Rechercher dans ce blog

Monday, April 4, 2022

Pasta al glifosato, un nuovo test conferma la presenza dell'erbicida in queste 4 marche vendute in Italia - greenMe.it

Un nuovo test svizzero conferma: in alcune marche di pasta italiana (o comunque venduta in Italia) si trovano ancora tracce di glifosato anche se - come sempre - entro i limiti di legge

Tracce, sia pur molto piccole, di glifosato continuano ad essere presenti nella pasta che consumiamo ogni giorno. La conferma arriva da un nuovo test condotto in Svizzera dalla rivista K-tipp.

Per l’indagine sono stati acquistati al supermercato 18 pacchi di pasta di vario genere e marca. 13 erano prodotti da agricoltura convenzionale, 5 invece biologici.

Ogni campione è stato analizzato per scoprire se conteneva tracce di glifosato che anche stavolta è stato puntualmente trovato, almeno in alcune referenze.

I risultati

Il laboratorio che si è occupato di analizzare i vari campioni di pasta ha trovato residui di glifosato in 10 dei 13 prodotti convenzionali testati. Si trattava sempre di livelli molto bassi ed entro i limiti di legge.

Ma a questo proposito gli esperti della rivista svizzera scrivono:

I valori delle sostanze problematiche misurate dai laboratori sono inferiori ai valori limite di legge. Tuttavia, ciò non significa che le sostanze siano salutari. Il test mostra chiaramente che si può fare a meno di sostanze sensibili. 8 dei 18 prodotti testati erano impeccabili in termini di pesticidi.

Le marche in cui è stato trovato glifosato

In particolare 4 note marche di pasta italiana, o comunque vendute anche in Italia, sono tra quelle che presentavano tracce del famoso e controverso erbicida. Si tratta di:

  • Agnesi
  • Divella
  • Garofalo
  • Combino (Lidl)

Più nello specifico tracce di glifosato sono state trovate nei tagliolini Agnesi, negli spaghetti Divella e Garofalo e nelle tagliatelle Lidl Combino.

I tecnici di laboratorio incaricati dalla rivista svizzera sono andati anche alla ricerca di altre sostanze controverse all’interno della pasta, come diverse tipologie di pesticidi (è stato trovato pirimifos-metil in alcune referenze tipiche del mercato svizzero) ma anche micotossine come il Deossinivalenolo (Don), particolarmente pericoloso per i bambini. Anche in questo caso, però, i livelli erano sempre ben al di sotto dei limiti di legge.

Risultati che sostanzialmente confermano quanto scoperto negli anni passati da test simili. Anche se le marche in cui vengono riscontrate tracce di pesticidi possono essere differenti da indagine ad indagine, così come da campione a campione, lo scenario che delineano è abbastanza chiaro: non ci siamo ancora liberati del glifosato e di altre sostanze controverse presenti nel cibo.

Leggi anche:

Il biologico

Una buona notizia che vorremmo sottolineare è che tutti i prodotti biologici testati erano privi di glifosato o altri pesticidi. Tra questi gli spaghetti integrali Combino Bio (venduti da Lidl anche in Italia).

Prive di tracce di glifosato anche due referenze Barilla (spaghettoni e penne integrali).

Nelle seguenti infografiche potete vedere i risultati completi del test.

pasta glifosato migliori test

@Ktipp

pasta glifosato peggiori test

@Ktipp

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: Ktipp

Leggi anche:

Adblock test (Why?)


Pasta al glifosato, un nuovo test conferma la presenza dell'erbicida in queste 4 marche vendute in Italia - greenMe.it
Read More

Sunday, April 3, 2022

Auto, dal 2030 la rivoluzione in Italia: cosa cambia - QuiFinanza

L’Italia al centro dell’orizzonte del 2030 di un mercato europeo dell’auto esclusivamente elettrico. A dichiararlo è Carlos Tavares, Ceo di Stellantis, che ha tracciato il piano di produzione con soli modelli a zero emissioni negli stabilimenti della multinazionale del nostro Paese. “Ci stiamo preparando per essere pronti a vendere 100% nel 2030 veicoli elettrici” ha annunciato l’amministratore delegato del gruppo automobilistico nato nel 2021 dalla fusione tra i gruppi PSA e FCA-Fiat Chrysler Automobiles.

