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Tuesday, June 29, 2021

Dichiarazione dei redditi 2021, guida alle spese mediche detraibili: cosa fare per non sbagliare - QuiFinanza

L’Agenzia delle entrate ha emanato una circolare, la n. 7 del 25 giugno 2021, chiamata anche “Raccolta”, con la quale fornisce una risposta dettagliata a tutti i dubbi sulle disposizioni normative relative alla dichiarazione dei redditi 2021 e alle indicazioni di prassi riguardanti ritenute, oneri detraibili, deducibili e crediti di imposta, anche riguardo agli obblighi di produzione documentale da parte del contribuente al CAF o al professionista abilitato e di conservazione da parte di questi ultimi per la successiva produzione all’Agenzia.

Un capitolo molto importante è dedicato alle spese mediche detraibili dal modello 730 o Redditi 2021 (qui trovate tutte le info sulla Precompilata).

Le spese mediche generiche che possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi, e dunque generare un credito d’imposta (qui trovate le info su quando arriva il rimborso IRPEF), sono quelle inerenti le prestazioni rese da un medico “generico”, oppure quelle rese da un medico specialista in branca diversa da quella correlata alla prestazione.

Dichiarazione dei redditi 2021, quali spese mediche sono detraibili

È importante notare che rientrano tra queste spese anche quelle sostenute per il rilascio di certificati medici per usi sportivi (sana e robusta costituzione), per la patente, ecc.

L’Agenzia specifica che la detrazione per le spese mediche generiche spetta anche per le spese relative all’acquisto di:

  • farmaci
  • specialità medicinali
  • medicinali omeopatici.

I farmaci o i medicinali devono essere acquistati presso le farmacie o presso soggetti autorizzati alla vendita degli stessi.

La detrazione spetta anche per le spese per i farmaci o medicinali senza obbligo di prescrizione medica acquistati on-line da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla regione o dalla provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla legislazione delle regioni o delle province autonome.

L’elenco delle farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita on-line è consultabile sul sito salute.gov.it. Ricordiamo che in Italia non è consentita la vendita on-line di farmaci o medicinali che richiedono la prescrizione medica.

Dichiarazione dei redditi 2021, come deve essere lo scontrino per spese detraibili

Le spese sanitarie relative all’acquisto di farmaci o medicinali, effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2008, sono detraibili o deducibili se la spesa risulta certificata da fattura o da scontrino fiscale, il cosiddetto scontrino parlante, in cui risultino specificati la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati, nonché il codice fiscale del destinatario.

Per quanto attiene alla natura del prodotto acquistato è sufficiente l’indicazione generica nello scontrino fiscale della parola “farmaco” o “medicinale”, per escludere la detraibilità di prodotti attinenti ad altre categorie merceologiche disponibili in farmacia.

Le diciture “farmaco” o “medicinale” possono essere indicate anche attraverso sigle e terminologie chiaramente riferibili ai farmaci, quali “OTC” (over the counter o medicinali da banco), “SOP” (senza obbligo di prescrizione), “Omeopatico”, e abbreviazioni come “med” e “f.co”.

La natura del prodotto “farmaco” può essere identificata anche mediante le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quali: TK (ticket) o FC (farmaco anche omeopatico).

Per quanto riguarda la qualità del prodotto, tenendo conto delle indicazioni del Garante della privacy, lo scontrino non deve più riportare in modo specifico la denominazione commerciale del farmaco o del medicinale acquistato, ma deve indicare il numero di autorizzazione all’immissione in commercio dello stesso (AIC).

La dicitura “ticket” è idonea ad indicare sia la natura che la qualità del farmaco o del medicinale per il quale, tra l’altro, il contribuente non è più tenuto a conservare la fotocopia della ricetta rilasciata dal medico di base.

Per i medicinali omeopatici, per i quali non sia stata ancora attivata la procedura per l’attribuzione del codice AIC, la qualità del farmaco è indicata da un codice identificativo, valido sull’intero territorio nazionale, attribuito da organismi privati.

