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Thursday, November 10, 2022

Rally del FTSEMib (+2,6%) dopo l'inflazione USA - SoldiOnline.it

I maggiori indici di Borsa Italiana e le piazze finanziarie europee hanno regiistrato progressi nell'ordine del 2-3%. in evidenza Telecom Italia TIM e NEXI

borsa-positiva_2I maggiori indici di Borsa Italiana e le principali piazze finanziarie europee hanno terminato la seduta in forte rialzo e hanno registrato progessi nell'ordine del 2-3%, dopo il dato sull’inflazione negli Stati Uniti a ottobre, risultato migliore delle stime degli analisti.

Il FTSEMib ha chiuso in rialzo del 2,58% a 24.394 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 23.669 punti e un massimo di 24.440 punti. Il FTSE Italia All Share ha guadagnato il 2,61%. Chiusura positiva anche per il FTSE Italia Mid Cap (+3,27%) e per il FTSE Italia Star (+4%). Nella seduta del 10 novembre 2022 il controvalore degli scambi è salito a 2,97 miliardi di euro, rispetto agli 1,88 miliardi di mercoledì.

Alle 17.30 il bitcoin aveva sfiorato i 18.000 dollari.

Lo spread Btp-Bund si è ristretto sotto i 200 punti, con il rendimento del Btp decennale che è sceso al 4%.

L’euro è risalito oltre gli 1,015 dollari.

Performance generalmente positive per i bancari, ad eccezione del BancoBPM (-1,8%).

Spicca il rialzo di BPER Banca (+2,09%).

Telecom Italia TIM ha guadagnato il 5,19% a 0,2454 euro, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. La compagnia telefonica ha chiuso il periodo luglio-settembre con ricavi ed EBITDA migliori del consensus, accompagnati da una crescita dell’indebitamento. I vertici di Telecom Italia TIM hanno confermato le stime finanziarie per il 2022. Intanto, il consiglio di amministrazione ha approvato l’avvio del processo di societarizzazione di TIM Enterprise.

Bene anche Generali (+2,05% a 16,66 euro). Il Leone di Trieste ha comunicato i risultati finanziari dei primi nove mesi del 2022. I dati hanno mostrato un miglioramento del risultato operativo e dei premi lordi, che hanno superato il consensus degli analisti. Al contrario, l’utile netto ha risentito della svalutazione degli investimenti russi. Il management di Generali ha confermato gli obiettivi strategici e finanziari per il 2022 e la politica dei dividendi per il triennio 2022-2024.

Seduta decisamente positiva per Poste Italiane (+4,32% a 9,754 euro). La società ha comunicato i risultati economici e finanziari dei primi nove mesi del 2022, periodo chiuso con ricavi e redditività in aumento. I numeri del solo 3° trimestre sono stati superiori al consensus degli analisti. Inoltre, il management di Poste Italiane ha aggiornato la guidance sul risultato operativo del 2022 e ha proposto l'acconto sul dividendo 2023 per un ammontare di 0,21 euro.

Snam è salita dell'1,99% a 4,825 euro. La società ha comunicato i risultati finanziari dei primi nove mesi del 2022, periodo chiuso con ricavi in crescita e redditività in leggera diminuzione. Inoltre, i vertici hanno confermato la stima sull’utile netto per l’esercizio in corso e hanno proposto un acconto sul dividendo per un ammontare di 0,11 euro per azione.

NEXI ha registrato un balzo del 9,56% a 9,768 euro. La società ha comunicato i dati economici e finanziari dei primi nove mesi del 2022. Il management ha segnalato che nel 3° trimestre del 2022 il gruppo ha registrato una forte performance finanziaria e dei volumi, con risultati superiori al consensus degli analisti. NEXI ha confermato i target finanziari per il 2022 diffusi a febbraio.

Molto bene anche Azimut Holding (+7,71%), Interpump (+4,92%) e Prysmian (+5,21%), dopo la diffusione dei risultati trimestrali.

In controtendenza Saipem (-3,41%) e Tenaris (-4,13%).

