Rechercher dans ce blog

Saturday, July 29, 2023

Rallenta la crescita dell'economia italiana, sorretta dai servizi, ma frenata dai tassi alti - Confindustria

Piatta la crescita dell’economia italiana, sorretta dai servizi, ma frenata dai tassi elevati. L’inflazione è meno alta, ma le Banche Centrali alzano i tassi ai massimi, e il credito è in ripiegamento perché troppo caro. In Italia i servizi sono trainati dal turismo, l’industria è debole, le costruzioni in calo. Gli investimenti sono frenati, i consumi incerti, mentre l’export di beni è in riduzione. La Germania è in recessione, secondo i previsori sarà di breve durata. Gli USA restano in crescita, viceversa la Cina rischia la deflazione.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Andamento lento. La dinamica del PIL italiano nel 2° trimestre 2023 è stimata molto debole, quasi ferma, come sintesi della flessione di industria e costruzioni e del proseguire della crescita (moderata) nei servizi. Le attese sul 3° sono poco più positive. Il prezzo del gas ha esaurito la caduta e galleggia poco sopra i minimi, ma l’inflazione scesa solo in parte ha indotto la BCE a rialzare ancora i tassi, peggiorando le condizioni creditizie. Mentre il traino estero all’export di beni si è arrestato.
  • Inflazione in rientro. L’inflazione italiana continua la discesa (a giugno +6,4% annuo), grazie al prezzo del gas poco sopra i minimi (32€/mwh) che ha infine riportato i prezzi energetici al consumo su ritmi moderati (+2,1%). Una dinamica alta resta sui prezzi alimentari (+10,7% da un picco di 12,9%) ma in frenata, grazie alla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime (flessione negli ultimi due mesi). I prezzi core rallentano (+4,7% da +4,9%), più per i beni che per i servizi, ma il processo è solo agli inizi.
  • Tassi ai massimi. A luglio la FED ha alzato il tasso negli USA a 5,50% non escludendo nuovi rialzi, ma i mercati considerano questo come l’ultimo. Anche la BCE ha deciso un altro rialzo a luglio, a 4,25%, lasciando la porta aperta per ulteriori mosse, giudicando l’inflazione ancora troppo alta.
  • Credito troppo caro e più scarso. Le imprese italiane stanno subendo un continuo aumento del costo del credito (4,81% a maggio). Questo sta riducendo lo stock di credito bancario (-2,9% annuo a maggio). Le indagini Istat e Banca d’Italia mostrano un irrigidimento dei criteri di offerta (costi, ammontare, scadenze, garanzie), una domanda frenata dal costo eccessivo, una quota significativa di imprese che non ottiene credito (6,0%), soprattutto perché rinuncia per le condizioni onerose (56,3%).
  • Servizi trainati dal turismo. La principale spinta nei servizi resta il turismo: la spesa degli stranieri in Italia a maggio registra un +13,2% sul 2022 e i passeggeri in aeroporto sono nel 2° trimestre sopra i livelli del 2019. A giugno, il PMI è sceso a 52,2 (da 54,0) indicando minor crescita e l’RTT index conferma la frenata; a luglio, la fiducia delle imprese di servizi ha recuperato i livelli di aprile.