Anche per l’acquisto di medicinali preparati in farmacia, le cosiddette preparazioni galeniche, è necessario che la spesa sostenuta risulti certificata con documenti contenenti l’indicazione della natura (“farmaco” o “medicinale”), qualità (in questo caso preparazione galenica), quantità e codice fiscale del destinatario. Per questi medicinali la farmacia, se incontra difficoltà nell’emettere scontrini fiscali parlanti, deve ricorrere all’emissione della fattura.

Dichiarazione dei redditi 2021, i farmaci acquistati al supermercato si possono detrarre?

I farmaci da banco e quelli da automedicazione possono essere commercializzati anche presso i supermercati e tutti gli altri esercizi commerciali.

Per la detrazione fiscale è tuttavia necessario che la spesa risulti certificata da fattura o da scontrino fiscale parlante. Non è possibile integrare le indicazioni da riportare sullo scontrino con altra documentazione, come ad esempio, la prescrizione medica.

Dichiarazione dei redditi 2021, i parafarmaci si possono detrarre?

È esclusa invece la detraibilità delle spese relative all’acquisto di parafarmaci, quali ad esempio integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate, anche se acquistati in farmacia, e anche se assunti a scopo terapeutico su prescrizione medica.

>>> Vai allo speciale 730/2021 di QuiFinanza <<<

Dichiarazione dei redditi 2021, quali documenti conservare

Dall’anno d’imposta 2020, la detrazione per le spese mediche generiche spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale o mediante altri sistemi di pagamento tracciabili, fatta eccezione per le prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al SSN.

Non è previsto, invece, l’obbligo di effettuazione del pagamento mediante sistemi di pagamento tracciabili per l’acquisto di medicinali.

Per i farmaci, anche omeopatici, acquistati, anche all’estero, presso farmacie, supermercati ed altri esercizi commerciali o attraverso farmacie on-line servono: fattura o scontrino fiscale parlante in cui devono essere specificati natura (farmaco o medicinale, OTC, ecc.), qualità (codice alfanumerico) e quantità del prodotto acquistato e – fondamentale – il codice fiscale del contribuente.

Per le prestazioni rese da medici generici, anche omeopati, e certificati medici per usi sportivi, per la patente, per apertura e chiusura malattie o infortuni, per pratiche assicurative e legali servono: ricevuta fiscale o fattura rilasciata dal medico.

Dichiarazione dei redditi 2021, cosa fare se la visita medica non è effettuata tramite SSN

Se la prestazione non è resa da strutture pubbliche o private accreditate al SSN, l’utilizzo di sistemi di pagamento tracciabili può essere attestato mediante l’annotazione in fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale, da parte del percettore delle somme che effettua la prestazione di servizio.

In mancanza di questa documentazione, occorre esibire:

  • ricevuta del versamento bancario o postale
  • ricevuta del pagamento effettuato tramite carta di debito o di credito
  • estratto conto
  • copia bollettino postale o del MAV e dei pagamenti con PagoPA o con applicazioni via smartphone tramite Istituti di moneta elettronica autorizzati.

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L’ex Ilva sparisce dai radar di ArcelorMittal: investimenti in Italia azzerati - Il Fatto Quotidiano

C’è un convitato di pietra nella tormentata e per molti versi opaca vicenda dell’ex Ilva. Quel convitato, ormai da tempo, è ArcelorMittal, il colosso dell’acciaio che a fine 2018 ha preso in affitto gli impianti del siderurgico dai commissari dell’amministrazione straordinaria. Fin da subito, tra contenziosi, grane legali e perdite milionarie, i vertici del gruppo multinazionale si sono resi conto di aver fatto il passo più lungo della gamba. E da allora hanno fatto di tutto per sfilarsi in sordina cercando di recuperare il più possibile i soldi investiti.

