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Sunday, December 4, 2022

Bonus batterie di accumulo per il fotovoltaico, ecco a chi spetta e come fare domanda all'Inps - Gazzetta del Sud

Bonus batterie di accumulo per il fotovoltaico, ecco a chi spetta e come fare domanda all'Inps.

L'Agenzia delle Entrate ha reso note le regole per fruire del credito d’imposta riconosciuto per le spese di installazione di sistemi di accumulo dell’energia collegati ad impianti alimentati da fonti rinnovabili, come i pannelli fotovoltaici. Con un provvedimento firmato dal direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, sono stabiliti i termini e le modalità per beneficiare dell’agevolazione prevista dalla legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021) per le spese sostenute nel 2022 e viene approvato il modello di istanza da trasmettere alle Entrate.

Chi può richiedere il tax credit

Possono beneficiare dell’agevolazione le persone fisiche che, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022, sostengono spese documentate relative all’installazione di sistemi di accumulo integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili, anche se già esistenti e beneficiari degli incentivi per lo scambio sul posto (Dl n. 91/2014). Con successivo provvedimento l’Agenzia delle Entrate, sulla base del rapporto tra ammontare delle risorse stanziate (3 milioni di euro per il 2022) e ammontare complessivo delle spese agevolabili indicate nelle istanze, renderà nota la percentuale del credito d’imposta spettante a ciascun soggetto.

Come fare richiesta

L’istanza va inviata dal 1° marzo al 30 marzo 2023 esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, direttamente dal contribuente o tramite un intermediario. Entro 5 giorni dall’invio viene rilasciata una ricevuta che attesta la presa in carico della domanda (o lo scarto, con le relative motivazioni). Il bonus è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2022, in diminuzione delle imposte dovute e l’eventuale ammontare non utilizzato potrà essere fruito negli anni successivi.

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Friday, December 2, 2022

La Corte dei Conti demolisce il condono: “Si inducono i contribuenti a pensare che non pagare le tasse… - Il Fatto Quotidiano

Il condono allargato previsto dalla manovra del governo Meloni rischia di “attenuare l’effetto deterrente esercitato dalle attività di controllo e di riscossione, inducendo in molti contribuenti, anche non gravemente colpiti dalla crisi indotta dalla lunga pandemia e dall’eccezionale aumento dei costi dei prodotti energetici, il convincimento che il sottrarsi al pagamento dei tributi possa essere notevolmente vantaggioso“. Innalzare il tetto al contante contrasta con la necessità di fare emergere il nero “in quei settori rivolti al consumatore finale ove più diffusi sono i fenomeni evasivi”, dai servizi al commercio alla ristorazione. Togliere l’obbligo di accettare pagamenti con il pos sotto i 60 euro può risultare “non coerente con l’obiettivo di contrasto all’evasione fiscale previsto nel Pnrr”. La Corte dei Conti, nella dettagliata audizione sulla legge di Bilancio depositata in commissione alla Camera e letta dal presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite Enrico Flaccadoro, fa a pezzi le misure che strizzano l’occhio agli evasori. E, ciliegina sulla torta, annota che la flat tax allargata a ricavi fino a 85mila euro svuota ulteriormente la base imponibile Irpef e quella incrementale sui maggiori redditi del 2023 arriva a rendere “regressiva” l’imposizione sui redditi. In contrasto con la Costituzione.

“E’ importante conseguire – sottolineano i giudici contabili – significativi miglioramenti in termini di coerenza fiscale, ponendo al centro degli obiettivi pubblici un’efficace azione di contenimento dell’evasione che, nonostante i risultati conseguiti, rimane di dimensioni considerevoli“. Come più volte sottolineato dalla Corte, per far ciò “è necessario che si utilizzino compiutamente le diverse misure di prevenzione e contrasto, che possono concorrere all’innalzamento dei livelli di fedeltà fiscale, favorendo, attraverso l’uso delle tecnologie, l’emersione spontanea delle basi imponibili e supportando la necessaria azione di controllo dell’Amministrazione fiscale; ciò anche mediante l’impiego sistematico dei dati finanziari e, non ultima, un’efficace attività di riscossione“. Ma la manovra fa il contrario: “Non sembrano andare in questa direzione alcune delle misure della manovra che interrompono un percorso intrapreso per la tracciabilità dei pagamenti, che ampliano l’area dei ricavi soggetti a regime forfettario o che propongono regimi di favore che, se consentono di ottenere un incremento del gettito immediato, ipotecano entrate future“.