Al MidCap spicca lo scivolone di GVS, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Il titolo ha lasciato sul terreno il 38,7% a 3 euro, in una seduta caratterizzata da diverse sospensioni per eccesso di ribasso.

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Usa, inflazione rallenta ai minimi di gennaio. Wall Street e le Borse volano Da Investing.com - Investing.com Italia

Usa, inflazione rallenta ai minimi di gennaio. Wall Street e le Borse volano © Reuters.

Di Alessandro Albano

Investing.com - Rallenta oltre il consenso l' degli Stati Uniti, dando un forte boost agli indici azionari e alle speranze degli investitori per un Fed pivot prima del previsto.

Come mostrato dal Bureau of Labor Statistics, l'IPC è aumentato del 7,7% su base annua rispetto al +8,2% del mese precedente e al di sotto dell'8,0% atteso dal consenso raccolto da Investing.com.

La lettura, ha spiegato l'ufficio statistico, rappresenta "l'aumento più basso aumento su 12 mesi dal gennaio scorso".

L'indice core- esclude alimentari ed energia - è aumentato del 6,3% su base annuale dal 6,6% di settembre (consenso +6,5%), mentre l'indice energetico è aumentato del 17,6% con il +10,9% del paniere degli alimentari. Aumenti, questi, tutti più bassi di quelli registrati a settembre e nei mesi estivi.

Guardando la congiuntura, l'inflazione al consumo ha registrato un aumento dello 0,4% ad ottobre come nel precedente, ma al di sotto del +0,6% stimato dagli economisti.

Dopo la lettura, lo schizza al +3,4%, il segna il +4,7%, mentre il è in aumento del 2,3%. Al contrario, i rendimenti sul titolo sono in diminuzione di oltre il 5% in area 3,9%.

Effetto domino in Europa, dove l' accelera al 2,3%, mentre ad Hong Kong i future sull' balzano al +4%.

Con la Fed che per la quarta volta ha aumentato i tassi di 75 punti base nell'ultima riunione, i derivati sui fed funds per il meeting di dicembre indicano ora un rallentamento dei rialzi a 50 punti base con il 85% di possibilità.

D'altra parte, è vero che in conferenza stampa il governatore Jerome Powell ha di fatto stracciato lo statement della banca affermando che la Fed "poeterà i tassi al livello più altro del previsto".

Nella dichiarazione di politica, è stato inserito un punto che è stato interpretato come dovish. Nel determinare il ritmo dei futuri aumenti, si legge nella dichiarazione, il comitato terrà conto "dell'inasprimento cumulativo della politica monetaria, dei ritardi con cui la politica monetaria influisce sull'attività economica e sull'inflazione e degli sviluppi economici e finanziari".

Un passaggio che non è apparso nella dichiarazione della riunione di settembre e che ha lasciato intravedere un possibile rallentamento dei tassi, o Fed pivot, all'orizzonte in quanto ha preso in considerazione l'effetto cumulativo sull'economia degli aumenti decisi in questi mesi.

"Nonostante i dati positivi, la Fed manterrà il piede sul freno dell'economia statunitense per il momento, il che significa che il quinto aumento consecutivo dei tassi di interesse di 50 punti base è possibile, se non molto probabile, il mese prossimo", ha commentato il Ceo di DeVere Group Nigel Green.

"Detto questo, i dati odierni sull'inflazione probabilmente entusiasmeranno i mercati perché significano che la Fed è ora più propensa a segnalare che rallenterà il suo ritmo di rialzo dei tassi nei mesi a venire", ha aggiunto.