Auto, dal 2030 la rivoluzione in Italia: i piani di Stellantis

“L’Italia è centrale per Stellantis nell’esecuzione del piano. Questo è il messaggio più importante di questa giornata” ha affermato Taveres in una conferenza stampa tenuta nell’impianto torinese di Stellantis a Mirafiori, spiegando che “tutti gli stabilimenti, anche quelli italiani, passeranno a essere stabilimenti elettrici. L’Italia è il cuore di questa trasformazione, faremo annunci sito per sito.

“Prevediamo l’arrivo di 75 modelli a batteria e la maggior parte nascerà in Europa – ha aggiunto. In Italia Melfi e Termoli sono due casi concreti, continueremo a procedere così. Ci stiamo preparando al divieto dei motori endotermici” (qui abbiamo parlato del progetto della gigafactory di Stellantis).

Per non perderti le ultime notizie e ricevere i nostri migliori contenuti, iscriviti gratuitamente al canale Telegram di QuiFinanza: basta cliccare qui.

Auto, dal 2030 la rivoluzione in Italia: il nodo incentivi

Uno dei nodi principali per permettere la rivoluzione elettrica del parco auto nel continente, prevista per il 2030 dall’Unione europea (qui avevamo parlato delle date dello stop Ue ai motori benzina e diesel) è quella degli incentivi, sul quale il governo sta discutendo in questi giorni, con divergenze tra i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Economia e dei Trasporti (qui abbiamo riportato le ultime novità sull’incentivo da 5mila euro).

“Se guardiamo quello che ci aspetta, dobbiamo combinare la mobilità pulita con quella economicamente accessibile. Possiamo decidere – ha detto Tavares – che vieteremo la vendita di auto termiche ma i veicoli elettrici devono essere accessibili, perché se si costruiscono veicoli che non possono essere acquistati, ci sono problemi”.

“È stato deciso che dal 2030 dovremo avere tutti veicoli elettrici, dall’Europa ci aspettiamo che queste vetture possano essere acquistate, chiediamo ai governi di creare le condizioni affinché possano godersi queste possibilità” è l’appello del Ceo.

Per Tavares la quota di vendite in Europa alla quale può puntare Stellantis “può attestarsi sul 20-25% ma dipenderà dalle dimensioni del mercato, che non dipendono da noi ma dalle condizioni che sono legate alle scelte politiche, a quante barriere riusciremo a rimuovere, a quanti incentivi saranno dati per comprare le auto elettriche”.

Auto, dal 2030 la rivoluzione in Italia: il gruppo Stellantis

Nata il 16 gennaio 2021 dalla fusione tra i gruppi PSA e FCA-Fiat Chrysler Automobiles, Stellantis multinazionale con sede in Olanda è un gruppo che raccoglie 14 marchi automobilistici: Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, FIAT, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot, Ram Trucks e Vauxhall.

Con 400mila dipendenti in tutto il mondo, l’azienda possiede stabilimenti in 29 Paesi del mondo, con più di 50 impianti di proprietà e in joint venture tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA (qui avevamo parlato del fatturato del gruppo).

Adblock test (Why?)


Auto, dal 2030 la rivoluzione in Italia: cosa cambia - QuiFinanza
Read More

Rete unica, Tim firma accordo con Cdp Equity in vista dell’integrazione con Oper Fiber - Il Fatto Quotidiano

Un passo avanti verso la rete unica delle telecomunicazioni. Tim, su richiesta della Consob, ha fatto sapere di aver firmato un accordo di riservatezza con Cdp Equity per avviare interlocuzioni preliminari sull’eventuale integrazione della sua rete con quella di Open Fiber, di cui la società di Cassa depositi detiene il 60% del capitale (mentre ha circa il 10% di Tim). L’obiettivo è stipulare “indicativamente entro il 30 aprile” un protocollo di intesa per definire gli obiettivi, il perimetro, la struttura e i “principali criteri e parametri di valutazione” del progetto. Senza aspettare dunque l’aggiudicazione delle nuove gare per le “aree grigie” nell’ambito del piano Italia a 1 Giga, finanziato con 3,8 miliardi a valere sul Pnrr.

