CIVIDALE. L’opa di Sparkasse su Civibank è andata a segno. Le adesioni all’offerta pubblica di acquisto sulle azioni hanno raggiunto – martedì 26 aprile – la soglia minima del 45% fissata da CariBolzano per il successo dell’operazione. Soglia raggiunta e superata.
La comunicazione data dall’istituto altoatesino nel pomeriggio precisa infatti che le adesioni all’Opa sulle azioni hanno toccato quota 46,33%. Se a queste si aggiunge lo 0,51% portato in dote da Fondazione Friuli, che nel pomeriggio ha votato in consiglio di amministrazione il suo sì a Sparkasse, la percentuale sfiora il 47% quando mancano ancora otto giorni al termine del tempo utile ad aderire.
Il ceo de Puyfontaine: “L’azienda ha molto potenziale in un mercato che ha prospettive per il futuro, Italia più che mai priorità”
26 Apr 2022
Pieno sostegno di Vivendi al piano dell’Ad di Tim, Pietro Labriola. Il presidente e ceo della media company francese, Arnaud de Puyfontaine è stato chiaro, rispondendo alle domande dei soci in assemblea.
“L’Italia resta più che mai una priorità – ha sottolineato – per il nostro gruppo”. Di qui l’intenzione di “rimettere sulla strada del successo Telecom Italia”, esprimendo “tutto il nostro sostegno” a Labriola e al “nuovo piano strategico e ambizioso” per Telecom Italia. “Vivendi – ha assicurato Puyfontaine – resta determinata a svolgere il suo ruolo di azionista industriale di lungo termine”.
In questo quadro si inserisce il commento sull’offerta del Kkr. “Non è stata un’offerta – ha puntualizzato – ma una manifestazione di interesse, una lettera di intenzione soggetta a molti parametri diversi che non si è mai concretizzata. In ogni caso abbiamo ambizioni molto più importanti sul valore di Tim’.
“Per noi Tim ha molto potenziale in un mercato che ha prospettive per il futuro ed è la ragione per cui siamo primo azionisti – ha aggiunto – Intendiamo agire come azionisti per fare in modo che questo valore sia cristalizzato”.
Indice degli argomenti
I risultati di Vivendi
Il gruppo francese dei media Vivendi ha conseguito nel primo trimestre vendite pari a 2,38 miliardi di euro, in aumento del 7,9% rispetto all’anno precedente a cambi costanti ed escludendo le acquisizioni. Lo ha reso noto la societa’ che nello stesso periodo del 2021 aveva registrato vendite pari a 2,1 miliardi. La divisione pay-tv Canal Plus, la piu’ grande risorsa dell’azienda dopo lo spin-off di Universal Music Group, ha registrato un aumento delle vendite pari al 6% a 1,45 miliardi di euro. Bene anche le vendite dell’unita’ pubblicitaria di Vivendi, Havas, che sono aumentate dell’11,3% a 591 milioni di euro.
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Il conglomerato francese Bolloré ha registrato nel primo trimestre un balzo del 33% del fatturato a 5,7 miliardi di euro, grazie in particolare all’aumento dei diritti di movimentazione portuale e all’impennata dei prezzi del petrolio legati alla guerra in Ucraina. A cambi e perimetro costanti, ha comunicato il gruppo, l’attività di trasporto e logistica ha segnato una crescita del 47% a 2,4 miliardi di euro. La filiale africana, la cui vendita per 5,7 miliardi di euro all’armatore italo-svizzero Msc dovrebbe concludersi entro un anno, ha visto crescere le vendite del 16% a 627 milioni di euro. L’attività di logistica petrolifera ha beneficiato dal canto suo “dell’aumento del prezzo dei prodotti petroliferi, in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina” e il suo fatturato è aumentato del 52% a 848 milioni di euro.