  • Industria debole. A maggio la produzione ha messo a segno un rimbalzo (+1,6%), ma da inizio anno si è comunque contratta molto (-1,9%; la manifattura -2,4%, con i mezzi di trasporto in controtendenza, +3,0%). Deboli le prospettive: a giugno il PMI manifatturiero ha continuato a ridursi, indicando forte calo (43,8 da 45,9) e RTT segnala flessione del fatturato; a luglio la fiducia delle imprese prosegue la caduta.
  • Costruzioni in calo. Le costruzioni non stanno più trainando l’industria (30% di beni manifatturieri tra i consumi dell’edilizia). L’attività nel settore ha registrato il secondo calo consecutivo a maggio (-0,7%), con un -4,3% da inizio anno. RTT segnala a giugno un altro forte calo del fatturato. Segnali discordanti dai permessi di costruire nel 1° trimestre: cresce il comparto residenziale, cala il non residenziale.
  • Investimenti frenati. La produzione di beni strumentali è in calo nei primi 5 mesi del 2023 (-2,6%). I dati qualitativi suggeriscono che nel 2° trimestre le condizioni per investire si sono deteriorate (saldo a -20,4 da -18,1), mentre le attese delle imprese sulla spesa per investimenti nei prossimi 6 mesi sono migliorate ma restano basse (20,4 da 14,9; indagine Banca d’Italia): pesa il credito più caro e difficile.
  • Consumi incerti. L’ICC traccia una riduzione della spesa nel 2° trimestre (-0,6% annuo), sintesi del calo per i beni e della crescita dei servizi. E a luglio c’è stata una frenata della fiducia. Ma le temperature record potrebbero accrescere i consumi di elettricità (condizionatori). Un sostegno viene dal mercato del lavoro: ad aprile-maggio +0,4% il numero di occupati sul 1° trimestre (+184mila nei primi 5 mesi).
  • Export di beni in calo. A maggio si è attenuata la riduzione dell’export italiano (-0,3% a prezzi correnti); pesa il forte calo della domanda dei paesi UE (-1,7%) mentre è buona la performance extra-UE (+1,2%). I beni strumentali registrano il calo più forte (-2,6%), dopo gli energetici. Prospettive negative per i prossimi mesi dagli ordini esteri delle imprese manifatturiere, che a luglio hanno toccato il minimo da gennaio 2021 (-20,6 il saldo). Recupera, solo in parte, il commercio mondiale a maggio (+0,3%).
  • USA in crescita. Nel 2° trimestre il PIL è aumentato di +0,6%, grazie al buon andamento dei consumi, pubblici e privati, e degli investimenti. A giugno la produzione è scesa di -0,5%, secondo calo consecutivo (ma +0,2% nel trimestre); il PMI a luglio è risalito (49,0 da 46,3), ma resta in area di contrazione. Nei servizi invece il PMI  diminuisce a 52,4, un valore comunque espansivo.
  • Cina in deflazione? La manifattura in Cina resta in espansione ma rallenta e preoccupa il rischio di deflazione, con la dinamica dei prezzi vicina a zero. In India prosegue la forte crescita della produzione, mentre l’industria in Russia è minacciata dalla corsa dei prezzi. Continua il deterioramento in Brasile, anche per i tassi alti; il calo dell’inflazione a giugno, ai minimi dal 2020, può consentire un allentamento.