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Superbonus villette 2023: spunta il nodo copertura per la proroga - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

3' di lettura

Una proroga di 3 mesi per il superbonus delle villette. È quella che chiedono a gran voce imprese e contribuenti che rischiano di perdere l’agevolazione del 110% se non chiuderanno i lavori entro il prossimo 31 dicembre. L’appello è stato raccolto dal viceministro all’Economia e alle Finanze, Maurizio Leo (FdI), che riterrebbe necessario il differimento soprattutto «per consentire alle imprese e ai proprietari che hanno avviato i lavori e rispettato i termini di fine settembre con il 30% dei lavori già completati, di poter terminare gli interventi agevolati con bonus del 110% senza inutili corse che potrebbero solo mettere a rischio la sicurezza nei cantieri». E ha aggiunto: «Gli extracosti delle materie prime e soprattutto il ritardo nella consegna dei materiali mettono in difficoltà le imprese e i contribuenti nel riuscire a chiudere i lavori entro la fine del 2022».

Proroga costosa

Ma «la proroga non è a costo zero», ha continuato Leo, e il nodo coperture al momento appare insuperabile, tanto da bloccare l’idea iniziale di inserire il nuovo termine del 31 marzo 2023 per il fine lavori sulle unità unifamiliari senza perdere il superbonus. Per dare più tempo a imprese e famiglie occorrono, secondo i calcoli della Ragioneria generale, tra i 600 e i 700 milioni di euro: un flusso di cassa che al momento non sembra trovare coperture nei saldi del nuovo decreto Aiuti all’esame del Consiglio dei ministri del 10 novembre.

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Gli interventi dell’Iacp e condomini

In materia di proroghe del superbonus c’è poi da riallineare le scadenze oggi in vigore per gli interventi degli Iacp e quelli dei condomini. I primi, spiega Andrea de Bertoldi (FdI), «per non perdere il superbonus devono ultimare almeno il 60% dei lavori entro il 30 giugno 2023. Sarebbe corretto allineare gli interventi agevolati per le case popolari a quelli effettuati per i condomini che non hanno invece il vincolo del 60% a metà 2023». Una misura che il deputato di Fratelli d’Italia è pronto comunque a trasformare in emendamento con la proroga a fine marzo del termine di chiusura dei lavori per le villette.

Lo sblocco delle cessioni crediti

Sullo sblocco delle cessioni dei crediti legate ai bonus edilizi il viceministro Leo ha rassicurato il 9 novembre i professionisti nel corso di un primo confronto con una delegazione del Consiglio nazionale dei commercialisti composta dal presidente, Elbano de Nuccio, e dal consigliere nazionale tesoriere delegato all’area fiscalità, Salvatore Regalbuto.

Ma il superbonus è solo una parte della fiscalità sulla casa. Una fiscalità che, per il viceministro con delega alle Finanze, non prevede nessun tipo di aumento dell’imposizione: «Nella riforma fiscale del centrodestra non ci sarà nessun aumento delle rendite e nessuna revisione del catasto». Sarà però necessario intervenire, ha detto Leo al convegno di Assoimmobiliare. «Ma occorre farlo con interventi organici e soprattutto non dettati da emergenze e mere esigenze di cassa».

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Wednesday, November 9, 2022

Telecom Italia TIM, i conti dei primi nove mesi del 2022 - SoldiOnline.it

La compagnia telefonica ha chiuso il periodo luglio-settembre con ricavi ed EBITDA migliori del consensus. In aumento l’indebitamento. Stime confermate

Gli argomenti

telecom-italia-timTelecom Italia TIM ha diffuso i dati finanziari dei primi nove mesi e del 3° trimestre del 2022. La compagnia telefonica ha chiuso il periodo luglio-settembre con ricavi ed EBITDA migliori del consensus. In aumento l’indebitamento.

I vertici di Telecom Italia TIM hanno confermato le stime finanziarie per il 2022.

Telecom Italia TIM, i risultati di conto economico dei primi nove mesi del 2022

Telecom Italia TIM ha terminato i primi nove mesi del 2022 con ricavi pari a 11,53 miliardi di euro, in aumento dell’1,7% rispetto agli 11,34 miliardi ottenuti nello stesso periodo dell’esercizio precedente. Su base organica (calcolata escludendo l’effetto delle variazioni dei tassi di cambio, nonché eventuali componenti non ricorrenti) i ricavi sono scesi dell’1,6%.