Nel frattempo è attesa per lunedì prossimo la replica di Kkr alla lettera con cui Tim ha risposto al fondo Usa dopo che quest’ultimo aveva confermato il 24 marzo scorso l’interesse per il gruppo. Secondo indiscrezioni Tim ha aperto alla richiesta di due diligence ribadita da Kkr ma solo se confirmatoria, cioè a seguito di una offerta vincolante. Occorre un chiarimento sul prezzo dell’offerta che in occasione della manifestazione di interesse di novembre era stato indicato a 0,505 euro per titolo, riconoscendo al mercato un premio del 60 per cento, ma che nell’ultima lettera Kkr non ha menzionato. Da ambienti finanziari trapela che secondo gli americani non si può più pensare che le condizioni economiche siano le stesse perché gli scenari macroeconomici dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina e le prospettive della società dopo i downgrade e le previsioni sul 2022 sono cambiati.

Sull’integrazione con Open fiber il fondo Usa si è mostrato disponibile se in grado di creare valore per gli azionisti. L’ipotesi che la strada verso la ‘rete unica’ sia più percorribile che in passato nasce dal fatto che non esistono più, almeno sulla carta, gli ostacoli che hanno impedito che il memorandum dell’agosto 2020 sempre tra Tim e Cassa depositi e prestiti andasse a buon fine: all’epoca Tim non intendeva scendere sotto la maggioranza della futura società della rete, mentre questa condizione non figura nello scenario evocato dal nuovo piano industriale messo a punto dall’ad Pietro Labriola e approvato dal cda con la divisione della società in due: una con in pancia la rete, l’altra per i servizi. Per gli asset di quest’ultima nell’area Enterprise ha già espresso interesse il fondo britannico Cvc.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gruppo Onorato, accordo a sorpresa con i commissari di Tirrenia. Che rinunciano al 55% del credito da 180 milioni verso Cin

next

Adblock test (Why?)


Rete unica, Tim firma accordo con Cdp Equity in vista dell’integrazione con Oper Fiber - Il Fatto Quotidiano
Read More

Ecobonus 2022, cosa è previsto per le moto - 6sicuro.it

L’ Ecobonus 2022 per le moto ecologiche è stato confermato e potrebbe essere esteso anche a ciclomotori tradizionali. Vediamo cosa è previsto per le moto e in cosa consistono gli incentivi.

Per le moto e scooter elettrici l’Ecobonus 2022 prevede contributi per l’acquisto di veicoli con basse o zero emissioni di CO2 inclusi tricicli e quadricicli. Lo stanziamento dei fondi è previsto fino al 2026, con venti milioni di euro per il 2022 e 2023 e con trenta milioni di euro per il 2024, 2025 e 2026.

moto scooter ecobonus

Gli incentivi previsti per le moto aiuteranno la transizione ecologica e saranno anche una buona spinta per l’economica del nostro Paese. Non meno importante, si andrà a migliorare la sicurezza su strada rinnovando il parco veicoli circolante.

Moto e scooter elettrici, gli incentivi 2022

Gli incentivi 2022 per moto e scooter elettrici sono previsti nella Legge di Bilancio del 2019 e sono gestiti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Consistono in uno sconto che il venditore applica in fase d’acquisto all’acquirente. Il valore degli incentivi per moto ecologiche e scooter elettrici varia in base al prezzo d’acquisto. Il bonus senza rottamazione è del 30% sul prezzo d’acquisto fino ad un massimo di tre mila euro, mentre in caso di rottamazione è del 40% fino ad un massimo di quattro mila euro. Non sono previste particolari restrizioni, ma in caso di rottamazione di moto o scooter sono ammessi solo veicoli inquinanti e a farne richiesta deve essere la stessa persona che richiede l’incentivo o un suo convivente.

Ecobonus moto 2022: come richiederlo

L’Ecobonus può essere prenotato e richiesto solo dai rivenditori e sono già attive dal13 gennaio 2022 attraverso la piattaforma del MISE:  https://ift.tt/8qNzMSa con accesso obbligatorio tramite SPID.