Indizi ce ne sono stati molti. Dal piano di investimenti ambientali da 2,5 miliardi tenuto nel freezer, dato che a fine 2019 gli investimenti realmente eseguiti sono stati solo 387 milioni. Alla contabilità dell’ex Ilva resa il più possibile opaca, come ha documentato il report di Kpmg, l’advisor di Invitalia che ha raccontato le omissioni e l’impossibilità di avere un quadro preciso dei conti dell’ex Ilva. Fino alla fretta di restituire il prima possibile le attività dell’ex Ilva alla mano pubblica, con l’accordo che ha visto lo scorso aprile lo Stato via Invitalia entrare con 400 milioni nel capitale con una quota di minoranza del 38%, destinata a salire al 100% non prima però del maggio 2022.

Tanti indizi su quella che sembra sempre più una sorta di toccata e fuga poco elegante del colosso con base in Lussemburgo. Ora quegli indizi sono diventati una prova. Nell’ultima presentazione agli analisti dei conti del primo trimestre di solo un mese fa, conti tra l’altro brillanti con l’utile netto a livello globale salito a oltre 2,2 miliardi di dollari contro la perdita di oltre 1 miliardo di 12 mesi prima, l’Ilva o meglio Arcelor Mittal Italia non c’è più. Sparita completamente dai radar. Spariti innanzitutto gli investimenti, segnalati a zero nel 2021 dopo che erano già scesi nel 2020 a soli 500 milioni che però riguardano sia l’ex Ilva che AM Usa. Gli investimenti che andranno avanti quest’anno sono solo quelli in Messico, Brasile e Liberia per una cifra complessiva di 2,9 miliardi.

Niente più Italia quindi. Anzi per AM italy, oggi Acciaierie d’Italia, si fanno i conti positivi dell’abbandono. Con Arcelor Mittal che potrà deconsolidare debiti per 1 miliardo di dollari. E così la fuga, senza aspettare che il governo si prenda l’intero capitale, è di fatto già iniziata. Con i vertici del gruppo globale che sono intenzionati a rendere il più possibile neutra sui conti della multinazionale l’avventura di Taranto, Genova e degli altri poli.

Intanto non pagheranno il debito con l’ex Ilva di 1,4 miliardi come si erano ripromessi di fare quando presero in affitto dai commissari gli impianti. Certo il gruppo indiano ha messo soldi nell’ex Ilva con l’aumento di capitale da 1,3 miliardi. Quei soldi li hanno bruciati quasi del tutto le perdite. Per quasi 900 milioni nel primo anno, il 2019, e per altri circa 300 milioni nel 2020, secondo le stime formulate da Kpmg in quel report sui dati opachi di AM Italy. Ora però, restituendo al pubblico la grana Ilva, il gruppo rientra dall’aumento e ricostituisce il capitale bruciato a spese dello Stato.

Non solo ma nella breve gestione (poco più di due anni) italiana, l’ex Ilva ha nella sostanza fatto da sponda alle attività del gruppo con uno sbilancio tra costi e ricavi infragruppo tutto a scapito dell’ex Ilva. Come documentato da Kpmg, nelle transazioni infragruppo del colosso dell’acciaio l’ex Ilva avrebbe incassato come ricavi dalle altre società di ArcelorMittal 894 milioni, mentre avrebbero sopportato costi per acquisti di materia prima e servizi sempre dalle società del gruppo per ben 1,43 miliardi. Con uno sbilancio di risorse e flussi di fatto usciti da Ilva a favore di Arcelor Mittal di oltre mezzo miliardo. Nei fatti il gruppo ha usato l’ex Ilva caricandola di maggiori costi rispetto ai ricavi infragruppo.