Segue una disamina, articolo per articolo, della “tregua fiscale” che il governo continua a negare sia un condono. Lo stralcio delle cartelle sotto i 1000 euro? “Comporterà la cancellazione di molte “singole partite” dovute da uno stesso debitore per importi complessivi in molti casi ben superiori alla soglia fissata, nonché di situazioni
nelle quali le partite inferiori alle soglie coesisteranno con partite di importo unitario ben superiore per le quali l’azione di riscossione resta dovuta“, con il risultato che gli 1,6 miliardi di mancate entrate appaiono “sottostimati” e “come già è avvenuto per il provvedimento del 2021” si arriverà perfino alla “rinuncia alla riscossione di posizioni “vive” in quanto interessate a procedure di rateazione in essere per “rottamazione”. Questo a ulteriore smentita della tesi di Giorgia Meloni secondo cui si tratterebbe di “cartelle vecchissime per le quali la riscossione avrebbe per lo Stato un costo superiore a quello che incasserebbe“. In questo modo, continua la Corte, “in assenza di qualsiasi valutazione sulla effettiva situazione di disagio del debitore, si finisce per accordare un beneficio a un vastissimo numero di soggetti”.

La rottamazione quater prevista dall’articolo 47, “anche in questo caso indipendentemente dall’effettivo disagio economico in cui si trova il debitore”, induce “il convincimento che il sottrarsi al pagamento dei tributi possa essere notevolmente vantaggioso”. Peraltro “gran parte delle misure proposte fa riferimento a comportamenti pregressi, posti in essere in tempi non interessati da particolari criticità”. La definizione agevolata dei debiti che emergono da controlli automatizzati sulle dichiarazioni (articolo 38) con sanzioni ridotte al 3% rischia di “aggravare ulteriormente il fenomeno da tempo segnalato dalla Corte, delle imposte dichiarate e non versate”. Gli articoli dal 41 al 44 riducono gli importi oggetto di accertamento o di controversia “in un’ottica fortemente orientata alla prevenzione o alla chiusura delle vertenze anche in presenza di comportamenti fiscali tutt’altro che lineari“. L’articolo 45, consentendo di regolarizzare gli omessi o carenti versamenti dovuti a seguito di rateazioni, “introduce una possibile disparità di trattamento rispetto ai contribuenti che hanno rateazioni in corso che e stanno onorando regolarmente”.

Infine ci sono le misure sul contante. Il tetto ai pagamenti con moneta “fisica” viene innalzato come è noto a 5mila euro e con un tratto di penna si eliminano l’obbligo di accettare pagamenti elettronici se l’importo non supera i 60 euro e dunque le relative sanzioni per i commercianti che li rifiutano. Il documento della Corte ricorda che una riduzione dell’uso del denaro contante, il cui trasferimento – per definizione – non è tracciabile, potenzia l’azione di controllo e, ancora prima, rende le attività criminose più difficili da compiere”. Mentre “la diffusione dei pagamenti elettronici, oltre a garantire la libertà di scelta dei consumatori, costituisce un presupposto fondamentale per semplificare gli adempimenti fiscali e amministrativi, nonché concorre all’emersione delle basi imponibili segnatamente in quei settori rivolti al consumatore finale ove più diffusi sono i fenomeni evasivi”. Non a caso, secondo l’ultima Relazione sull’economia non osservata e
sull’evasione fiscale e contributiva nel 2019 i settori in cui l’incidenza del sommerso sul valore aggiunto è più alta sono Altri servizi alle persone (35,6%), Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (21,9), Costruzioni (20,8). Settori “direttamente interessati al pagamento tracciato e all’uso delle carte elettroniche ai fini dell’introito dei corrispettivi e compensi”. L’alibi secondo cui le commissioni pesano troppo sui bilanci degli esercenti? “Tale affermazione trascura i costi pubblici e privati connessi all’utilizzazione delle banconotee delle monete che le analisi della Banca d’Italia hanno messo in evidenza”. Aver tolto l’obbligo del pos, infine, rischia di metterci in rotta con la Commissione che potrebbe ritenere la decisione “non coerente con l’obiettivo di contrasto all’evasione fiscale previsto nel
PNRR e, segnatamente, con la riforma 1.12 del PNRR (“Riforma dell’Amministrazione fiscale”), nell’ambito della quale la Missione 1 prevede specifiche misure volte, a “contrastare l’evasione fiscale””.