Focus del mese - Germania: recessione nel 2023, sarà breve?

  • Quanto è profonda la recessione? L’economia tedesca ha iniziato il 2023 con un calo del PIL di -0,1%, dopo quello di -0,4% a fine 2022: sta subendo la seconda recessione nell’arco di tre anni. Nel 2° trimestre la stima flash è di un PIL piatto. Ancora distante dal pre-Covid di oltre 2 punti, nel 2022 è cresciuta meno dei partner europei (+1,9%, contro il +3,5% dell’Area-euro).
  • Per quale ragione? Lo shock inflazionistico, che ha toccato il picco in Germania nell’ultima parte del 2022 (+11,6% ad ottobre), ha portato giù i consumi privati,  per due trimestri consecutivi tra fine anno scorso e inizio 2023 (-1,5% in media). Ciò riflette l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie tedesche, nonostante il successivo attenuarsi dei prezzi energetici.
  • Va male la spesa in beni. La debolezza dei consumi riguarda soprattutto i beni: cala la spesa in quelli durevoli (-2,3% in media nel 4° trimestre 2022 e nel 1° 2023, soprattutto a inizio anno), riflettendo plausibilmente le condizioni di accesso al credito più restrittive; diminuisce anche la spesa per i semidurevoli (-2,0%) e i non durevoli (-2,2%). Flette pure la spesa in servizi, sebbene poco (-0,3%): la Germania è poco legata al turismo e non registra un forte rimbalzo post-pandemia in tale tipo di consumi.
  • Risparmi energetici della PA. Una riduzione si è registrata anche nei consumi pubblici in Germania, concentrata nel 1° trimestre 2023. Uno dei motivi è il forte risparmio che l’economia tedesca è riuscita a realizzare nei consumi di energia negli edifici pubblici (ma anche nel residenziale), favorita dall’inverno mite.
  • Soffrono le costruzioni. Il rimbalzo a inizio anno degli investimenti in costruzioni (+3,9%), non compensa i tre cali precedenti (-7,3% cumulato) e il valore aggiunto del settore rimane al di sotto dei livelli pre-Covid (-2,1%). Gli ordini e i permessi per costruire mostrano una tendenza al ribasso anche per i prossimi mesi, pure a causa dell’aumento dei costi di finanziamento. Pesa, inoltre, la carenza di manodopera, che agisce come uno dei principali ostacoli alla produzione, fattore problematico che in Germania si è sentito con più forza rispetto agli altri paesi europei, e che nel paese riguarda sia il settore delle costruzioni, che quello dell’industria.
  • Luci e ombre sull’industria tedesca. Contrariamente al 2022, nella prima parte del 2023 l’industria tedesca sta tenendo (+1,2% annuo la produzione a gennaio-maggio), sebbene prosegua il calo dei settori più energy-intensive (-18,5% a maggio rispetto a fine 2021). Il settore automotive tedesco è in recupero, dopo la forte flessione a partire dal 2018 (con il dieselgate), intensificatasi negli anni pandemici a causa delle difficoltà di approvvigionamento lungo le catene di fornitura globali. Segnali recenti provenienti dal PMI (sceso a 38,8 a luglio), tuttavia, non evidenziano prospettive incoraggianti per la manifattura tedesca in aggregato. La quale rappresenta il 22% del PIL del paese (17% nell’Eurozona): gli energivori da soli valgono il 3,1% (FMI, 2023).
  • Investimenti per la transizione green. La Germania sta investendo molto in settori strategici e high-tech: la produzione di batterie negli ultimi tre anni è cresciuta di oltre il +150% (+6% in Italia). Gli investimenti, pubblici e privati, sono quindi stimolati dalla transizione dell’economia verso una produzione più sostenibile, come più volte annunciato dal governo tedesco. Ciò potrebbe alzare le prospettive di crescita per il futuro.
  • Quanto durerà la recessione? Non sembrano esserci buone prospettive per il 2023 nel suo complesso: i previsori stimano una recessione in Germania, in gran parte già acquisita (-0,3% in media il Consensus, -0,5% la Bundesbank), dovuta al calo dei consumi delle famiglie (-1,4%). Le prospettive per il prossimo anno sono migliori: una moderata risalita è attesa nel 2024 (+1,1%, +1,2%). Dunque, sarebbe una recessione breve.
  • Riflessi sull’Italia? La Germania è tra i principali mercati per i beni italiani: le nostre imprese sono fornitrici di varie industrie tedesche, specie nell’automotive e soprattutto di beni intermedi; quando l’industria tedesca frena, si ha un impatto negativo sulla produzione italiana, ma la sua tenuta nel 2023 dovrebbe evitare impulsi negativi ulteriori. Tuttavia, la debolezza tedesca nei consumi potrebbe frenare il PIL italiano, colpendo sia il nostro export di beni finali, sia il turismo di tedeschi in Italia, che genera per noi un forte export di servizi.

Grafico Outlook negativo nel 2023 per l'economia tedesca - CF luglio 2023

Adblock test (Why?)


Rallenta la crescita dell'economia italiana, sorretta dai servizi, ma frenata dai tassi alti - Confindustria
Read More

La BCE è pronta a non alzare il costo del denaro - Il Riformista

Sia in giugno che ora in luglio la BCE ha deciso di alzare i tassi di interesse da essa controllati di 25 punti base, cioè dello 0,25%. Entrambe le decisioni erano largamente attese da parte degli economisti e degli operatori sui mercati finanziari.

Tuttavia, a differenza di giugno Christine Lagarde ha detto parole da colomba o semi-colomba riguardo alla possibilità di non alzare i tassi a settembre, pur escludendo esplicitamente l’ipotesi di abbassarli. In termini generali, non è soltanto rilevante la decisione per se stessa che la banca centrale prende intorno ai tassi di interesse in suo controllo, ma anche le spiegazioni aggiuntive date dal suo presidente nel comunicato stampa e poco dopo nella conferenza stampa, talora in risposta alle domande dei giornalisti presenti. L’aspetto cruciale delle dichiarazioni è che -oltre a spiegare la decisione presa- il presidente della BCE può altresì fornire dettagli sulle decisioni future, e sugli eventuali elementi aggiuntivi che possano influenzare il corso di queste azioni future.