Ma c’è anche un paradosso nell’intera vicenda. Arcelor Mittal è entrata in Italia poco prima che tracollassero i prezzi dell’acciaio per la sovraproduzione e l’eccesso di offerta. Una situazione in cui occorreva diminuire la produzione, anziché aumentarla. Se ne esce nel momento più brillante del ciclo dell’acciaio con i prezzi che da metà del 2020 hanno fatto un balzo all’insù. Sarebbe questo il momento per aumentare la produzione a fronte della fortissima domanda mondiale. E invece ecco la resa.

Tra l’altro la ripartenza fortissima del mercato dell’acciaio si vede eccome nei conti del gruppo a livello mondiale. Nel primo trimestre del 2021 il gruppo a livello mondo ha realizzato vendite per 16,2 miliardi di dollari con un margine industriale salito a 3,2 miliardi, oltre tre volte quanto realizzato a inizio del 2020. Si prefigura un’annata boom per il gigante siderurgico. Secondo il consenso degli analisti il fatturato quest’anno dovrebbe aumentare a un tasso del 27% con utili netti sopra i 6 miliardi. Soldi in cassa ce ne sono eccome. Ma Arcelor preferisce la strada della finanza piuttosto che degli investimenti industriali. Tra dividendi ai soci e buy back, cioè il riacquisto delle proprie azioni, Arcelor spenderà quasi 2 miliardi tra il 2020 e il 2021. Ma questi finiranno nelle tasche degli azionisti e a rafforzare il titolo, meno molto meno a garantire gli investimenti produttivi. Tanto l’ex Ilva è stata di fatto già cancellata dal portafoglio del gigante indiano. Con buona pace di chi crede ancora all’impegno fattivo di Arcelor in Italia.

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Cashback sospeso dal 30 giugno, Draghi stoppa Conte - QuiFinanza

Cala definitivamente il sipario sull’operazione cashback? Intanto, dal 30 giugno si prende una pausa destinata molto probabilmente a  diventare un addio al termine dei sei mesi di stop.  Lo ha deciso la cabina di regia che si è tenuta nella giornata di ieri a Palazzo Chigi e ha così deciso di cancellare anche la sessione già prevista per il secondo semestre dell’anno che sarebbe dovuta partire dal 1 luglio.

Draghi stoppa Conte

In questi sei mesi di stop l’esecutivo deciderà il da farsi ma la misura non sembra rientrare nelle intenzioni del Presidente del Consiglio Draghi che stoppa l’intervento fortemente voluto dal suo predecessore Giuseppe Conte, per incentivare, da un lato i consumi e dall’altro l’utilizzo della moneta elettronica.

Primo semestre, i numeri

Stando ai numeri dell’app Io, sono circa 720 milioni le transazioni elaborate e più di 7,85 milioni gli utenti che hanno effettuato pagamenti validi per ottenere il rimborso. Di questi, 5,89 milioni hanno superato la soglia minima di 50 transazioni per ricevere un ritorno del 10% di ogni transazione effettuata (fino ad un massimo di 150 euro).

Servono invece 689 transazioni per  puntare al supercashback da 1.500 euro,  obiettivo che alcuni, ribattezzati i  furbetti del cashback, hanno tentato di raggiungere effettuando operazioni non proprio lecite.

Tra i più critici verso la misura, in prima fila Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che, proprio di recente, aveva presentato una mozione al Senato respinta però da Palazzo Madama. In quell’occasione, invece, era arrivato semaforo verde ad una mozione della maggioranza che segnalava le “criticità” emerse chiedendo un “monitoraggio” del programma per adottare “provvedimenti correttivi”.  

Il programma, dopo la “prova” di Natale, era partito ufficialmente il primo gennaio, pronto a ripartire per la “fase 2” dell’operazione  il 1 luglio con le medesime regole. Ma è arrivato lo stop. 