In contrazione il margine operativo lordo, che si è ridotto da 4,35 miliardi a 3,95 miliardi di euro (-9,3%). L’EBITDA organico al netto delle componenti non ricorrenti si è attestato a 4,54 miliardi di euro con un’incidenza sui ricavi del 39,4% (5,01 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2021, con un’incidenza sui ricavi del 42,8%).

Il risultato netto attribuibile ai soci è stato negativo per 2,73 miliardi di euro rispetto alla perdita di 10 milioni dei primi tre trimestri del 2021; escludendo l'impatto delle partite non ricorrenti il risultato netto dei primi nove mesi del 2022 è stato negativo per 361 milioni di euro.

Telecom Italia TIM, i conti del 3° trimestre 2022

Telecom Italia TIM ha terminato il periodo luglio-settembre con ricavi per 3,97 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto ai 3,8 miliardi ottenuti nel 3° trimestre del 2021; il dato è stato leggermente superiore al consensus degli analisti (pubblicato sul sito di Telecom Italia TIM) che indicava ricavi per 3,94 miliardi.

Il margine operativo lordo organico (escluse le poste non ricorrenti) si è ridotto da 1,7 miliardi a 1,59 miliardi di euro, ma è risultato superiore al consensus degli analisti (1,55 miliardi).

Telecom Italia TIM, indebitamento in aumento a fine settembre 2022

A fine settembre 2022 l’indebitamento finanziario netto rettificato era salito a 25,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 22,19 miliardi di inizio anno (25,52 miliardi il consensus degli analisti). Telecom Italia TIM ha segnalato che la crescita dell’indebitamento è sostanzialmente dovuta all’acquisizione in Brasile delle attività mobili del gruppo Oi per complessivi 1,74 miliardi di euro, oltre al pagamento di frequenze di telecomunicazioni e di impegni correlati in Italia e in Brasile per 2,22 miliardi di euro. L’indebitamento finanziario netto contabile a fine settembre 2022 era pari a 25,5 miliardi di euro.

Alla stessa data il margine di liquidità era pari a 9,26 miliardi di euro, cifra che consente una copertura delle passività finanziarie del gruppo in scadenza almeno per i prossimi 21 mesi.

Nei primi nove mesi dell’anno Telecom Italia TIM ha registrato un flusso di cassa della gestione operativa negativo per 1,13 milliardi di euro, rispetto al valore positivo di 1,08 miliardi dei primi tre trimestri del 2021. Nel periodo in esame gli investimenti industriali (Capex) sono stati pari a 2,76 miliardi di euro.

Telecom Italia TIM, le stime per il 2022

I vertici di Telecom Italia TIM hanno confermato le stime finanziarie per il 2022, comunicate in occasione della diffusione dei risultati semestrali.

Per l'esercizio in corso il management stima un EBITDA After Lease organico in calo per una misura di “low teens decrease”.

Intanto, il consiglio di amministrazione ha approvato l’avvio del processo di societarizzazione di TIM Enterprise.

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Bonus TV: il 12 novembre è l'ultimo giorno. Il Ministro Urso chiede il rifinanziamento per il 2023 - DDay.it

Il prossimo 12 novembre sarà l'ultimo giorno per usufruire del Bonus TV: infatti come avevamo anticipato, i fondi sono in esaurimento e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, responsabile del procedimento ha fissato a sabato prossimo la data ultima per l'ottenimento del beneficio.

Va detto che il termine riguarda entrambe le "versioni" del Bonus TV, sia quello destinato alle famiglie ISEE 20.000 che il bonus rottamazione, destinato a tutti i cittadini, dato che i fondi da cui i due benefici attingono sono gli stessi.

Contrariamente a quanto era però trapelato finora (ma nel frattempo si è insediato il nuovo Governo), il Bonus TV potrebbe essere rifinanziato nel 2023. Almeno questo è l'auspicio del Ministro Urso: "Abbiamo richiesto al Mef il rifinanziamento della misura perché riteniamo indispensabile assicurare ai cittadini la continuità di uno strumento che ha funzionato per agevolare questo delicato passaggio tecnologico".