La richiesta dei contributi avviene in quattro semplici fasi:

  1. Prenotazione: nell’apposita area rivenditori dopo essersi registrati si possono richiedere i contributi per ogni moto e in base alle risorse disponibili si avrà una ricevuta che conferma l’avvenuta prenotazione. L’operazione deve essere successivamente confermata dal rivenditore entro 180 giorni in cui comunicherà il numero di targa del veicolo venduto e  la documentazione prevista.
  2. Corresponsione: l’incentivo è dato dal venditore all’acquirente sotto forma di sconto e quindi di riduzione del prezzo di listino.
  3. Rimborso al venditore: sono le aziende costruttrici o importatrici a rimborsare al venditore l’importo dell’incentivo.
  4. Recupero dell’importo: le imprese che rimborsano il venditore recuperano l’importo del bonus mediante il credito d’imposta.

A quali categorie di moto spetta l’Ecobonus

Le categorie di moto per cui è previsto l’Ecobonus sono:

L1e: scooter da 50 cc di cilindrata con velocità massima che non supera i 45 km/h.
L2e: veicolo a tre ruote da 50 cc di cilindrata con velocità massima che non supera i 45 km/h.
L3e: moto e scooter con più di 50 cc di cilindrata o con velocità che supera i 45 km/h.
L4e: tricicli a motore con ruote asimmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, con più di 50 cc di cilindrata o con velocità che supera i 45 km/h.
L5e: tricicli a motore con ruote simmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, con più di 50 cc di cilindrata o con velocità massima di costruzione supera i 45 km/h.
L6e: quadriciclo leggero, con massa a vuoto minore o pari a 350 kg con velocità inferiore o pari a 45 km/h e con cilindrata minore o pari a 50 cm³ per i motori ad accensione comandata; o la cui potenza massima netta è inferiore o pari a 4 kW per gli altri motori, a combustione interna; o la cui potenza nominale continua massima è inferiore o uguale a 4 kW per i motori elettrici.
L7e: quadriciclo, con massa a vuoto è minore o uguale a 400 kg (550 kg per i veicoli utilizzati per il trasporto di merci), con potenza massima netta del motore minore o pari a 15 kW.

All’accesso all’Ecobonus per l’acquisto dei veicoli appartenenti alla categoria L si differenziano dalla presenza o meno della rottamazione.

  • Per la richiesta dell’Ecobonus con rottamazione: il veicolo da rottamare deve appartenere alla categoria L, deve essere intestato da almeno un anno alla stessa persona intestataria del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi. Deve rispettare le classi di omologazione Euro 0,1,2 o 3. È importante al momento dell’acquisto della nuova moto indicare sia il veicolo da rottamare che il contributo statale Ecobonus.
  • Per la richiesta senza rottamazione: in caso di acquisto anche con leasing finanziario, è sempre necessario indicare il contributo statale Ecobonus nell’atto di acquisto del veicolo nuovo.

A queste categorie non possiamo escludere che se ne possano aggiungere altre. Il Ministro Giovannini ha annunciato che anche moto e scooter che dispongono di motori tradizionali potrebbero rientrare nelle categorie di veicoli compresi negli Ecobonus statali.

Ecobonus 2022 anche per moto e scooter tradizionali?

Queste le parole del Ministro Enrico Giovannini durante un intervento in Senato, in cui si evince la volontà del Governo estendere l’Ecobonus 2022 anche a moto e scooter con motori tradizionali. Non sono ancora note le modalità.

“È in preparazione il decreto per questi nuovi incentivi per l’automotive, che non è solo l’auto, si va dalle moto ai camion pesanti. Non copriremo tutto, ma non copriremo solo le auto, visto che ci sono opportunità di transizione ecologica anche per le moto stesse, ma anche per i veicoli commerciali leggeri, quelli di ultimo miglio che sono fra l’altro molto vecchi e inquinano molto le nostre città. Quindi ne stiamo discutendo con gli altri ministeri come bilanciare questi aspetti”.

Adblock test (Why?)


Ecobonus 2022, cosa è previsto per le moto - 6sicuro.it
Read More

Saturday, April 2, 2022

Cartelle esattoriali, nuova rottamazione. Cosa devi sapere - iLoveTrading

C’è una nuova possibilità per i contribuenti italiani, spesso rincorsi da tasse e Agenzia delle Entrate. Ecco come fare per risolvere qualche guaio con il Fisco.

