materia di aliquote e scaglioni IRPEF, dall’articolo 13 in materia di detrazioni sui redditi da lavoro dipendente e quindi dall’articolo 1, comma 1 del decreto legge n. 3 del 5 febbraio 2020, relativo per l’appunto al trattamento integrativo.

Nella bozza si legge quanto segue:

“3. Per l’anno 2024 la somma a titolo di trattamento integrativo, di cui all’articolo 1, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta a favore dei contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del citato testo unico delle imposte sui redditi diminuita dell’importo di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno.”

A partire dal 1° gennaio 2024 quindi, il diritto al bonus di 100 euro al mese in busta paga sarà garantito ai dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, qualora l’imposta lorda dovuta sia di importo superiore alle detrazioni IRPEF spettanti, pari a 1.955 euro per periodo d’imposta, ma da queste bisognerà sottrarre l’importo di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno.

Bonus 100 euro 2024, come cambia il trattamento integrativo

Quella prevista dalla bozza del decreto attuativo della riforma fiscale in materia di IRPEF è quindi una modifica di raccordo, necessaria per evitare penalizzazioni nel passaggio al nuovo sistema di aliquote e scaglioni operativo dal 1° gennaio 2024.

Dal punto di vista pratico quindi non cambia la platea dei lavoratori beneficiari del trattamento integrativo, riconosciuto in misura piena ai titolari di redditi fino a 15.000 euro e, a specifiche condizioni, fino alla soglia dei 28.000 euro.

Per quanto concerne il calcolo del valore delle detrazioni IRPEF sui redditi da lavoro dipendente, per la verifica della “capienza” dell’imposta e conseguentemente dei casi in cui spetta il bonus di 100 euro, la previsione di una riduzione di 75 euro all’importo di 1.955 euro porta la soglia ai 1.880 euro previsti attualmente.

Una misura, quella prevista dal decreto di riforma dell’IRPEF, che quindi conferma le regole già vigenti ma che dovrà essere tenuta in conto da parte di chi si occupa della gestione operativa delle procedure di erogazione del trattamento integrativo riconosciuto ai lavoratori dipendenti.

Resta quindi la regola che prevede il riconoscimento del bonus di 1.200 euro in caso di reddito fino a 15.000 euro qualora vi sia capienza dell’IRPEF lorda rispetto alle detrazioni per lavoro dipendente.

Confermate anche le regole previste per il riconoscimento del trattamento integrativo per i titolari di redditi fino a 28.000 euro, che continueranno a beneficiare del bonus in busta paga se l’importo di specifiche detrazioni per oneri (per carichi di famiglia, per reddito da lavoro dipendente e assimilati, per interessi passivi su prestiti o mutui contratti entro il 2021, per le rate relative alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2021 riferite a spese sanitarie, interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, nonché a detrazioni previste da altre disposizioni normative) sia superiore all’IRPEF lorda dovuta.

In tal caso tuttavia l’importo del trattamento integrativo continuerà ad essere determinato sulla base della differenza tra la somma delle detrazioni di cui sopra e l’imposta lorda.

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Sanzioni e scadenze, Governo rivede le regole Fisco - QUOTIDIANO NAZIONALE

Lotta all'evasione ma cambiando approccio, certezze per i contribuenti su tutte le scadenze, sanzioni più leggere, allineate a quelle europee. Il governo va avanti sulla riforma fiscale e arrivano in Consiglio dei ministri altri due provvedimenti che declinano la legge delega con l'obiettivo di riscrivere, semplificandolo, il sistema tributario italiano. Sono due i decreti legislativi che il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, firma e porta all'attenzione dei colleghi. Il primo rivede lo Statuto dei diritti del contribuente, ed ha come obiettivo "revisionarne la disciplina e garantire la certezza del diritto". Secondo gli esperti commercialisti, lo Statuto è una delle leggi più calpestate, e che invece andrebbe valorizzata. Il secondo decreto si concentra sugli adempimenti e sul calendario dei versamenti, un riordino chiesto anche dai commercialisti che puntano a mettere in sicurezza soprattutto il periodo estivo, oggi aggravato da oltre un centinaio di scadenze. "Vogliamo un calendario certo con tempi certi", ha spiegato qualche giorno fa proprio il viceministro Leo, spiegando che sull'estate e sul periodo natalizio caleranno delle pause per tutti, amministrazione e cittadini. Inoltre, nello stesso provvedimento verranno elevate le soglie del visto di conformità. C'è poi il capitolo sanzioni, oggi eccessivamente onerose secondo Leo, che ha spiegato come verranno riallineate a quelle europee.