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Monday, June 28, 2021

Così Draghi sospende il cashback e vara un blocco selettivo dei licenziamenti - Il Foglio

Roma. A voler cercare l’immagina simbolica, forse si potrebbe indicare la sospensione del cashback. La misura che per quel Giuseppe Conte che intanto annaspa nella guerriglia interna con Beppe Grillo era “una rivoluzione di sistema che darà benefici di lungo periodo”, Mario Draghi decide di fermarla. E sì che Stefano Patuanelli, il più contiano dei grillini, in teleconferenza da Strasburgo prova a opporsi. Ma il premier è irremovibile: “La fermiamo per almeno sei mesi, dal primo luglio, e proviamo a correggerne le storture”.

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Partite IVA, nuova proroga versamento saldo 2020 e acconto 2021: per chi e quando - QuiFinanza

Buone notizie per le partite Iva. Vista la perdurante crisi legata all’emergenza Covid, il premier Mario Draghi ha adottato un Dpcm con cui proroga il termine di versamento del saldo 2020 e del primo acconto 2021 ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA per tutti quei contribuenti autonomi di piccole dimensioni e i loro intermediari.

Dopo aver ricevuto il nuovo contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni bis, la novità riguarda ora solo i lavoratori professionisti e autonomi con partita Iva in regime forfettario e i contribuenti interessati dall’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), compresi quelli aderenti al regime forfettario.

Il termine di versamento in scadenza il 30 giugno viene prorogato al 20 luglio, senza corresponsione di interessi.

Partita IVA forfettaria, requisiti e come funziona

Il regime IVA forfettario è un regime fiscale agevolato, destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, cui possono accedere i contribuenti che nell’anno precedente hanno, contemporaneamente:

  • conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65mila euro. Se si esercitano più attività, contraddistinte da codici Ateco differenti, è necessario considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate
  • sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20mila euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Anche chi inizia un’attività può accedere al regime forfetario, comunicando nella relativa dichiarazione ai fini Iva di presumere la sussistenza dei requisiti.

Partita IVA forfettaria, costi e tasse

Chi applica il regime forfetario determina il reddito imponibile applicando, all’ammontare dei ricavi conseguiti o dei compensi percepiti, un coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata.

Dal reddito determinato forfettariamente si deducono i contributi previdenziali obbligatori, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico o, se non fiscalmente a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi. L’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo.

Al reddito imponibile si applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva di quelle ordinariamente previste, e cioè imposte sui redditi, addizionali regionale e comunale, e Irap. Nel caso di imprese familiari, l’imposta sostitutiva, applicata sul reddito al lordo dei compensi dovuti dal titolare al coniuge e ai suoi familiari, è dovuta dall’imprenditore.

Il reddito assoggettato al regime forfettario rileva sempre quando, per la spettanza o per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefìci, anche di natura non tributaria, le norme fanno riferimento al possesso di requisiti reddituali.

Partita IVA forfettaria, costi e tasse per chi avvia una nuova attività

L’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività in presenza di determinati requisiti:

  • il contribuente non ha esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare
  • l’attività da intraprendere non costituisce, in nessun modo, una prosecuzione di altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso del periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni
  • se viene proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio non supera il limite che consente l’accesso al regime.

Partita IVA forfettaria, chi non può accedere

Non possono accedere al regime forfettario:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfettari di determinazione del reddito
  • i non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari o che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei 2 precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a quei datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30mila euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato e sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro.

Partita IVA con regime ISA

Per quanto riguarda invece gli ISA, che dal 2018 hanno sostituito gli studi di settore e i parametri, sono degli indicatori costruiti con una metodologia statistico-economica basata su dati e informazioni contabili e strutturali relativi a più periodi d’imposta.

Partita IVA con regime ISA, come funziona

Consentono agli operatori economici di valutare autonomamente la propria posizione e di verificare il grado di affidabilità su una scala di valori che va da 1 a 10.

A seconda del valore raggiunto ci sono diversi benefici: possono ad esempio essere esclusi da alcuni tipi di controlli o beneficiare della riduzione dei termini per gli accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate o essere esonerati dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta.