(Ansa, Roma)

La “Pace Fiscale” è ritornata ad agitare l’agenda politica dei partiti della maggioranza, e soprattutto di quelli come Lega, Forza Italia Movimento 5 Stelle che vogliono influenzare il governo per arrivare a misure che la realizzino. Il decreto Sostegni ter permesso che la commissione bilancio del Senato concedesse una nuova proroga. Lo scopo è approdare alla rottamazione delle cartelle esattoriali che ricadono direttamente sui contribuenti italiani, sempre di più difficoltà con il l’Agenzia delle entrate e costretti a rimediare a situazioni in cui alla fine sono obbligati a sanzioni salatissime.

Cartelle esattoriali prorogate: chi ne trae vantaggio

ANSA, Roma, FABIO FRUSTACI

Sono oltre 500mila gli italiani che al 31 dicembre 2021 non avevano ancora fatto pace con la Rottamazione ter, che permetteva di mettere in ordine i propri conti con il Fisco. La decisione di prorogare i termini sembra essere stata dettata dalle condizioni di incertezza internazionale dovuta alla guerra tra Ucraina e Russia, con le relative conseguenze in termini di rincari su carburanti, materie prime ed energia. E che fa paura chi riesce a fatica ad arrivare a fine del mese.

Che cos’è la Pace fiscale e perché c’è più tempo per pagare le Cartelle esattoriali

(ANSA, Genova, LUCA ZENNARO)

Con “Pace fiscale” si fa riferimento lo strumento che consente al contribuente di pagare le cartelle esattoriali a rate usufruendo della cancellazione degli oneri accessori (come ad esempio more, sanzioni e interessi) e, in qualche caso, ad utilizzare dell’abbattimento di una quota importante del debito stesso. Per procedere il governo ha bisogno di circa un miliardo di euro. Soldi che il ministero del Tesoro sta rinvenendo. Con la proroga, la Commissione Bilancio del Senato ha fornito un assist a chi era in ritardo con i pagamenti della Rottamazione ter. La pace fiscale fa rimandare e le rate non pagate entro la fine dell’anno appena terminato, che potranno essere pagate entro il 30 aprile prossimo (qualora si riferiscano al 2020). Modifiche a tutti i termini, dunque per le rate in scadenza nel 2021 il termine arriva ad essere quello del 31 luglio 2022. E dunque: per le cartelle esattoriali in scadenza del 2022 la scadenza adesso diventa quella di novembre 2022. C’è da tenere il calendario sempre a portata di mano.

Adblock test (Why?)


Cartelle esattoriali, nuova rottamazione. Cosa devi sapere - iLoveTrading
Read More

Dal caro colazione ai costi record di pane e pasta: quanto sono aumentati i prezzi - Money.it

Sale il prezzo di pane e pasta. Costa di più anche la colazione al bar, con aumenti record per caffè e cornetto. L’inflazione galoppa e il costo dei prodotti che mangiamo quotidianamente continua a crescere a causa del caro bollette, ma anche dei prezzi più alti di carburante e materie prime.

I rincari per i prezzi di pane e pasta vengono confermati anche dai dati sull’inflazione di marzo rilasciati dall’Istat, così come dai numeri pubblicati dal Mise. L’allarme sui listini al dettaglio era stato lanciato da Assoutenti e ora viene confermato da questi primi dati.

L’andamento dei prezzi fa emergere come nelle varie città italiane per molti prodotti si registrino rialzi anche a doppia cifra. Ma quanto sono aumentati i prezzi di pane e pasta e quanto incide sulle tasche degli italiani il caro colazione?

Quanto aumenta il prezzo di pane e pasta in Italia

I dati Istat mostrano come a marzo il prezzo del pane sia cresciuto del 5,8% e quello della pasta addirittura del 13%. Il Mise fornisce invece i listini medi delle province italiane: le differenze sono importanti.

Parlando del pane a Terni l’aumento è stato quasi del 10%: da 2,22 euro al chilo a 2,44. A Cremona l’aumento è stato dell’8,4%, a Padova del 6%. Per la pasta gli incrementi sono anche più alti, soprattutto in Calabria. A Catanzaro un chilo di pasta passa da 1,22 euro a 1,41: +15,6%. A Reggio Calabria i costi salgono del 13%, a Cosenza del 12,5%.