“Vivendi ha ottenuto risultati importanti in Europa negli ultimi anni: soprattutto in Italia, dove è stato regolato il conflitto con Mediaset e la situazione su Tim sembra essersi normalizzata, dopo i problemi causati qualche anno fa dal fondo Elliott”, ha detto Yannick Bollore’, presidente del consiglio di sorveglianza di Vivendi, durante l’assemblea degli azionisti del gruppo francese.
L’operazione Oi
L’operazione di acquisizione degli asset mobili di Oi per circa 7 miliradid reais, portata a termine la scorsa settimana assieme a Telefonica e Claro, porterà per Tim Brasil a una creazione di valore complessiva fra i 16 e i 19 miliardi reais (3-3,6 miliardi di euro) grazie a sinergie commerciali e di infrastrutture.
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il nuovo picco di casi di Covid-19 in Cina, con Pechino che pensa a ulteriori lockdown come fatto in precedenza da Shanghai, ha pesato sui listini azionari e sui mercati finanziari in particolare delle materie prime. Le Borse del Vecchio Continente hanno chiuso in ribasso in scia al rischio di nuovi lockdown e dopo il forte calo dell'ultima seduta segnata dalla volontà della Federal Reserve di accelerare la stretta sui tassi di interesse, quando i listini cinesi sono caduti pesantemente (-5% Shanghai e -3,7% Hong Kong). A Piazza Affari il Ftse Mib ha perso l'1,53%, in linea con il Dax40 a Francoforte (-1,54%), quando a Parigi il Cac40 è sceso del 2,01%, a Londra il Ftse100 dell'1,72% e ad Amsterdam l'Aex del 2,52 per cento. Il timore di una ulteriore frenata dell'economia cinese con ricadute sulla domanda globale fa cadere il prezzo del petrolio, con il Wti sceso sotto i 100 dollari al barile, e quello dei metalli a cominciare dal rame e dall'alluminio. In rosso anche Wall Street mentre le indiscrezioni riferiscono che la trattativa tra Elon Musk e il cda di Twitter sarebbe alle battute finali: vicino l'accordo per la vendita del social network al fondatore di Tesla.
In rosso Wall Street
Andamento in calo per Wall Street, in scia al sell-off della scorsa settimana. Come per l'Europa, pesano i timori per un'accelerazione della Federal Reserve sul rialzo dei tassi e la situazione Covid in Cina. In calo petrolio e rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi: il rendimento del titolo a 10 anni è sceso al 2,82%, allontanandosi dal recente picco oltre il 2,97%, ai massimi dal 2018. Dopo un recupero alla fine di marzo, gli indici hanno ricominciato a perdere quota ad aprile: il conto mensile, ora che siamo all'inizio dell'ultima settimana del mese, è in calo di quasi il 10% per il Nasdaq Composite, del 5,7% e del 2,5% per S&P 500 e Dow Jones.
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Greggio in calo, titoli petroliferi Ko
In chiusura dei mercati azionari europei, il contratto consegna Giugno sul Brent del Mare del Nord scende del 6,06% a 100,21 dollari al barile e quello di pari scadenza sul Wti del 6,09% a 95,85 dollari al barile. Questo ha avuto riflesso sull'andamento dei titoli petroliferi: a Piazza Affari hanno subito forti vendite Tenaris -6,82% e Saipem -6,44% con Eni -4,79 per cento.
Debole il lusso, Enel in controtendenza
Tra i settori, a livello europeo, quelli più penalizzati dalle vendite sono stati quelli di Materie Prime (-5,86%) ed Energia (-4,72%). In rosso anche i finanziari: Banche -2,9% e Assicurazioni -2,82 per cento. A Milano, tra i titoli, Cnh Industrial (-5,41%) è stato tra i peggiori del Ftse Mib, quando hanno chiuso in rosso anche gli altri titoli della galassia Agnelli: Iveco Group -3,34%, Exor -2,54%, Stellantis -2,38% e Ferrari (-0,74%) che sul finale ha limitato i danni recuperando dai minimi intraday. Moncler ha lasciato sul terreno il 4,68%, in una seduta di vendite per il comparto del lusso per i timori sull'economia cinese. Alla Borsa di Parigi i colossi del settore hanno tutti chiuso in netto calo: Kering -4,35%, Hermes -3,91% e Lvmh -3,75 per cento. A Piazza Affari, si sono mossi in controtendenza Enel +1,5% e Banco Bpm +0,65%, quando gli altri bancari hanno avuto performance negative: Intesa Sanpaolo -1,72%, Mediobanca -1,24%, Unicredit -1,19% e Bper -1,05 per cento.