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Assicurazioni, raddoppiano i riscatti delle polizze vita - Il Sole 24 ORE

3' di lettura

Occhi puntati sui riscatti e sui possibili cambiamenti al regolamento delle gestioni separate. Il settore assicurativo, in questa fase di particolare turbolenza, gioca su più tavoli nel tentativo di arginare gli effetti che il contesto economico finanziario sta avendo sul comparto Vita. E che si possono leggere nel repentino incremento del numero di clienti che porta all’incasso la propria polizza. D’altra parte, l’impennata dei rendimenti dei titoli di stato ha reso più attrattivi i governativi che, peraltro, stanno anche generando forti minusvalenze sul portafoglio investimenti del mondo assicurativo. Se a questo si aggiunge il caso Eurovita, è comprensibile il motivo per cui le gestioni separate siano diventate il nuovo snodo chiave per il settore. Di qui la convinzione che l’Ivass avvii una nuova consultazione pubblica, dopo quella promossa circa un anno fa sulle unit linked, entro la fine dell’anno per provare a cambiare le carte in tavola.

Guidoni (Ania): "Salute e cambiamento climatico i trend delle assicurazioni"

I riscatti

Punto di partenza per comprendere al meglio lo scenario sono le polizze Vita che vengano incassate prima della scadenza. Nel primo semestre 2023, stando ai dati Ania, l’ammontare complessivo delle uscite ha toccato quota 58,4 miliardi, con una variazione annuale in forte aumento: +45,2% rispetto ai primi sei mesi del 2022. A pesare, in particolar modo, sono stati i riscatti e altri rimborsi che hanno rappresentato il 76% dei pagamenti. Il dato, sulla carta, appare preoccupante. Tanto più se ci si sofferma sul trend.

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La percentuale di riscatti sulle polizze ha sempre viaggiato attorno al 5% annuo, nel 2022 questa cifra è salita al 6,6% e a settembre di quest’anno aveva già toccato quota 7,6%. Il dato è ancora più rotondo se si guarda il solo comparto della bancassurance: qui viene toccato il 9,7%, esclusa Poste. Mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno e questo fa immaginare che il valore, a bilancio, sarà ancora più rotondo.

Tuttavia, va segnalato, il trend di ascesa sembra aver almeno parzialmente invertito la rotta. Se l’importo mensile dei riscatti viene rapportato all’ammontare medio delle riserve matematiche emerge che questo indicatore è cresciuto notevolmente negli ultimi tre anni, passando da un valore medio pari a 0,47% nel 2020 a 0,52% nel 2021, fino a raggiungere lo 0,56% nel 2022. Tale andamento è confermato anche nei primi sei mesi del 2023, quando il rapporto riscatti/riserve del totale Vita è salito progressivamente fino a raggiungere l’1,12% nel mese di marzo.

A giugno, però, è arrivata quella che appare come una svolta: l’indicatore è sceso allo 0,85%. Una contrazione confortante e rilevata anche nei mesi successivi di luglio e agosto. Le compagnie, d’altro canto, sono ben consapevoli di quanto sia centrale frenare ulteriormente i riscatti, fenomeno che può essere arginato facendo il più possibile leva sul rapporto con l’assicurato. Anche perché, va ricordato, il portafoglio investimenti del settore assicurativo italiano registra minusvalenze latenti per poco più di 30 miliardi, frutto principalmente del saldo negativo sugli investimenti in titoli di Stato che vale quasi 35 miliardi di euro.

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Sunday, October 22, 2023

Superbonus 70% e non solo, come cambiano i bonus edilizi nel 2024: i requisiti e chi può ottenerli - Fanpage.it

Superbonus 110, le ultime notizie

I bonus edilizi nel 2024 cambieranno, ma alcune misure saranno confermate. Dal superbonus al 70%, al bonus barriere architettoniche, fino al bonus mobili. Sono diverse le agevolazioni che resteranno disponibili, anche se con alcune riduzioni.

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Superbonus 110, le ultime notizie

Nel 2024 cambierà il panorama dei bonus edilizi. Il dibattito politico si sta concentrando tutto sul superbonus 110%, che il governo ha deciso di non prorogare nemmeno per i condomini in cui i cantieri sono già aperti – anche se Forza Italia continuerà nei prossimi mesi a fare pressione sul tema. Ma il superbonus non è l'unico incentivo nell'ambito edilizio che sarà a disposizione l'anno prossimo: dall'ecobonus al bonus mobili, ecco le misure principali.