Partita IVA con regime ISA, chi non può accedere

Gli ISA non si applicano per i periodi d’imposta in cui il contribuente:

  • ha iniziato o cessato l’attività
  • non si trova in condizioni di normale svolgimento dell’attività
  • dichiara ricavi o compensi di ammontare superiore a 5.164.569 euro
  • si avvale del regime forfettario agevolato o del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità
  • esercita due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo Isa, qualora i ricavi dichiarati, relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dall’ISA sull’attività prevalente, superi il 30% dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati (questi soggetti sono comunque tenuti alla compilazione del modello ISA).

Sono esclusi dagli ISA anche:

  • le società cooperative, le società consortili e i consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate
  • le società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi
    i soggetti che esercitano, in ogni forma di società cooperativa, le attività di “Trasporto con taxi” (codice attività 49.32.10) e di “Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente” (codice attività 49.32.20) di cui all’ISA AG72U
  • le corporazioni dei piloti di porto esercenti le attività di cui all’ISA AG77U.

Il Decreto Rilancio causa Covid ha poi previsto la possibilità di introdurre 3 ulteriori cause di esclusione dall’applicazione degli ISA 2020. Si tratta di:

  • coloro che hanno subito una diminuzione di almeno il 33% dei ricavi o compensi 2020 rispetto a quelli del 2019
  • hanno aperto la partita IVA a partire dall’1 gennaio 2019
  • esercitano in maniera prevalente le attività economiche individuate da una specifica tabella contenente 85 attività riguardanti prevalentemente i settori del commercio e dei servizi.

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Binance bandito in UK? Ecco cosa sta succedendo al principale exchange di criptovalute - Hardware Upgrade

La Financial Conduct Authority (FCA), autorità di controllo finanziario del Regno Unito, ha emesso un divieto di operatività per attività regolamentate nel Paese nei confronti di Binance Markets Limited, una controllata di Binance Group, il più grande exchange di criptovalute al mondo. Il divieto entrerà formalmente in vigore il prossimo 30 giugno, tra due giorni.

Si tratta di un nuovo grattacapo per l'exchange più utilizzato e conosciuto, dato che non è la prima volta che le autorità competenti prendono di mira la società cinese. Nel dettaglio, Binance ha recentemente dichiarato che bloccherà tutti gli utenti della provincia canadese dell'Ontario a partire dal 31 dicembre. Un altro avvertimento è arrivato anche dal Giappone, dove la Financial Services Agency (FSA) ha affermato che l'exchange di criptovalute opera nel Paese senza nessuna registrazione e senza permesso.

Binance: cosa succede ora nel Regno Unito?

"Binance Markets Limited (BML) non è autorizzato a intraprendere alcuna attività regolamentata nel Regno Unito. Questa azienda fa parte di un Gruppo più ampio, Binance Group. Per via dell'imposizione di requisiti da parte della FCA, Binance Markets Limited non è attualmente autorizzata a intraprendere attività regolamentate senza il previo consenso scritto della FCA. Nessun'altra entità del Gruppo Binance detiene alcuna forma di autorizzazione, registrazione o licenza per condurre attività regolamentate nel Regno Unito. Il Gruppo Binance sembra offrire ai clienti del Regno Unito una gamma di prodotti e servizi tramite un sito Web, Binance.com", riporta il comunicato della FCA.

Zune

L'ordinanza dell'autorità britannica sembra essere piuttosto pesante, ma come si traduce nel concreto? Gli utenti di Binance potranno continuare comprare e vendere criptovalute nel Regno Unito? La risposta momentanea è sì, almeno per le criptovalute come ad esempio Bitcoin ed Ethereum, in quanto nel Regno Unito questi asset digitali non sono regolati dalla FCA.