BTp in lieve rialzo a 17e pb, euro ai minimi dal 2020 sul $
Seduta in lieve rialzo per lo spread tra BTp e Bund. In chiusura, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari durata tedesco è indicato sui livelli dell'apertura a 172 punti base, due in più rispetto ai 170 punti base del closing di venerdì. In deciso calo si segnala il rendimento del BTp decennale benchmark che chiude al 2,59% dopo aver segnato un'ultima posizione venerdì al 2,67 per cento. Sul fronte dei cambi, la moneta unica passa di mano a 1,0704 dollari, toccando i minimi da due anni sul biglietto verde (1,0718 in avvio e 1,0887 venerdì in chiusura). L'euro vale anche 136,701 yen (137,286 e 139,61 venerdì), con il dollaro a 127,675 yen (128,094 in avvio).
Scooter elettrico, sei modelli con incentivi: prezzo e autonomia. Anche grazie al generoso incentivo statale, ecco i modelli che è possibile acquistare
Il ritorno degli incentivi auto (sia termiche che elettriche) è pronto a ridare linfa al mercato delle automobili. Lo stesso dovrebbe accadere anche per le due ruote, visto che i bonus sono previsti anche per gli scooter elettrici. Già finita la quota di 20 milioni di euro prevista per i primi tre mesi del 2022. Era un incentivo non trascurabile, col 30% del costo del mezzo al netto dell’iva in caso di acquisto netto, che arrivava al 40% con la rottamazione di un vecchio veicolo a motore classico.
Incentivi Scooter Elettrici, i prezzi dei modelli che è possibile acquistare (Ansa)
Uno sconto decisamente interessante, che sta per tornare: stavolta la quota predisposta dal governo è di 15 milioni di euro, che saranno erogati con la stessa soluzione. Per questo gli interessanti sconti sono pronti a tornare ed è un’occasione sicuramente da non perdere per chi è interessato a uno scooter a emissioni zero.
Ma quali sono i modelli che è possibile acquistare? Ce ne sono vari e tutti interessanti come riporta in un approfondimento la Gazzetta dello Sport: Piaggio 1 Active, Askoll eS3 Evolution, Yadea C1S Pro, Seat Mo Escooter, Bmw CE-04, e Vespa Elettrica.
Il piccolo scooter ecologico di casa Piaggio è previsto nelle due versioni, ciclomotore e scooter. A quanto pare, la versione più apprezzata è proprio quest’ultima. Le prestazioni interessanti, soprattutto con la batteria rimovibile come per le e-bike. I prezzi di listino partono da 3.490 euro, e ovviamente vanno scontati in base al tipo di incentivo, che ricordiamo può essere del 30% o del 40%. Anche la proposta di Askoll è interessante: si tratta di un ruota alta, dalle forme originali. E’ un due ruote italiano, con l’azienda vicentina che si sta distinguendo per questo tipo di veicoli.
Incentivi Scooter Elettrici, i prezzi dei modelli che è possibile acquistare
Seat Mo escooter (press)
Arriva a una velocità massima di 66 km/h ed ha una doppia batteria: anche in questo caso si può ricaricare comodamente da casa. Il costo di listino è di 3.990 euro, e con l’incentivo si risparmiano 800 euro. Piace anche lo scooter di Yadea, uno dei leader mondiali dopo Honda. L’azienda cinese è arrivata in Italia con una gamma ristretta ma molto interessante. Il C1S Pro è quello più interessante. Lo stile è “orientale” e può non piacere a tutti, ma la qualità è indiscutibile. Velocità massima di 80 km/h e autonomia di 154 km la dicono tutta. Costa 4.690 euro.