Si tratta del famoso approccio di “forward guidance” (guida in avanti), il quale è utile perché -nella misura in cui le parole del suo presidente sono credute e ritenute credibili da imprese, cittadini, investitori e altri soggetti finanziari, risulta più facile per la BCE influenzare anche i tassi a lungo termine. Essi infatti sono una media tra i tassi a breve termine attuali (manovrati direttamente dalla BCE, come si diceva sopra) e i tassi di interesse a breve futuri, così come previsti dai diversi agenti economici e finanziari. Ecco perché le attese di costoro, a loro volta influenzate da ciò che il banchiere centrale dice (o non dice), sono un ingrediente necessario nel processo che determina il costo del denaro a lungo termine, dove il lungo termine è l’orizzonte temporale più rilevante per le decisioni di investimento delle imprese e di prestito da parte delle banche.

Tornando all’attualità dell’ultima conferenza stampa, qui si apre per l’appunto la strada alla possibilità che i tassi di interesse manovrati dalla BCE smettano di salire, se è vero che – come spiegato da Christine Lagarde – l’inflazione tenderà a scendere in maniera continuativa e i rischi di recessione diventeranno più corposi.

Pur apprezzando l’approccio da falco quasi pentito da parte di Christine Lagarde, restano a mio parere i dubbi relativi al rischio di una lentezza dalla BCE nell’allentare il costo del denaro, come fu lenta insieme alla FED nell’alzarlo due anni fa. Una doppia lentezza non fa una velocità di reazione appropriata.

Riccardo Puglisi

Adblock test (Why?)


La BCE è pronta a non alzare il costo del denaro - Il Riformista
Read More

Friday, July 28, 2023

Stress test, banche italiane promosse a pieni voti: meglio di Francia e Germania - Il Sole 24 ORE

2' di lettura

Disco verde anche per le banche italiane nel nuovo round di stress test condotto dall’European Banking Authority (Eba) e dalla Bce , i cui risultati sono stati diffusi nel pomeriggio di venerdì. Un esame atteso forse con minor trepidazione rispetto a quello di due anni fa, dove Mps era finita in coda alla classifica europea, grazie all’opera di rafforzamento dei requisiti di capitale che nel frattempo gli istituti italiani hanno portato avanti. Ma anche per la situazione che si è creata con il ritorno...

Adblock test (Why?)


Stress test, banche italiane promosse a pieni voti: meglio di Francia e Germania - Il Sole 24 ORE
Read More

Andamento positivo per i listini europei. Debole Milano - Borsa Italiana

News Image (Teleborsa) - Tutti segni più per i listini europei, ad eccezione di Piazza Affari, che termina una seduta all'insegna della debolezza. Intanto, la borsa di New York continua a guadagnare terreno, con l'S&P-500 che avanza dell'1,04%.

Lieve aumento per l'Euro / Dollaro USA, che mostra un rialzo dello 0,56%. Segno più per l'oro, che mostra un aumento dello 0,81%. Il Petrolio (Light Sweet Crude Oil) è sostanzialmente stabile su 80,05 dollari per barile.

Sulla parità lo spread, che rimane a quota +163 punti base, con il rendimento del BTP decennale che si posiziona al 4,09%.

Tra le principali Borse europee resistente Francoforte, che segna un piccolo aumento dello 0,39%, andamento cauto per Londra, che mostra una performance pari a +0,02%, e poco mosso Parigi, che mostra un +0,15%.

Chiude in frazionale ribasso Piazza Affari, con il FTSE MIB che sta lasciando sul parterre lo 0,32%, arrestando la serie di otto rialzi consecutivi, avviata il 18 di questo mese; sulla stessa linea, cede alle vendite il FTSE Italia All-Share, che retrocede a 31.530 punti.

Pressoché invariato il FTSE Italia Mid Cap (+0,08%); sulla stessa linea, sui livelli della vigilia il FTSE Italia Star (-0,09%).

Tra i best performers di Milano, in evidenza Banca Generali (+2,86%), Iveco (+2,78%), Stellantis (+2,38%) e Azimut (+2,32%).

I più forti ribassi, invece, si verificano su ERG, che termina la seduta con -6,55%.

In rosso CNH Industrial, che evidenzia un deciso ribasso del 6,25%.

Seduta negativa per STMicroelectronics, che scende del 4,10%.

Spicca la prestazione negativa di Prysmian, che scende dell'1,98%.

Tra i migliori titoli del FTSE MidCap, Eurogroup Laminations (+3,10%), Fincantieri (+2,91%), MFE A (+2,82%) e Caltagirone SpA (+2,79%).

Le peggiori performance, invece, si registrano su Alerion Clean Power, che ottiene -4,55%.