La richiesta del Ministro Urso spiana la strada a una nuova edizione del Bonus TV, ma al momento non c'è alcuna conferma da parte del Mef che, nella complicata situazione economica attuale, questa misura possa trovare accoglimento in Finanziaria, né se le modalità e le cifre dei benefici saranno confermate o riviste.

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Tuesday, November 8, 2022

FTSEMib, ancora una chiusura positiva - SoldiOnline.it

Giornata negativa per BPER Banca e per la Popolare di Sondrio, dopo la diffusione della trimestrale. Balzo di CNH Industrial. Prese di beneficio su Telecom Italia

milano-positivaI maggiori indici di Borsa Italiana e le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso la seduta in territorio positivo. Il FTSEMib ha replicato la performance registrata nella giornata precedente.

Il principale indice di Borsa Italiana ha messo a segno un rialzo dello 0,86% a 23.694 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 23.378 punti e un massimo di 23.732 punti. Il FTSE Italia All Share ha guadagnato lo 0,79%. Segno più anche per il FTSE Italia Mid Cap (+0,15%) e per il FTSE Italia Star (+1,54%). Nella seduta dell'8 novembre il controvalore degli scambi è sceso a 2,08 miliardi di euro, rispetto ai 2,17 miliardi di lunedì.

Il bitcoin è risalito oltre i 20.000 dollari.

Lo spread Btp-Bund si è ristretto a 210 punti, con il rendimento del Btp decennale che si è riportato sotto il 4,4%.

L’euro ha superato gli 1,005 dollari.

Spunti importanti tra i bancari.

Giornata decisamente negativa per BPER Banca (-7,68% a 1,8925 euro). L’istituto ha comunicato i risultati finanziari dei primi nove mesi del 2022, periodo caratterizzato da un generale miglioramento delle principali voci di conto economico e della qualità del credito. Il management di BPER Banca ha segnalato che la redditività dell’istituto continuerà ad essere sostenuta da ricavi in crescita che continueranno a beneficiare sia del rialzo dei tassi di interesse che della buona tenuta delle commissioni nette e da azioni volte a compensare gli impatti inflattivi sui costi.

In difficoltà anche la Popolare di Sondrio (-7,43% a 3,54 euro), dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Il management della Popolare di Sondrio punta, non solo consolidare, ma anche migliorare i risultati fin qui conseguiti con un ROE target, atteso per fine esercizio, in area 7%.

Prese di beneficio su Telecom Italia TIM, dopo il forte rialzo messo a segno nella seduta precedente. Il titolo della compagnia telefonica ha registrato una flessione del 2,18% a 0,2378 euro.

CNH Industrial in forte rialzo (+5,73% a 14,105 euro), dopo la diffusione dei risultati finanziari relativi ai primi nove mesi del 2022, periodo chiuso con ricavi e redditività in forte miglioramento. Inoltre, il management ha rivisto alcune indicazioni finanziarie per il 2022, relative alle attività industriali.

Molto bene anche STM (+4,36%), mentre Leonardo ha lasciato sul terreno il 4,16%.

Al MidCap, focus su Webuild (+1,72% a 1,475 euro). La società ha comunicato di aver raggiunto un’intesa, soggetta a condizioni, per l’acquisto dell’intero capitale della società australiana Clough.

Seduta decisamente positiva per Intercos (+7,12% a 10,53 euro), dopo la diffusione dei risultati trimestrali.