Gli effetti del caro colazione: quanto costano caffè e cornetto

L’altro aumento è quello del costo della colazione al bar. Secondo la denuncia del Codacons il prezzo del caffè è nettamente salito negli ultimi mesi, anche a causa del caro bollette. Diversi gli incrementi registrati nelle varie città.

A Bolzano un caffè al banco costa ora mediamente 1,23 euro, il prezzo più alto in Italia. A Rovigo e Ravenna siamo a 1,20 euro, mentre in ben 25 città si supera l’euro e 10 centesimi. L’inflazione annua per bar e ristoranti è del 3,8%, se si confrontano i dati tra il settembre del 2021 e il febbraio del 2022.

Gli aumenti più alti per il costo della colazione si registrano a Pescara (+12%), Alessandria (+11,3%) e Ravenna (+9%). Il prezzo al bar scende invece solamente a Trento. Sempre per il caro colazione c’è un’altra ricerca che evidenzia l’aumento dei prezzi: è quella effettuata dall’Osservatorio nazionale di Federconsumatori per Adnkronos.

Il costo del caffè ha subito un aumento tra il 17% e il 18% in tutta Italia, da Nord a Sud. I prezzi sono più alti anche per il cappuccino, il cornetto, la spremuta, il tramezzino e persino l’acqua in bottiglia. Ormai il prezzo del caffè è stabilmente sopra un euro.

Il cappuccino ha un prezzo che è salito, con differenze tra le varie zone, dal 15% al 18%; per il cornetto l’aumento registrato è tra il 17% e il 19%. Per il cappuccino il costo medio nelle città arriva persino sino a 1,80 euro, mentre il prezzo più basso si registra a Roma (1,10 euro).

Il costo delle bottigliette d’acqua, invece, cresce addirittura del 45%, con il Sud e le Isole che fanno registrare ora prezzi uguali al resto d’Italia. In totale la colazione passa da un costo di 2,43 euro stimato nel 2021 ai 2,84 euro di oggi, ben 41 centesimi in più in pochi mesi. Calcolando questo incremento su base annua, parliamo di oltre 100 euro in più da sborsare rispetto al 2021 per la colazione al bar.

Adblock test (Why?)


Dal caro colazione ai costi record di pane e pasta: quanto sono aumentati i prezzi - Money.it
Read More

Stellantis: il futuro è nelle piattaforme Stla, ma non c'è solo l'elettrico - La Gazzetta dello Sport

Automotive News disegna la strategia del gruppo in questo momento di incertezza globale: i nuovi pianali modulari nascono principalmente per veicoli a batteria, ma possono anche supportare motori tradizionali

Gianluigi Giannetti

Le strategie del mondo dell'auto sono difficili da decifrare, almeno in tempi normali. La guerra in Ucraina è però solo l'ultimo evento destabilizzante di una catena che, andando a ritroso, comprende la crisi dei chip, la pandemia e il programma Fit for 55 con cui l'Unione europea vuole vincolare lo stop alla vendita di vetture a motorizzazione tradizionale entro il 2035. Ogni azienda automobilistica non può non avere molti piani di riserva, ma ormai è costretta a muoversi in uno scenario economico e politico che assomiglia ad uno slalom dove i birilli si spostano come tarantole. Per sopravvivere, la strategia deve venire allo scoperto. Ecco allora che la conferenza stampa di Carlos Tavares al termine di un incontro con i rappresentanti sindacali, a Torino lo scorso 31 marzo, ha fornito certamente  all'amministratore delegato di Stellantis l'occasione di ribadire la centralità delle fabbriche nel nostro Paese, ma a noi lo spunto per decifrare più precisamente le mosse per gruppo. In un resoconto quasi troppo lineare, la testata Automotive News Europe spiega invece che le nuove piattaforme Stla di Stellantis "sono state sviluppate principalmente per veicoli elettrici a batteria, ma possono anche supportare varianti di motorizzazione tradizionale a combustione, dove il mercato lo richieda”. Una frase che sembra contraddire quanto affermato dal gruppo negli ultimi nove mesi.  Non è così, anche se la novità è notevole.