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Usa, dati NFP rompono le speranze per una Fed più colomba. Giù Wall Street Da Investing.com - Investing.com Italia

Usa, dati NFP rompono le speranze per una Fed più colomba. Giù Wall Street © Reuters

Di Geoffrey Smith 

Investing.com - Il mercato del lavoro statunitense si rifiuta di rallentare, nonostante i crescenti segnali di recessione e gli effetti della stretta economica della Federal Reserve.

L' è cresciuta di 263.000 posti di lavoro fino alla metà del mese di novembre, ben oltre le 200.000 unità previste dal consenso. Anche il dato di ottobre è stato rivisto al rialzo di 23.000 unità, con un aumento di 284.000 unità.

L'aumento delle buste paga è stato solo uno degli elementi di un rapporto che ha segnalato una continua tensione nel mercato del lavoro. La retribuzione oraria media, infatti, è aumentata dello 0,6%, riportando la crescita annua dei salari al 5,1%. Anche in questo caso, i dati di ottobre sono stati rivisti al rialzo da una stima iniziale dello 0,4% allo 0,5%.

Inoltre, il vivace mercato del lavoro non è riuscito ad attirare nuovamente i lavoratori emarginati nella forza lavoro, visto che il tasso di partecipazione è sceso al 62,1% dal 62,2%.

Le letture hanno danneggiato le speranze gli investitori per una rapida fine degli aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, aumentate negli ultimi giorni dopo che il presidente Jerome Powell ha ripetuto che il prossimo passo della banca centrale sarà probabilmente un rialzo inferiore agli aumenti di 75 punti base visti in ciascuna delle ultime quattro riunioni.

Negativa la reazione sui mercati: ribasso dell'1,2% per , - 1% per lo e rosso dello 0,7% per il . 

"Crediamo che il dato sulla crescita dei salari non sia ben tollerato dai banchieri centrali statunitensi che si aspettavano, con le misure di politica monetaria in essere, anche un forte rallentamento nel ritmo di crescita delle remunerazioni dei lavoratori", scrive in una nota Filippo Diodovich, Senior Market Strategist, IG Italia. 

Secondo l'esperto, i dati possono dare credito alle argomentazioni dei banchieri centrali più falchi all’interno del FOMC "per non abbassare la guardia sulle pressioni inflazionistiche". 

Nonostante la lettura, IG ritiene comunque che lo scenario più probabile nella due giorni di meeting della commissione operativa della FED sia quello di un rialzo di 50 punti base del costo del denaro, anche se "potrebbe esserci qualche tono più hawkish sia nel comunicato che nella conferenza stampa".

"Sui mercati la reazione è stata forte perchè gli investitori sembravano scontare come “done deal” il possibile rallentamento nell’entità di rialzo dei tassi da parte della FED dopo le parole di Powell e dopo il dato sull’ inflazione PCE core. I dati sul lavoro cambiano le probabilità e fanno apparire lo scenario di 50 punti base sempre il favorito ma non con percentuali così elevate", chiosa Diodovich. 

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Regime forfettario 2023, chi ha i requisiti per beneficiare delle novità della Legge di Bilancio? - Informazione Fiscale

Si va verso un nuovo regime forfettario con le novità contenute nel Disegno di Legge di Bilancio 2023. Ma sono poche le partite IVA che hanno i requisiti per beneficiare delle modifiche

Il nuovo regime forfettario in arrivo dal 2023 rappresenta, insieme alla flat tax incrementale e alla detassazione dei premi di produttività, le tre tasse piatte citate da Meloni durante la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge di Bilancio.

Sull’impianto della Manovra si attende ancora il via libera definitivo che dovrà arrivare solo al termine dei lavori parlamentari.

Ma la revisione del regime forfettario è una delle novità maggiormente al centro dell’attenzione e rappresenta una delle misure chiave del pacchetto fiscale. Ma se si guarda il numero delle partite IVA potenzialmente beneficiarie viene da parafrasare il titolo di una commedia di Shakespeare: molto rumore per poco.

La platea potenziale appare decisamente ristretta, così come lo è quella dei dipendenti che accedono alla detassazione dei bonus aziendali e, anche se è difficile stimarla, quella di chi potrà beneficiare dell’aliquota unica sugli incrementi di reddito.