Brembo scende del 2,49%.

Calo deciso per Piaggio, che segna un -2,42%.

Sotto pressione Maire Tecnimont, con un forte ribasso dell'1,71%.

(Teleborsa) 28-07-2023 18:02

Adblock test (Why?)


Andamento positivo per i listini europei. Debole Milano - Borsa Italiana
Read More

Cosa cambia in autostrada ora a luglio-agosto tra autovelox, prezzi benzina e diesel, tratte, pedaggi - Business Online

Il mese di luglio segna l'introduzione di alcune importanti novità per i viaggiatori che utilizzano le autostrade. Tra queste, nuove politiche di sconti e promozioni che rendono i pedaggi autostradali più vantaggiosi dal punto di vista economico.

Queste misure positive sono accompagnate da alcune notizie negative, come la presenza di cantieri stradali in corso, il traffico intenso e le code che si verificano su determinati tratti autostradali, senza dimenticare la costante polemica sul prezzo dei carburanti fino ad arrivare alle nuove disposizioni sugli autovelox. Ecco tutte le novità:

  • Pedaggi in autostrada, cosa cambia
  • Tratte autostradali in emergenza
  • La rivoluzione degli autovelox
  • Prezzi benzina e diesel: cambia tutto

Pedaggi in autostrada, cosa cambia

Telepass è il sistema che elimina la necessità di utilizzare monete o pagamenti in contanti presso i caselli autostradali, consentendo un transito più fluido senza interruzioni o ritardi nel tempo di percorrenza. Il dispositivo è associato a un singolo veicolo, garantendo un addebito corretto delle tariffe autostradali. Un aspetto interessante è la possibilità di ottenere sconti utilizzando il Telepass, che possono arrivare fino al 30% del costo del pedaggio autostradale. Per beneficiarne è necessario attivare un'offerta o promozione specifica collegata al servizio Telepass.

Nel dettaglio, Telepass Plus è un'offerta dedicata ai viaggiatori frequenti e sarà disponibile fino al 31 luglio. Questa offerta offre un cashback del 30% su ogni pedaggio autostradale effettuato entro il 15 settembre, che può essere utilizzato per il servizio di rifornimento carburante o ricarica elettrica entro il 30 settembre. Oltre a questo beneficio, i sottoscrittori di Telepass Plus possono usufruire di un anno di utilizzo senza alcun canone da pagare.

Per ottenere il cashback sui pedaggi, è necessario aderire all'offerta Telepass Plus entro il 31 luglio, viaggiare in autostrada fino al 15 settembre e per ogni pedaggio autostradale effettuato con il Telepass, verrà ottenuto il 30% di cashback, che verrà scalato dalle transazioni di carburante o ricarica elettrica entro il 30 settembre.

Tratte autostradali in emergenza

La prima novità da segnalare è l'implementazione della quarta corsia dinamica come misura per gestire il traffico intenso durante i periodi di congestione, in base alla segnaletica stradale. Questa soluzione è stata adottata al fine di aumentare la capacità di una rilevante arteria stradale che registra un elevato volume di traffico giornaliero, con picchi che raggiungono i 200.000 veicoli al giorno, con un impatto dei mezzi pesanti.

Considerando la presenza di insediamenti abitativi e industriali che impediscono l'ampliamento della carreggiata, la quarta corsia dinamica rappresenta una soluzione efficace per gestire la congestione senza richiedere modifiche strutturali permanenti.

Dopodiché, analizzando le condizioni delle tratte autostradali, Altroconsumo ha rilevato alcune criticità significative. Ad esempio, sulla A1 Milano-Bologna, è stato individuato un tratto di circa 10 chilometri privo di corsia di emergenza, oltre a 13 cantieri su un totale di 180 chilometri. Anche la A14 Bologna-Pescara presenta problematiche, con la presenza di 30 cantieri distribuiti su quasi 360 chilometri, corrispondenti a una media di un cantiere ogni 12 chilometri. Complessivamente, circa 34 chilometri di questa autostrada sono interessati da lavori stradali. Nella tratta che collega le regioni delle Marche e dell'Abruzzo, su 150 chilometri di autostrada, circa 17 chilometri vengono percorsi su una sola corsia.