C’è anche la proposta di Seat, con un due ruote al top e molto interessante. 137 km di autonomia e grande stabilità. La velocità massima è di ben 95 km/h, praticamente come uno scooter termico di media cilindrata.
Costa 6.750 euro. La proposta di Bmw non è per tutte le tasche: eppure il CE-04 è uno “scooterone” a tutti gli effetti. Costa 12.530 euro ma si parla di un prodotto sicuramente diverso dagli altri. Una vera e propria moto. La Vespa è un grande classico, lo scooter per definizione dell’italiana Piaggio. E’ diventata elettrica già nel 2019 (versione ciclomotore) mentre nella sua incarnazione originale l’abbiamo vista nel 2020, ossia scooter targato. Le prestazioni sono pari a quelle di un 125 a motore termico. Ottima potenza e grande comodità, ha pure lo spazio per un piccolo casco. Il prezzo è di 6.990 euro.
Bankitalia lo aveva anticipato: i mutui stanno diventando più cari. Dopo una lieve discesa, infatti, a febbraio i tassi sono tornati ai livelli di agosto. Il Taeg, indice che rappresenta il costo complessivo di un prestito, è salito all’1,85% contro l’1,78% di gennaio. E a farne le spese sono soprattutto i giovani. Come riporta un’analisi dell’Osservatorio MutuiSupermarket.it, non solo le banche hanno aumentato i premi (spread) che applicano sui tassi fissi e variabili, ma stanno anche sospendendo le offerte destinate agli under 36 nell’ambito del Fondo di Garanzia Prima casa. Operativo dal 2015, il programma è stato rafforzato dal decreto Sostegni bis del maggio 2021, che ha ampliato dal 50% all’80% la parte del prestito coperta dallo Stato per i giovani con un Isee inferiore ai 40mila euro.
Il Fondo è stato poi rifinanziato dalla legge di Bilancio con 242 milioni di euro e il termine per chiedere un mutuo è stato prorogato fino al 31 dicembre del 2022. Sebbene abbia riscosso molto successo, negli ultimi tempi, complice l’incertezza che grava sull’economia, il bonus prima casa giovani sta incontrando alcune difficoltà. Il problema principale è che il tasso proposto dalla banca non può superare quello anti usura fissato ogni tre mesi da Bankitalia e che, fino al 30 giugno, è pari all’1,99% per i mutui fissi e al 2,27% per i variabili. E nella situazione attuale, con l’inflazione al 6,5% e l’incombente rialzo del costo del denaro da parte della Bce, gli istituti di credito rischiano di rimetterci. Crédit Agricole e Avvera del gruppo Credem, ad esempio, non concedono più mutui a tasso fisso, garantiti da Consap, per prestiti superiori all’80% del valore dell’immobile. Una scelta seguita anche da altre banche. Unicredit e Bper hanno sospeso le erogazioni di nuovi mutui a tasso fisso ai giovani con garanzia Consap, mentre Banco Bpm lo ha fatto anche per quelli variabili. Banca Sella, invece, concede ancora prestiti agli under 36 per l’acquisto della prima casa ma solo per importi non superiori al 70% del valore. L’unica eccezione è Ing. L’istituto olandese ha infatti esteso l’offerta mutui fino a somme che coprono il 95% del prezzo della casa.