Quali sono, quindi, gli asset regolamentati? La FCA lo spiega in una nota dedicata, che riportiamo pedissequamente:

Token regolamentati

  • Token di sicurezza: si tratta di token che equivalgono a un "Investimento specificato" ai sensi dell'Ordine delle attività regolamentate (RAO), esclusa la moneta elettronica. Questi possono fornire diritti come la proprietà, il rimborso di una determinata somma di denaro o il diritto a una quota di profitti futuri. Possono anche essere valori mobiliari o altri strumenti finanziari ai sensi della Direttiva UE sui mercati degli strumenti finanziari II (MiFID II). È probabile che questi token rientrino nel perimetro normativo della FCA.
  • Token di moneta elettronica: si tratta di token che soddisfano la definizione di moneta elettronica ai sensi dei regolamenti sulla moneta elettronica (EMR). Questi token rientrano nella regolamentazione.

Token non regolamentati

  • Tutti i token che non sono token di sicurezza o token di moneta elettronica sono token non regolamentati. Questa categoria include i token di utilità che possono essere riscattati per l'accesso a un prodotto o servizio specifico che viene generalmente fornito utilizzando una piattaforma DLT.
  • La categoria include anche token come Bitcoin, Litecoin ed equivalenti, spesso indicati come "criptovalute", "criptovalute" o "token di pagamento". Questi token sono solitamente decentralizzati e progettati per essere utilizzati principalmente come mezzo di scambio. A volte li chiamiamo token di scambio e non forniscono i tipi di diritti o accesso forniti dai token di sicurezza o di utilità, ma vengono utilizzati come mezzo di scambio o di investimento.

La FCA ci tiene anche a ricordare che: "La maggior parte delle aziende che pubblicizzano e vendono investimenti in criptovalute non sono autorizzate dalla FCA. Ciò significa che se investi in determinate criptovalute non avrai accesso al Financial Ombudsman Service e allo Schema di compensazione dei servizi finanziari se le cose vanno male".

Mentre si attendono nuove informazioni nei prossimi giorni, Binance non ha esitato a rispondere sul suo account Twitter: "Binance Markets Limited (BML) non offre alcun prodotto o servizio tramite il sito Web binance.com. Il Gruppo Binance ha acquisito BML a maggio 2020 e non ha ancora avviato la sua attività nel Regno Unito o utilizzato le sue autorizzazioni regolamentari FCA".

In conclusione, la situazione dell'exchange numero uno al mondo non è del tutto cristallina. Nonostante ciò, Binance ha rassicurato i suoi utenti affermando che l'avviso dell'FCA non ha nessun impatto diretto sui servizi forniti da Binance.com e che il loro rapporto con gli utenti non cambierà. Non sono però mancate le risposte degli utenti preoccupati per la situazione, ancora non del tutto chiara.

"Adottiamo un approccio collaborativo nel lavorare con le autorità di regolamentazione e prendiamo molto sul serio i nostri obblighi di conformità. Ci teniamo attivamente al passo con le politiche, le regole e le leggi che cambiano in questo nuovo spazio", conclude la società di crypto sul suo profilo Twitter.

Insomma, le disposizioni della FCA appaiono più come una sorta di divieto preventivo e che attualmente non ha effetto alcuno sul trading di criptovalute tramite Binance.com anche nel Regno Unito.

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Fisco: rinvio cartelle al 31 agosto - Ultima Ora - Agenzia ANSA

(ANSA) - ROMA, 28 GIU - La Cabina di regia, a quanto si apprende a Palazzo Chigi, si è espressa favorevolmente per l'estensione di due mesi, fino al 31 agosto, del blocco delle cartelle esattoriali.
    Intanto, - annuncia il Mef - per tener conto dell'impatto che il covid ha avuto sull'operatività dei contribuenti di minori dimensioni e dei loro intermediari, si proroga il termine di versamento del saldo 2020 e del primo acconto 2021 ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva, per i contribuenti interessati dall'applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), compresi quelli aderenti al regime forfetario. Il termine di versamento in scadenza il 30 giugno sarà prorogato al 20 luglio, senza corresponsione di interessi. (ANSA).
   

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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...