Regime forfettario 2023, in pochi hanno i requisiti per beneficiare delle novità della Legge di Bilancio

Con proposte diverse, il modello di tassazione piatta, che quindi prevede un’aliquota unica, ha rappresentato un leit motiv della campagna elettorale dei tre partiti di Governo: Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

Una delle novità per muovere i primi passi in questa direzione è una revisione del regime forfettario contenuta nel Disegno di Legge di Bilancio 2023, su cui lavorerà il Parlamento e su cui dovrà esprimersi anche l’UE.

In arrivo ci sono due modifiche ai requisiti di accesso e permanenza:

  • la soglia di ricavi e compensi percepiti entro la quale è possibile applicare l’imposta sostitutiva del 15 per cento, o del 5 per cento per le nuove attività, passa da 65.000 a 85.000 euro;
  • superando il limite di 85.000 euro in corso d’anno si continua ad applicare la flat tax fino a un massimo di 100.000 euro, oltre questa cifra la fuoriuscita è immediata.

Si interviene sull’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 che fissa le regole per poter applicare un’unica imposta, pari al 25 per cento, che sostituisce le imposte sui redditi, le addizionali regionali e comunali e l’IRAP. L’aliquota è pari al 5 per cento per i primi 5 anni di attività.

“Il nuovo limite di 85.000 euro si applica a partire dal periodo d’imposta 2023. Pertanto, applicano il regime forfetario nel 2023 i contribuenti che, al ricorrere degli altri requisiti, nel 2022 non hanno superato detta soglia. Ai fini della franchigia IVA riservata ai soggetti in regime forfettario, l’innalzamento della soglia dei ricavi e compensi fino a 85.000 euro tiene conto della direttiva (UE) 2020/285 relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda il regime speciale per le piccole imprese che si applica a partire dal 1° gennaio 2025. [...] In attesa del recepimento della citata direttiva, l’innalzamento della soglia fino a 85.000 euro, così come previsto dalla presente disposizione, è subordinato al rilascio di una specifica misura di deroga da parte delle competenti autorità europee Tale richiesta, presentata il 4 novembre u.s., è attualmente al vaglio delle competenti autorità europee”.

Si legge nella relazione illustrativa allegata alle ultime bozze del Disegno di Legge di bilancio 2023, che su questo punto non hanno subito modifiche prima della firma de Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma quante sono le partite IVA che, su carta, hanno i requisiti per beneficiare delle novità introdotte?

La risposta arriva con la relazione tecnica, “i soggetti potenzialmente interessati rappresentano solo il 2 per cento dei forfetari in esame.

Regime forfettario 2023 e altre flat tax: pochi contribuenti hanno i requisiti di accesso

La revisione della flat tax esistente ha un basso costo ed è realizzabile anche per questo: le minori entrate per il 2023 stimate sono pari a 280 milioni di euro circa.

Facendo riferimento alle statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2021 pubblicate lo scorso maggio dal MEF e quindi a un dato leggermente più aggiornato di quello che considera la relazione tecnica che si ferma al 2019, le partite IVA che applicano il regime forfettario sono 1,6 milioni: lavoratrici e lavoratori autonomi e professionisti e professioniste che scelgono la flat tax, avendone i requisiti per applicarla, rappresentano quasi la metà del totale.

Le novità del regime forfettario 2023, quindi, interesserebbero una platea di circa 32.000 partite IVA, la cifra sembra ridimensionare sia le preoccupazioni di chi non è d’accordo con l’estensione che gli entusiasmi degli affezionati all’idea di una flat tax.

Anche se si guarda oltre i nuovi requisiti del regime forfettario, infatti, siamo ben lontani dall’introduzione di una tassazione piatta ad ampio raggio.

La stessa flat tax incrementale, nella formula attuale, può essere utilizzata solo da chi si trova in regime ordinario e può essere applicata solo agli aumenti di reddito che superano il 5 per cento e fino a un massimo di 40.000 euro.

E ancora la detassazione dei premi di produttività, associata in senso molto lato alla flat tax, si applica solo in presenza di specifici contratti aziendali o territoriali, il numero di quelli attualmente attivi è 13.038.