Insomma, è in corso una stretta del credito che colpisce soprattutto i giovani ma che riguarda anche altri mutuatari. Durante questo mese l’Eurirs a 20 anni, l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso, è arrivato all’1,47%, in crescita dello 0,38%. E continua ad aumentare: il 20 aprile ha raggiunto l’1,65% mentre a dicembre 2020, minimo storico, era pari allo 0,01%. Seppure ancora in territorio negativo, anche l’Euribor, su cui si basano i prestiti a rata variabile, è in rialzo. La media di aprile è di -0,45%, un balzo dello 0,04% sul mese precedente, mentre a dicembre dell’anno scorso era fermo a -0,58%. Ma all’incremento dei due indici bisogna poi aggiungere gli spread applicati dalle banche, a loro volta in rapida ascesa.
Sempre secondo Osservatorio MutuiSupermarket.it, Crédit Agricole li ha aumentati dello 0,27% per i tassi fissi e dello 0,16% per quelli variabili, Bnl dello 0,25% e dello 0,05%, rispettivamente, e Banco di Sardegna dello 0,15% e dello 0,05%. Intesa Sanpaolo, invece, ha ritoccato all’insù solo gli spread per le rate fisse, passati dallo 0,10 allo 0,40%. In controtendenza, Credem che li ha ridotti dello 0,58% per i prestiti di importo compreso tra il 70 e l’80% del valore dell’immobile. A chiedere un mutuo sono soprattutto i giovani fino ai 35 anni – le loro domande rappresentano il 48% del totale – mentre l’acquisto risulta la finalità perseguita dall’84% dei mutuatari. Per quanto riguarda il reddito, a indebitarsi per comprare casa è in maggioranza chi guadagna tra i 1500 e i 2mila euro (30%) e il 36% dei prestiti va dai 100mila ai 150mila euro.
L'agenzia S&P conferma il rating dell'Italia a BBB con outlook positivo. Lo afferma S&P.
S&P taglia la stima di crescita dell'Italia per il 2022 al 3,1% dal 4,4% inizialmente previsto. "La crescita italiana decelera", afferma S&P prevedendo un deficit al 6,3% quest'anno.
"Entro la fine di giugno, il governo italiano spera di finalizzare le riforme della giustizia, degli appalti pubblici e della concorrenza. S&P ritiene che queste riforme sbloccheranno gli afflussi dei fondi Next Generation EU per un valore superiore al 2% del pil all'anno tra il 2022 e il 2026, compensando i rischi per la crescita derivanti dal conflitto Russia-Ucraina", afferma in una nota S&P prevedendo "per il 2022 un deficit di bilancio delle amministrazioni pubbliche pari al 6,3% del pil, supponendo che le misure introdotte alla fine del 2021 per mitigare lo shock energetico rimangano in vigore almeno fino alla fine di quest'anno". "L'aumento dei prezzi dell'energia ha spinto l'inflazione in Italia ai massimi degli ultimi 30 anni, complicando gli sforzi della Bce per normalizzare la politica monetaria; l'alta inflazione fornisce alcuni benefici fiscali ed è legata alla proiezione da parte di S&P di un forte calo del debito sul pil quest'anno", prosegue la nota. "Tale outlook riflette le ampie riforme pro-crescita che le autorità italiane stanno attuando nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Queste mirano a migliorare l'ambiente imprenditoriale italiano e l'efficacia del sistema giudiziario, ridurre la burocrazia, aumentare la partecipazione al lavoro e finanziare gli investimenti nelle energie rinnovabili - aggiunge S&P -. Nel lungo termine, le riforme - e il loro finanziamento nell'ambito del PNRR - dovrebbero mitigare i rischi per l'economia italiana derivanti dal conflitto tra Russia e Ucraina (secondo l'aspettativa di base di S&P che la situazione non si aggravi fino a includere i membri della NATO).
S&P ha confermato il rating della Gran Bretagna ad 'AA' con outlook positivo. Lo afferma l'agenzia di rating, tagliando le stime di crescita al 3,5% per il 2022 rispetto al +4,4% previsto in dicembre. L'inflazione è attesa attestarsi al 6,3% quest'anno, ai massimi da 30 anni.