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Poste chiude i rubinetti anche al Superbonus dei privati. M5S: “Giorgetti riferisca in aula” - Il Fatto Quotidiano

L’azionista se ne chiama fuori: dal ministero dell’Economia smentiscono vigorosamente di aver avuto un ruolo nella mossa di Poste Italiane, che lunedì 7 novembre ha deciso da un giorno con l’altro di smettere di acquistare crediti fiscali generati con opere di efficientamento energetico previste dal Superbonus. Eppure, trattandosi di società che tra quote indirette e dirette fa capo per oltre il 64% al dicastero del ministro Giorgetti, la mossa è suonata come uno schiaffo alle istanze dell’edilizia che chiedeva allo Stato, e alle sue partecipate, un segnale di fiducia. Il tutto poi comunicato con due righe stringate sulla pagina di prodotto del sito di Poste che spiegano come l’acquisto di crediti sia stato sospeso a data da destinarsi, precisando che la decisione non tocca le pratiche già avviate.

Ci mancherebbe altro, potrebbe dire qualcuno. E a poco vale la giustificazione secondo cui Poste fa quello che i grandi istituti del Paese hanno fatto già da tempo, perché gli acquisti di Poste, al netto del fatto che si tratta di azienda di proprietà dello Stato, sono molto diversi da quelli delle banche. Queste ultime infatti hanno prevalentemente costruito e venduto dei prestiti per le ristrutturazioni, prima garantiti e poi saldati dai crediti fiscali che si sarebbero generati con i lavori edili. Poste invece ha prevalentemente comprato i crediti di prima mano, direttamente dal titolare della ristrutturazione e della detrazione, per intenderci e solo una volta che si erano formati. Ora il dietro front, per di più a ridosso della chiusura dell’anno fiscale, successivamente al quale la percentuale di detrazione sembra destinata a scendere dal 110 al 90 per cento, è po’ un colpo per chi sta correndo a chiudere i cantieri per evitare di smenarci in corso d’opera.

Proprio il comportamento delle partecipate statali è finito nel mirino dei costruttori, con l’Ance che ha lanciato l’allarme per la “speculazione pazzesca” a danno delle aziende, che a suo dire è nata proprio per la stretta ai cordoni della borsa praticata dalle aziende pubbliche. In questo caso il problema non è la capacità di assorbimento, denuncia l’associazione, ma la volontà politica. E il risultato è che chi ancora acquista i crediti lo sta facendo a percentuali bassissime, sfruttando la “disperazione delle imprese“: se prima il credito al 110% veniva acquistato in media al 102%, ora si arriva anche all’85%.

“Stiamo chiedendo da tempo lo sblocco di tutte le partecipate pubbliche. Serve un segnale di fiducia, senza si fanno saltare migliaia di imprese”, ha detto la presidente dei costruttori che, oltre a Poste, tira in ballo anche Cassa depositi e prestiti. La situazione sembra particolarmente complessa per le piccole aziende, che con la Cna chiedono di convocare urgentemente un tavolo per trovare una soluzione. Una verifica è chiesta anche da Confedilizia, che propone un approfondimento prima di nuove ennesime modifiche.

Poste, che ha complessivamente rilevato una decina di miliardi di crediti, è ferma da quasi un anno nell’acquisto dalle imprese e ora ha chiuso i rubinetti anche nei confronti dei privati che hanno crediti di minore entità, tra i 100.000 e i 150.000 euro. La mossa potrebbe essere conseguente alle recenti sentenze della Cassazione che hanno disposto il sequestro dei bonus edilizi ceduti, ritenendo che le fatture in acconto dei lavori si riferissero in realtà a operazioni inesistenti. In altre parola la manleva estiva così come è stata formulata non sta funzionando.

Resta il fatto che la decisione di Poste ha fatto saltare gli interessati sulla seggiola. Francesco Silvestri, presidente del gruppo M5S alla Camera, parla di decisione “gravissima” e ha chiesto al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di riferire in aula in occasione del dibattito sulla Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef). “Riteniamo inammissibile che una società a controllo pubblico come Poste non contribuisca a una circolazione indispensabile a far funzionare le agevolazioni – sottolinea -. Ricordiamoci che decine di migliaia di aziende rischiano di chiudere, se il meccanismo non viene restituito alla sua piena funzionalità”.

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Poste chiude i rubinetti anche al Superbonus dei privati. M5S: “Giorgetti riferisca in aula” - Il Fatto Quotidiano
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Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...