variabile multienergia

—  

L'accelerazione impressa dalle istituzioni europee verso l'auto elettrica ha costretto negli ultimi anni i grandi gruppi automobilistici spesso ad una scelta che apparentemente non lasciava spazio ad errori. La nuova generazione di vetture a zero emissioni di grande diffusione sembrava cioè non poter nascere se non su piattaforme modulari concepite esclusivamente per questo scopo, e dunque pensate fin dall'inizio sulla base dei minori ingombri del motore elettrico, e poi con un abitacolo dal pavimento che non ospita organi meccanici, ma solo le batterie per il massimo dell'estensione possibile, centralizzando così il peso nella zona compresa tra le ruote anteriori e posteriori. Semplificando, è passato uno schema "nativo elettrico", ma dal quale evidentemente non si può ricavare una vettura con propulsore tradizionale o ibrido. Tra i maggiori player del mercato, il gruppo Volkswagen è stato il primo a seguire con estrema decisione questa strada, seguito da Renault. Entrambi puntano ad allargare entro il 2025 l'offerta di modelli anche alle più piccole citycar. Se però la direzione verso l'auto elettrica finora apparsa così netta dovesse subire dei rallentamenti, a pagare davvero sarebbe invece una strategia differente. Ad esempio, quella scelta realmente da Tavares, con le piattaforme Stellantis Stla annunciate finora solo per le loro possibilità in veste elettrica, ma come sottolinea ora Automotive News, evidentemente pronte a gestire qualsiasi deviazione o ritardo come un vantaggio, perché utilizzabili anche come base per una generazione intermedia di vetture a motorizzazione tradizionale. Sono cioè piattaforme multienergia. Ad una verifica su tutte le comunicazioni dell'azienda, Stellantis non l'ha mai ufficialmente negato.

obiettivi mobili

—  

Ciò che Stellantis ha comunicato in occasione dell'evento Ev Day l'8 luglio scorso è dunque una porzione del mosaico, quello elettrico. La piattaforma Stla Small consentirà a 500 km d'autonomia, la Medium 700 e la Large 800, mentre Stla Frame con telaio separato è destinata ai pick-up e garantisce ancora 800 km di autonomia. Le quattro piattaforme possono essere configurate per la trazione anteriore, posteriore e integrale con batterie comprese tra 37 e 200 kWh di capacità. “Prevediamo di raggiungere vendite annuali globali per cinque milioni di veicoli a batteria entro il 2030”. Questa le parole di Carlos Tavares comunicando il nuovo piano industriale Dare Forward 2030, il 1°marzo. d'altro canto, lo scorso ottobre il Country Manager di Stellantis in Italia, Santo Ficili, chiariva che le quattro piattaforme sono state disegnate con un grande livello di flessibilità e ciascuna di esse potrà supportare la produzione di 2 milioni di veicoli ogni anno”. Dunque esiste un margine di ameno tre milioni di vetture, non elettriche. Secondo poi quanto riporta Automotive News, il debutto della piattaforma Stla Small è previsto nei primi mesi del 2026 con il successore dell'attuale Suv compatto Jeep Renegade. Dal canto suo, Stla medium farà il suo ingresso sul mercato nel 2024 con un crossover di taglia grande a marchio DS, mentre Stla Large si presenterà con una nuova “performance muscle car” firmata Dodge nel 2024, per altro stesso anno in cui la piattaforma Stla frame sosterrà il lancio di un nuovo pick-up targato Ram. Tutto questo, evidentemente, con una grande possibilità di riallineare la produzione di vetture a motorizzazione tradizionale in base ad ulteriori cambiamenti di scenario, finora non favorevoli all'elettrico.

Adblock test (Why?)


Stellantis: il futuro è nelle piattaforme Stla, ma non c'è solo l'elettrico - La Gazzetta dello Sport
Read More

Tim in Borsa chiude a +2,2% in attesa offerta Kkr su Sparkle - Ultima ora - Ansa.it - Agenzia ANSA

Tim chiude tonica in Borsa e indossa la maglia rosa nel listino principale, in attesa dell'offerta di Kkr per Sparkle e il dossier su N...