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Unicredit: ai dipendenti 2.400 euro, 800 per il carovita - Agenzia ANSA

Nuovo ricambio generazionale in Unicredit: nella tarda serata di ieri, la Fabi e le altre organizzazioni sindacali hanno firmato con l'azienda un accordo che stabilisce un piano volto a consentire, esclusivamente su base volontaria, l'uscita incentivata di 850 lavoratrici e lavoratori, e, contemporaneamente, l'assunzione di 850 giovani under 35. Viene dunque mantenuto un perfetto equilibrio, con un rapporto di uno a uno, tra uscite e nuovi assunti, che verranno destinati, in particolare, secondo quanto definito nell'accordo, alla rete commerciale. Per quanto riguarda le uscite, saranno prese in considerazioni le richieste dei dipendenti che maturano il requisito per la pensione entro il 31 dicembre 2029.

L'accordo raggiunto tra Unicredit e sindacati sul turnover prevede un importante riconoscimento economico anche l'erogazione a tutti i dipendenti del perimetro Italia di una cifra complessiva di 2.400 euro che comprende 800 euro detassati sottoforma di welfare (cosiddetto 'bonus carovita') pagato con lo stipendio di dicembre 2022.

La cifra comprende inoltre un premio una tantum di produttività (Vap 2022) di 1.510 euro, sempre come welfare (930 euro per chi sceglie il pagamento in busta paga) e un contributo per la polizza odontoiatrica di 88,70 euro. L'accordo riguarda anche la formazione finanziata in azienda che viene valorizzata e resa centrale, le nuove figure professionali della rete commerciale e l'allineamento dei congedi parentali al Ccnl.

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Thursday, December 1, 2022

Per i grandi gruppi del web 8,3 miliardi di ricavi e 524 milioni di utili in Italia - Il Fatto Quotidiano

In attesa di una tassa minima globale che arranca, i grandi gruppi del web continuano a beneficiare della tassazione agevolata di Paesi come Singapore, Irlanda e Isole Cayman. Il risultato? Oltre 36 miliardi di imposte non pagate tra il 2019 e il 2021. Il calcolo è dell’Area Studi di Mediobanca, secondo cui, nel 2021 circa il 30% dell’utile ante imposte è tassato in paesi a fiscalità agevolata, con un risparmio di 12,4 miliardi lo scorso anno e un’aliquota media effettiva pari al 15,4%, inferiore a quella teorica del 21,9% calcolata sui principali Paesi in cui operano. I maggiori beneficiari sono Tencent, Microsoft Alphabet (Google) e Meta (Facebook).

In Italia, ricorda il rapporto Software & web companies della banca d’affari, le websoft hanno diverse società controllate, localizzate soprattutto a Milano e provincia, con un fatturato aggregato che nel 2021 ha raggiunto gli 8,3 miliardi. Gli introiti per il fisco italiano? “Quasi 150 milioni di euro per un tax rate effettivo (il peso delle tasse si calcola ovviamente sugli utili ndr) del 25,1%. Considerando anche l’accantonamento per il pagamento della Digital service tax, il tax rate salirebbe al 33,5%”. Nel dettaglio, Amazon che è al primo posto per fatturato con 2,8 miliardi e impiega circa 11.900 lavoratori ha pagato 35,5 milioni. Ibm, 1,9 miliardi di fatturato e 5800 lavoratori, ha versato 44,5 milioni. Microsoft, con 975 milioni di fatturato e 930 dipendenti, ha girato al fisco solo 22,6 milioni. Google che in Italia ha fatturato 728 milioni ha pagato all’erario 8,1 milioni.

L’introduzione della Global minimum tax per le multinazionali – su cui l‘Ocse ha trovato un compromesso al ribasso e che dovrebbe entrare in vigore nel 2023, ma la cui entrata in vigore è frenata in Europa dal veto dell’Ungheria – comporterebbe, ricorda Mediobanca, “una redistribuzione della base imponibile fra i paesi in cui effettivamente generano i propri profitti”. Inoltre i Paesi che ospitano il quartier generale potranno imporre una tassa minima di “almeno il 15%”. Un cambiamento marginale, si noterà, rispetto alla situazione attuale. “L’aspetto qualificante”, commenta Mediobanca, “consiste più nella redistribuzione della base imponibile tra Paesi che nell’effettivo aumento dell’imposizione”.