Per quanto riguarda la A24 e A25, sono stati segnalati 10 cantieri lungo un percorso di 200 chilometri, con una tratta di quasi 7 chilometri percorsa su una sola corsia e 6,5 chilometri senza la presenza di una corsia di emergenza. Durante il percorso di ritorno sulla A1, tra Roma e Firenze, sono stati segnalati 26 cantieri distribuiti su soli 24 chilometri di autostrada, con la corsia di emergenza chiusa per l'intero tratto.

Sulla A12 Viareggio-Genova, lungo poco più di 80 chilometri di autostrada, sono stati individuati 4 cantieri. Nel tratto da La Spezia a Milano, attraversando la A12 in direzione nord e la A7 Genova-Milano, sono stati segnalati complessivamente 11 cantieri sulla A12, per un totale di circa 16 chilometri. Durante questo percorso, si viaggia su una sola corsia con interruzioni di tratti di carreggiata, anche all'interno di gallerie e viadotti, e la velocità massima consentita è di 60 chilometri all'ora. Infine, il tratto più problematico è stato quello sulla A7 da Genova a Milano, con 19 cantieri segnalati su circa 120 chilometri, interessando il 32% del percorso complessivo.

La rivoluzione degli autovelox

Fino a oggi, le amministrazioni pubbliche hanno utilizzato autovelox omologati per la rilevazione delle infrazioni stradali. Le recenti modifiche del Consiglio dei ministri hanno semplificato il processo di approvazione degli autovelox, eliminando la rigorosa procedura di omologazione richiesta dal Codice della strada. Di conseguenza, potrebbe essere consentito alle amministrazioni pubbliche l'utilizzo di strumentazioni che non hanno superato prove sul campo certificate e affidabili.

Come evidenziato da numerosi esperti, questo cambiamento comporta un aumento potenziale del numero di multe. La ragione risiede nella possibile minore accuratezza nella rilevazione della velocità da parte degli autovelox, poiché non è più richiesta l'omologazione conforme alle procedure rigorose precedentemente previste. Si potrebbe verificare una maggiore difficoltà per gli automobilisti nel presentare ricorsi contro le multe, poiché mancherebbero argomentazioni solide e uniformi.

Prezzi benzina e diesel: cambia tutto

Mentre assistiamo ai ritocchi verso l'alto dei prezzi di benzina e diesel, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy riceve le comunicazioni dei prezzi dei carburanti dai distributori e si occupa di elaborare i dati ottenuti. Effettua il calcolo della media aritmetica dei prezzi comunicati dagli esercenti delle stazioni di servizio al di fuori della rete autostradale, suddividendoli per regioni e province autonome. Successivamente, pubblica i dati in formato aperto sul proprio sito web istituzionale.

Le modalità di comunicazione dei prezzi, che devono essere effettuate in caso di variazioni, sia in aumento che in diminuzione, sono definite da un decreto attuativo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Inoltre, vengono stabilite le caratteristiche e le modalità di esposizione dei cartelloni contenenti le informazioni sui prezzi medi.

Gli esercenti delle stazioni di servizio, inclusi quelli situati lungo la rete autostradale, devono esporre in modo evidente i cartelloni contenenti i prezzi medi di riferimento forniti dal MIMIT. Al fine di garantire una corretta diffusione dei dati comunicati e delle medie dei prezzi pubblicate, il MIMIT sviluppa e mette a disposizione gratuitamente un'applicazione per dispositivi mobili che permette agli utenti di consultare i prezzi medi e i prezzi effettivamente praticati dai singoli esercenti.

Adblock test (Why?)


Cosa cambia in autostrada ora a luglio-agosto tra autovelox, prezzi benzina e diesel, tratte, pedaggi - Business Online
Read More

Via sanzioni penali ad aziende in regime collaborativo fisco - Agenzia ANSA

Escludere le sanzioni penali tributarie, in particolare quelle connesse al reato di dichiarazione infedele, ai contribuenti aderenti all'adempimento collaborativo (le imprese) che "hanno tenuto comportamenti collaborativi e comunicato preventivamente ed esaurientemente l'esistenza dei relativi rischi fiscali".

Lo prevedono tre emendamenti identici di FdI, Fi e Lega approvati in commissione Finanze al Senato. La modifica sostituisce l'indicazione individuare "specifiche misure di alleggerimento delle sanzioni penali tributari" per i contribuenti che hanno tenuto "comportamenti non dolosi e comunicato preventivamente" rischi fiscali. 