Superbonus 110%, chi lo può ancora usare e chi ha uno sconto ridotto

Innanzitutto, un punto sul superbonus. Nel 2024 l'agevolazione scenderà al 70% del costo dei lavori, sia per chi inizia nuovi lavori che per chi li ha iniziati quest'anno con il 90%. Non ci sarà possibilità di cessione del credito, se non nei casi in cui la delibera condominiale e la Cila (comunicazione inizio lavori) risalgono a prima del 17 febbraio 2023. Nel 2025, poi, l'aliquota scenderà ancora al 65%, e sarà l'ultimo anno in cui l'agevolazione sarà attiva.

Per l'anno prossimo, il superbonus 110% resterà attivo solo per alcune categorie, considerando che il ministro dell'Economia Giorgetti ha assicurato che nella manovra non ci saranno interventi sul tema né per i condomini né per le villette. Potranno continuare a usare l'agevolazione al 110% le zone colpite da terremoti nel Centro Italia – a cui potrebbe aggiungersi anche la zona dei Campi Flegrei, ma al momento non è certo.

Sismabonus ed Ecobonus

Nel 2024 resterà valido il cosiddetto Sismabonus, che si applica ai lavori di messa in sicurezza degli edifici nelle zone sismiche. Questo compensa il 50% della spesa, fino a un massimo di 96mila euro (quindi il rimborso massimo è il 48mila euro) per ogni unità immobiliare. Va ricordato che le unità immobiliari sono anche gli appartamenti, quindi in un condominio ci sono diverse unità. La percentuale può arrivare fino all'80% se grazie ai lavori si scenda di una o due classi di rischio, che si esprimono in lettere e vanno dalla A (il rischio più basso) alla G.

Resta in vigore anche l'Ecobonus, che per buona parte degli interventi compensa il 65% delle spese, ma per alcune (come il cambio di infissi) solo il 50%. Invece per i lavori nelle parti comuni dei condomini ci sono numeri simili a quelle dal sismabonus: se migliora il grado di efficienza energetica dell'edificio, lo sconto sale al 70%. Il massimo di spesa è fissato a 40mila euro per quanto riguarda l'isolamento termico delle parti comuni dei condomini.

Bonus mobili

Il bonus mobili resta nel 2024, ma in formato ridotto. Infatti lo sconto fiscale sull'acquisto di grandi elettrodomestici o mobili sarà sempre del 50%, ma per una spesa massima più bassa: 5mila euro, invece di 8mila. Quindi il rimborso massimo scenderà da 4mila a 2.500 euro.

Va ricordato che il bonus non si applica per tutti gli acquisti di mobili. Infatti, lo sconto c'è solo per quei prodotti comprati nel contesto di lavori di ristrutturazione.

Bonus barriere architettoniche e bonus verde

Il bonus verde è quello che riguarda i lavori nelle aree verdi e nei giardini di un immobile, compresi interventi come la costruzione di un pozzo o l'installazione di un impianto di irrigazione. Lo sconto è del 36%, e copre al massimo una spesa di 5mila euro.

Il bonus barriere architettoniche è l'unico che è già automaticamente prorogato per due anni, quindi fino alla fine del 2025. Prevede che chi spende eliminare le barriere architettoniche – ad esempio installando ascensori, rampe, montacarichi… – anche se non c'è un inquilino con disabilità abbia una riduzione del 75% della spesa, con un tetto massimo che varia da 30mila a 50mila euro a seconda del tipo di edificio.

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Tim: C.Conti non poteva valutare sostenibilità ingresso Mef - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

La Corte dei Conti non ha "potuto compiutamente esprimersi sulla sostenibilità finanziaria dell'investimento" relativo all'ingresso del Ministero dell'Economia nella società Netco, che conterrà la rete di Tim.
    Al momento dell'esame non erano infatti "concluse le procedure di valutazione spettanti all'Amministrazione per l'acquisizione di elementi adeguati a suffragare la scelta sotto il profilo della redditività e sostenibilità dell'operazione societaria". Così la Corte dei Conti in una nota che spiega che le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti sono state chiamate ad esprimersi sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° settembre 2023, che autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze alla presentazione di un'offerta vincolante finalizzata all'acquisizione di una quota di partecipazione nella società NetCo spa.
    "La delibera della Corte - prosegue - è stata predisposta nei tempi richiesti dalla legge sulla base delle informazioni e dei dati al momento disponibili. Le Sezioni riunite hanno esaminato le motivazioni alla base dell'operazione proposta e la compatibilità della stessa con la normativa comunitaria". Mentre non hanno potuto esprimersi sulla sostenibilità finanziaria.
   
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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Tim: C.Conti non poteva valutare sostenibilità ingresso Mef - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA
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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...