I 25 maggiori gruppi del web e del software, dopo aver macinato utili e toccato lo scorso anno i 1.584 miliardi di ricavi (pari al 90% del Pil italiano), cominciano a subire l’impatto delle tensioni internazionali. Nei primi nove mesi del 2022 infatti sono cresciuti solo i ricavi (+9,5%), mentre gli utili sono crollati del 42%, con una contrazione della redditività e della liquidità. In Borsa hanno subito una caduta del 29,2% lo scorso novembre, dopo il picco raggiunto a dicembre 2021 (8.628 miliardi di euro). Oggi la capitalizzazione delle 25 maggiori WebSoft si ferma al 6,6% del valore complessivo delle borse mondiali, a fronte dell’8,3% dell’anno scorso. Nel confronto con l’Italia, però, si confermano dei pesi massimi, con un valore pari a dieci volte Piazza Affari.

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Borse, Europa in rialzo dopo Powell. A Piazza Affari corre St - Il Sole 24 ORE

3' di lettura

(Il Sole 24 ore Radiocor) - Il rallentamento della stretta Fed sui tassi di interesse, annunciata dal presidente Powell, e l'apertura di Pechino a misure anti-Covid meno rigide spingono le Borse europee che già vengono da un mese di novembre particolarmente brillante (+9,6% Eurostoxx50, +8,6% Piazza Affari): positivo il FTSE MIB a Milano, il CAC 40 a Parigi, il DAX 30 a Francoforte, l'AEX di Amsterdam e l'IBEX 35 di Madrid. Il passo del rialzo dei tassi d'interesse potrebbe rallentare già alla prossima riunione della Fed prevista a dicembre, ha detto Powell, parlando a un evento del Brookings Institution. Il mercato assegna una probabilità vicina all'80% a un nuovo rialzo dei tassi limitato a 50 punti base da parte della Fed nella riunione di dicembre. In Cina il vice premier Sun Chunlan ha affermato che gli sforzi contro il virus stanno entrando in una nuova fase grazie all'indebolimento della variante Omicron e al maggior numero di vaccinazioni effettuate aprendo alla possibilità di un isolamento in casa dei pazienti.

Il Dow Jones entra in territorio di "bull market"

La sessione di Wall Street si era chiusa con un netto rialzo per gli indici (+3,09% S&P 500, +4,4% Nasdaq e +2,18% Dow Jones): con la performance di mercoledì 30 novembre il Dow Jones è entrato in territorio di "bull market" avendo recuperato oltre il 20% dai minimi di periodo toccati a fine settembre. Sul fronte macroeconomico la seduta odierna guarderà soprattutto ai dati statunitensi sul deflatore Pce di ottobre, uno degli indicatori rilevanti dell'inflazione, l'indice Ism sull'attività manifatturiera e la rilevazione settimanale della richiesta di sussidio da parte delle persone disoccupate.

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A Milano corre St, recupera Tim dopo lo scivolone

A Piazza Affari giù petroliferi (Tenaris, debole Eni secondo i rumors interessata a Neptune Energy) e banche (in calo Banco Bpm, Unicredit e Banca Pop Er). Spicca invece il rialzo di Stmicroelectron insieme ad Amplifon. Moncler sfrutta la scommessa sulla ripresa dell'economia cinese mentre Telecom Italia torna a salire dopo il tonfo della vigilia innescato dalla posizione di alcuni rappresentanti del governo che hanno escluso, almeno al momento, il progetto di un'opa totalitaria per avviare la riorganizzazione dei business del gruppo tlc. Sale Juventus Fc: l'azionista di riferimento Exor ha escluso la necessità di un aumento di capitale per rafforzare il club nella bufera per la contabilizzazione di accordi con i giocatori sui compensi e per le plusvalenze nelle compravendite.

L'euro torna sopra 1,04 dopo Powell, balzo del prezzo del gas

Sul mercato valutario, il dollaro si indebolisce e l'euro torna sopra 1,04 dopo le parole di Powell. Petrolio in flessione in attesa della riunione dell'Opec+ attesa nel fine settimana, mentre ad Amsterdam balzo del 9% del gas naturale a 160 euro al megawattora.

Spread scende in area 190 punti, rendimento Btp sotto il 3,8%

Si muove in calo per lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario Mts dei titoli di Stato europei. Il differenziale di rendimento tra il BTp benchmark decennale italiano (Isin IT0005494239) e il pari scadenza tedesco è indicato in area 190 punti, dai 194 punti del finale di mercoledì 30 novembre. In flessione anche il rendimento dei decennali italiani sotto il 3,8%.

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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...