Arriva un regime di adempimento collaborativo, con i relativi effetti premiali, anche per chi porta la residenza in Italia e i paperoni all'estero. Un emendamento alla delega fiscale di approvato dalla commissione Finanze del Senato prevede "l'introduzione di un regime di adempimento collaborativo per le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia nonché per quelle che la mantengono all'estero ma possiedono, anche per interposta persona o tramite trust" nel territorio dello Stato un reddito complessivo "mediamente pari o superiore a un milione di euro".
L'emendamento presentato da Gruppi civici-Nm prevede inoltre che a questi contribuenti si applichino dunque, "in quanto compatibili, le disposizioni" previste dalla delega per "il potenziamento del regime dell'adempimento collaborativo", "anche in merito alla semplificazione degli adempimenti e agli effetti ai fini delle sanzioni amministrative e penali".

Non ci sarà, poi, "automazione" nella procedura di pignoramento dei conti correnti, come inizialmente previsto nel testo originario della delega fiscale. La commissione Finanze del Senato ha approvato alcuni emendamenti, che modificano un passaggio che secondo l'opposizione prefigurava una sorta di prelievo forzoso. La modifica prevede "la razionalizzazione, informatizzazione e semplificazione della procedura di pignoramento dei rapporti finanziari", anche con "l'introduzione di meccanismi di cooperazione applicativa sin dalla fase della dichiarazione stragiudiziale del terzo, ferme restando le forme di tutela" a favore del debitore.
   

Leo: 'Il ddl non allarga le maglie del fisco, l'obiettivo è la lotta all'evasione'

"Io questo non lo penso, perché ci stiamo muovendo su tre obiettivi, la certezza del diritto, la semplificazione e l'obiettivo contrasto all'evasione fiscale". Così il viceministro dell'Economia Maurizio Leo replica, al termine dei lavori in commissione al Senato sulla delega fiscale, in merito alle accuse dell'opposizione secondo cui la delega allargherebbe troppo le maglie del fisco a favore degli evasori.

La denuncia del Pd

"Gli emendamenti della destra approvati oggi in commissione Finanze alla delega fiscale disegnano da un lato l'inizio di un clamoroso attacco all'Agenzia delle entrate e dall'altro un regalo a grandi e piccoli evasori abituali. E' una bomba messa sotto al nostro sistema fiscale". Così il capogruppo del Pd in Senato Francesco Boccia. Tra gli emendamenti "c'è una sorta di scudo preventivo per i contribuenti che fanno dichiarazioni infedeli", osserva. "Un provvedimento grave che oltre a mettere a rischio le casse dello Stato fa passare il messaggio che chi paga le tasse è un fesso".
"Va a tutto danno dei tantissimi contribuenti onesti e di tutti i cittadini, perché meno tasse e meno sanzioni vuol dire mancato recupero dell'evasione e meno servizi per tutti", sottolinea Boccia. "L'aggravante - prosegue - è che si tratta di interventi fatti per passare sotto silenzio, alla chetichella, un emendamento dopo l'altro, che presi singolarmente possono sembrare insignificanti ma che tutti insieme costituiscono un disegno eversivo. C'è una sorta di scudo preventivo per i contribuenti che fanno dichiarazioni infedeli, c'è la revisione del cassetto fiscale in modo che chi evade possa essere avvertito delle mosse dell'Agenzia e bloccarle. Si va dalla riduzione dei termini per l'accertamento e delle sanzioni sia amministrative che penali, dall'autocompensazione dei crediti anche non certificati con la Pa, fino alla manomissione delle procedure di contenzioso e alla concessione ai privati della riscossione coattiva, madre di ogni discrezionalità. Tutti interventi finalizzati ad evitare che chi evade le tasse possa essere perseguito, una sorta di grande condono - conclude -, alla faccia di chi paga le tasse regolarmente".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Adblock test (Why?)


Via sanzioni penali ad aziende in regime collaborativo fisco - Agenzia ANSA
Read More

Thursday, July 27, 2023

La Bce alza i tassi al 4,25% e impatta su mutui, prestiti (più difficili) e rendimento dei conti | Patuelli (Abi): "Dubbi sull'effettiva efficacia" - Il Riformista

Il nuovo rialzo dei tassi della Bce comporta una serie di effetti sull’economia, i mercati e la vita quotidiana degli europei. Dai mutui ai conti deposito, agli investimenti e ai bilanci degli stati, la politica di Francoforte riduce l’inflazione e i suoi effetti negativi specie sugli strati più deboli della popolazione ma provoca anche una serie di impatti di diverso tipo.

La corsa ai mutui variabili –  I finanziamenti di questo tipo in Italia oramai sono superiori di 100 punti a quelli fissi e raggiungono il 4,74%. Come si ricava dai dati di Mutuionline.it, per chi ha acceso un mutuo variabile la rata è salita dal 60 al 69% con incrementi di centinaia di euro a seconda della durata del prestito. E’ possibile allungare il finanziamento per far calare la rata pagando però più interessi o, in alternativa, surrogare. Se si è in difficoltà o si è perso il lavoro, si può sempre ricorrere al fondo Gasparrini per sospendere i pagamenti.

Cala la domanda e prestiti più difficili – La trasmissione della politica monetaria all’economia, dopo qualche mese ha iniziato a funzionare e come emerge dai sondaggi della Bce e di Banca d’Italia la domanda da parte delle imprese è scesa ai minimi. Inoltre le banche hanno inasprito le condizioni di concessione dei finanziamenti. Condizioni che contribuiscono a ‘raffreddare’ l’inflazione ma che potrebbero causare un credit crunch, gravi danni al mercato immobiliare ed effetti recessivi duraturi sull’economia, ad esempio negli investimenti sull’innovazione.

Caccia ai rendimenti dei conti – Le banche e le società finanziarie, su pressione dei clienti, stanno adeguando verso l’alto i tassi su conti deposito e gli investimenti finanziari dopo un decennio di tassi zero. L’adeguamento, al principio timido, è ora veloce ma ovviamente non ha interessato l’intero stock del risparmio. In prospettiva questo peserà sui bilanci delle banche con un maggior costo della raccolta.

Costo più salato per le casse pubbliche – I tassi pesano anche per lo Stato, a causa degli interessi che dovrà corrispondere sul debito pubblico balzato a 2.817 miliardi di euro a maggio 2023. La spesa per interessi potrebbe collocarsi intorno ai 100 miliardi di euro (40 miliardi in più rispetto al 2020). Nelle aste di Bot e i Btp i rendimenti medi, come si ricava dall’indice Rendistato calcolato dalla Banca d’Italia, è a giugno al 3,8% contro il 3,6% di gennaio. I Btp a 10 anni sono oramai stabilmente sopra il 4%.

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha dichiarato che il tempo verificherà l’efficacia e le conseguenze dirette ed indirette del preannunciato aumento di 25 centesimi dei tassi decisi oggi dalla Bce che, a sorpresa, ha deciso anche di azzerare la remunerazione per le banche della riserva obbligatoria che in precedenza era del 3,5%. Questa decisione di oggi della Bce, ha aggiunto Patuelli, “da ora costerà alle banche, così come è stata ed è onerosa la decisione della Bce dell’autunno scorso di rendere significativamente costosa la residua liquidità concessa dalla Bce alle banche attraverso i piani di finanziamento a lungo termine Tltro”.

Lagarde: “Prospettive dell’economia si sono deteriorate”- Secondo il presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha preso la parola al termine del Consigilio direttivo, “le prospettive a breve termine dell’attività economica si sono deteriorate molto a causa della domanda più debole che pesa sulla manifattura, e anche gli investimenti mostrano segni di peggioramento. I servizi restano forti ma si sta perdendo slancio. L’economia resta debole a breve termine. Il mercato del lavoro resta robusto, con la disoccupazione ai minimi, ma alcuni indicatori mostrano che il trend può rallentare a causa del calo della manifattura”, ha aggiunto.

“A settembre pausa o rialzo dei tassi, ma di certo non un taglio” – “Ora ci muoviamo in un territorio dove dipendiamo dai dati, e sulla base di quello determiniamo se rialziamo o se ci fermiamo. Ma certamente non tagliamo i tassi – ha proseguito la Lagarde -. A settembre “può esserci un rialzo o una pausa, ma una pausa potrebbe non essere per un periodo esteso, perché dipende dai dati”, ha detto ancora, sottolineando di avere “l’assoluto sostegno del Consiglio direttivo”.

Adblock test (Why?)


La Bce alza i tassi al 4,25% e impatta su mutui, prestiti (più difficili) e rendimento dei conti | Patuelli (Abi): "Dubbi sull'effettiva efficacia" - Il Riformista
Read More

Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...